Melegatti: fondo maltese vuole salvarla ma serve sì dei lavoratori

9 novembre 2017, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Natale si avvicina ma forse quest’anno i lavoratori di Melegatti non festeggeranno con il pandoro. L’azienda dolciaria veronese che nel 1894 brevettò il pandoro, un panettone senza canditi e con più burro, sta attraversando una pesante crisi finanziaria e sta tentando l’ultima strada possibile per evitare il fallimento. Melegatti ha già dovuto chiudere i suoi stabilimenti per via dell’impossibilità di pagare i fornitori.

Il cda del gruppo Melegatti ha deliberato all’unanimità dei soci la richiesta di concordato preventivo con l’obiettivo di consentire ai nuovi  potenziali investitori di mettere sul piatto subito sei milioni per far ripartire la produzione. Tra gli investitori in pole position il fondo maltese Abalone. Il ricorso al tribunale, si legge nel documento presentato dalla Melegatti, consente di provare a “ristrutturare i debiti” e varare una “transazione fiscale” per rimettere in sesto i conti.

Dal fondo maltese per ora nessun commento. Il piano salva Melegatti dovrà ottenere l’ok dei giudici e dei sindacati e subito dopo un Commissario indipendente deve certificare i conti del gruppo prima di dare l’ok alla riapertura degli impianti. Si ipotizza una produzione di un milione e 750mila unità tra pandori e panettoni, per poi puntare sulla successiva campagna pasquale che verrebbe finanziata appunto con i restanti 10 milioni del business plan.

Il piano è condizionato anche all’accettazione da parte dei lavoratori che sono senza stipendio da agosto. Se tutto andrà secondo i piani dovrebbero ricevere subito lo stipendio di novembre appena partirà la produzione mentre la busta paga di dicembre dovrebbe essere pagata il primo del mese. Per gli arretrati invece i tempi saranno molto più lunghi.

 

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