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Meno Apple e Amazon in portafoglio, più fiducia nell’editoria digitale. Berkshire Hathaway torna a investire nel settore dei media con l’apertura di una nuova posizione nel The New York Times.
È quanto emerge dai filing 13F depositati alla Sec, i documenti che riportano le partecipazioni detenute dai grandi gestori professionali alla fine di ogni trimestre, relativi al portafoglio a fine 2025. Si tratta dell’ultimo periodo contabile sotto la guida diretta di Warren Buffett come amministratore delegato, prima del passaggio del timone a Greg Abel.
Apple resta centrale, ma la partecipazione scende ancora
Nel dettaglio, il conglomerato con sede a Omaha ha ridotto del 4,3% la propria esposizione nel produttore di iPhone, portando il valore della partecipazione a circa 61,96 miliardi di dollari. Nonostante il taglio, Apple rimane di gran lunga la prima posizione del portafoglio azionario.
Il ridimensionamento non è episodico: si tratta del terzo trimestre consecutivo di vendite. La partecipazione, il cui valore aveva superato in passato i 170 miliardi di dollari, è ormai sensibilmente più contenuta.
Il contesto di mercato offre alcune chiavi di lettura. Il titolo Apple ha registrato nel 2025 il terzo anno consecutivo di rialzo, ma con una performance inferiore all’indice S&P 500. L’avvio del 2026 è stato più debole, con il titolo in flessione e una delle peggiori sedute dall’aprile 2025.
Resta aperto il dubbio se il ridimensionamento rifletta semplicemente esigenze di riequilibrio del portafoglio o una valutazione più severa sui multipli del gruppo tecnologico. In passato Buffett ha più volte sottolineato di considerare Apple come una società di beni di consumo con un marchio estremamente potente, piuttosto che una pura azienda tech.
L’ingresso nel New York Times: una scommessa sui ricavi ricorrenti
Se il lato delle vendite racconta prudenza, quello degli acquisti evidenzia un segnale strategico preciso. Berkshire ha avviato una nuova posizione da circa 351 milioni di dollari nel New York Times, pari a poco più di 5 milioni di azioni e a una quota superiore al 3% del capitale. Per molti osservatori si tratta di un ritorno sorprendente all’editoria, settore che Buffett aveva progressivamente abbandonato negli anni scorsi. Nel 2019, Buffett aveva liquidato l’editoria tradizionale definendola senza futuro e vendendo tutte le testate Berkshire (incluso il Buffalo News) a Lee Enterprises per 140 milioni.
Ma il contesto è cambiato. Secondo analisi diffuse da eToro, il gruppo editoriale americano non è più solo un giornale tradizionale: è una piattaforma digitale globale fondata su abbonamenti ricorrenti, pricing power e brand consolidato. Con quasi 13 milioni di abbonati e ricavi digitali superiori ai 2 miliardi di dollari annui, il modello di business presenta margini operativi robusti e un’elevata fedeltà degli utenti.
In questa prospettiva, l’investimento appare coerente con la storica preferenza di Buffett per imprese capaci di generare flussi di cassa prevedibili e difendibili nel tempo. Non tanto una scommessa sulla carta stampata, quanto su un ecosistema di contenuti digitali a ricavi ripetibili.
Un portafoglio in transizione e una liquidità record
Il riassetto non riguarda solo Apple. Berkshire ha ridotto Amazon di oltre il 77%, da circa 10 milioni di azioni a circa 2,3 milioni, per un controvalore di circa 1,7 miliardi di dollari venduti.
“Come per il New York Times, anche qui è interessante ricordare come Amazon, acquistata per la prima volta nel 2019 quando Buffett ammise che non comprare prima era stato un errore, non è mai stata una posizione core (rappresentava infatti prima lo 0,82% del portafoglio ed oggi è sceso allo 0,19%). Tuttavia, la dimensione del taglio segnala una chiara presa di profitto, con l’ultimo massimo storico del titolo datato 3 novembre, e mette in luce un tema che spaventa il mercato: la corsa ai CapEx. Amazon, infatti, si posiziona come infrastruttura di base per l’AI, con un piano di spesa aggressivo, circa 200 miliardi nel 2026 dopo i 129 miliardi del 2025, che supera persino quello di Google e Microsoft” conclude Gabriel Debach, market analyst di eToro.