IN OGNI CASO EUROPA È MORTA E NEANCHE EURO SI SENTE TROPPO BENE
LA GRECIA DOPO IL REFERENDUM
di GianPaolo Bazzani, AD Saxo Bank Italia
La democrazia funziona quando a decidere sono in due e uno è malato (Winston Churchill)
Questo disse Churchill, incomparabile statista almeno quanto estensore di immortali aforismi, e ben si addice alla attuale situazione europea. Ora, sarebbe facile rispondere che peccato che il malato (la Grecia) contagi anche il sano (l’Europa, qui sul sana ho qualche dubbio) e la malattia dilaghi sulla popolazione (di questo sono certo), ma cerchiamo di essere costruttivi e proviamo a dare una lettura ottimista al dopo – referendum.
POLITICA
La Grecia non ha una rilevanza economica in Europa, ha cercato comprensibilmente di conquistarne una politica. Un Referendum è sempre legittimo ma questo era rilevante solo ai fini della politica interna. Ora Tsipras è più forte all’interno e potrà tornare al tavolo negoziale con minori timori di perdere la leadership del suo paese. La sua posizione nei confronti dei creditori non è cambiata ma probabilmente avrà maggiore autorevolezza per sottoscrivere un accordo e farlo digerire ai Greci. Nel frattempo Tsipras sacrifica Varoufakis (captatio benevolentia). Il rischio politico è che, dopo aver trascinato l’Europa verso macroscopici errori, la Germania si arrocchi su posizioni oltranziste e costringa l’Europa a lasciare sola la Grecia. Questo sarebbe un disastro umanitario e il disfacimento della aggregazione europea. In ogni caso l’Europa è morta e anche l’euro non si sente troppo bene.
ECONOMIA
Se la BCE non finanzia le banche greche, queste saranno fallite entro venerdì e con esse fallirà il paese. La BCE non può finanziare un paese fuori da un programma di aiuti. Oggi sarà annunciato che la Grecia è ancora sottoposta ad un programma di sostegno così la BCE potrà finanziare le banche elleniche. Entro 1 mese sarà annunciato il parziale consolidamento del debito greco. Con un gergo il più tecnico e oscuro possibile si sposterà in avanti il termine del pagamento, di fatto un consolidamento a 20/30 anni almeno (ne servirebbero 100); ricordarsi che il FMI per il principio mutualistico a cui si ispira non può cancellare il proprio credito e quindi sarà l’unico creditore interamente rimborsato. l’Italia perderà almeno 10 miliardi. Nessun politico europeo si dimetterà prendendosi la responsabilità di aver finanziato con centinaia di miliardi un paese che era fallito da quattro anni. E che la Grecia fosse fallita ce lo hanno detto i greci stessi che in questi anni hanno ritirato i propri risparmi per spedirli all’estero (depositi bancari passati da 240 miliardi di euro a circa 120)
FINANZA
Oggi apertura molto debole per le borse e volatilità per le prossime settimane.
Lo spread salirà di 20/50 punti base. Ci sarà una possibile carenza di liquidità sul mercato dei bond di Italia, Spagna e Portogallo (questo potrebbe far scappare gli Hedge Funds). Il rischio “contagio” è limitato a paesi come Bulgaria e Ungheria perché legate alle banche greche. L’euro si indebolirà inizialmente per poi consolidarsi. Le grandi banche europee sono sotto tensione e, ironia della sorte, tra le più colpite ci sarà Deutsche Bank. Entro un mese, questo rimane lo scenario base, le borse europee festeggeranno l’accordo dove la Grecia potrà ricevere il beneficio di una riduzione del debito (utile soprattutto a Tsipras sul fronte interno) e a sua volta si impegnerà sulle riforme. In fondo, lo stesso Churchill disse che il successo è l’abilità di passare da un fallimento all’altro senza perdere l’entusiasmo.
Breaking news
Il Nikkei chiude in ribasso del 2,73% a causa del calo delle azioni Alphabet, alimentando timori sugli investimenti in intelligenza artificiale. Nonostante la perdita settimanale, l’indice ha guadagnato lo 0,7% rispetto alla settimana precedente. Il Topix scende dell’1,05%, mentre il Nikkei ha subito un calo dell’8% mensile, influenzato dal KOSPI sudcoreano e dal settore tecnologico.
Gli Stati Uniti impongono dazi tra il 10% e il 12,5% su importazioni da 60 economie, dopo un’indagine sulle pratiche di lavoro forzato nelle catene di fornitura. I prodotti di Messico, Regno Unito, Canada e India subiranno tariffe al 10%, mentre quelli dell’Unione Europea, Taiwan, Giappone, Svizzera e Corea del Sud saranno colpiti fino al 12,5%. Le nuove tariffe entreranno in vigore a partire dalle 12:01 ora di New York, con alcune esenzioni per merci già in transito.
Volkswagen ha rivisto al ribasso le sue aspettative di fatturato per l’anno, prevedendo un calo fino al 3%. La casa automobilistica affronta difficoltà in Cina, dove i produttori locali dominano il mercato dei veicoli elettrici. Nonostante il calo del 37% nelle consegne di gruppo in Cina nei tre mesi fino a giugno, Volkswagen prevede un miglioramento dei profitti nella seconda metà dell’anno, sostenuto dalla domanda dei nuovi modelli compatti elettrici.
Poste Italiane ha registrato ricavi record di 6,8 miliardi di euro nel primo semestre 2026, grazie a una crescita in tutte le aree di business. L’utile netto è aumentato del 4%, mentre la raccolta netta nei prodotti di investimento ha raggiunto 2,7 miliardi di euro. La strategia aziendale è stata ulteriormente rafforzata con un nuovo accordo per la distribuzione del risparmio postale e un focus sull’intelligenza artificiale.