Giovani e scelte finanziarie: generazione prudente ma aperta al rischio

8 Dicembre 2020, di Ilaria Sangregorio

Articolo di Francesco Raul Gabriele, consulente finanziario di Vasto (Abruzzo)

 

Spesso leggiamo e sentiamo parlare dei “ragazzi” di oggi, una generazione del tutto svogliata, poco interessata al lavoro, senza obbiettivi personali e totalmente indifferente alle proprie finanze. È davvero così? Per una volta tralasciamo numeri, grafici e dati vari e fermiamoci a riflettere effettivamente su come si stia evolvendo il mondo e capire se da vagliare sia la vecchia generazione o quella attuale tanto criticata.

Quando si parla del futuro di figli, amici o coetanei si va sempre ad identificarli, che siano essi Generazione X, Millennials o Generazione Z. Cercando risposta alle solite domande, chi saranno più ricchi? Chi avrà uno stile di vita migliore? Chi si troverà meglio nel mondo del lavoro? Senza considerare se hanno effettivamente bisogno di questa apprensione da parte di chi li circonda.

I ragazzi di oggi –  tra di 18 e 30 anni – sono consapevoli delle difficolta che la vita le ha preservato. Gli basta sbloccare il proprio smartphone per imbattersi in centinaia di articoli o post che li aggiornano costantemente sull’attuale situazione economica-finanziaria.

QUALE APPROCCIO HANNO CON LE BANCHE E LE LORO FINANZE?

Un’indagine condotta da Kruk, ha messo a confronto conoscenze e abitudini delle diverse generazioni, ovvero: Generazione X (nati tra il 1965 e il 1980), Millennial (nati tra il 1981 e il 1995) e Generazione Z (nati tra il 1996 e il 2010), si è dimostrato che sono proprio i giovanissimi quelli più attenti al denaro e informati sul mondo finanziario. Infatti, proprio i giovani della Generazione Z affermano di tenere sotto controllo tutte le loro spese, quindi, giovanissimi sì ma preparati e coscienziosi, che tengono sotto controllo le proprie finanze e hanno buona conoscenza dei metodi e degli strumenti di risparmio.

Sempre dall’indagine condotta da Kruk, emerge che il 42% degli appartenenti alla Generazione Z ha aperto personalmente il proprio conto corrente ed è consapevole dell’esistenza di prodotti di investimento. Questa loro attenzione al denaro li ha indotti, anche se indirettamente, un passo avanti rispetto alle generazioni precedenti: hanno ignorato le “banche tradizionali” a causa dei costi che presentano, aprendosi fortemente alle ‘’banche digitali’’ visti i conti correnti a zero spese. Bisogna ricordare, che questa generazione è cresciuta sui social, passando da un App all’altra, abituata ad acquisti con un ‘’click’’e mantenere nel tempo i propri rapporti sociali in digitale. Per questo l’home banking e le rispettive App, fornite da queste ‘’banche digitali’’, tanto viste da nonni e genitori come una complicazione o un vero e proprio muro tra loro e i propri capitali, per la nuova generazione è totalmente l’opposto! Vogliono poter fare tutto, bene e subito, per questi giovanissimi l’home banking, dunque, non è altro che una medesima piattaforma con cui comunicare, esattamente come vogliono.

Sembrerà strano, ma è proprio questo forte rapporto con i social, tanto criticato, che spinge i giovani ad una buona gestione delle loro finanze; i social si sono talmente evoluti che ora non è solo possibile comunicare con l’amico di infanzia ma anche con community finanziarie, che variano da colossi del credito a gruppi di appassionati o analisti, che sui social fanno cultura, quella cultura finanziaria che da sempre manca al nostro Paese.

I giovani sono curiosi, ma soprattutto scrupolosi; una volta imbattutosi in un post che possa essere di un qualsiasi motivatore finanziario o di un fondo di investimenti, si informano, leggono, ne parlano con amici e se convinti, cercano la strada giusta da intraprendere. Non entrano in una qualsiasi banca (di un paese o città che sia), non hanno voglia di mettersi in fila per poi chiedere di qualcuno con cui parlare dei propri risparmi, non fa per loro! Piuttosto, è più probabile che in un’ora prima dal proprio divano o addirittura in tram hanno controllato i loro movimenti bancari e fatto un bonifico comodamente da app mentre avevano in cuffia il loro artista preferito.

Inconsciamente si mettono in contatto con chi parla la loro stessa lingua, ovvero quei soggetti che comunicano anch’essi attraverso social, stiamo parlando di giovani Personal Financial Advisor, banche e società di gestioni patrimoniali sempre online. Questo accade, perché è esattamente come piace a loro: facile, veloce e diretto…ma soprattutto amano avere con l’interlocutore una comunicazione equa, questi senza l’adozione di vocaboli tecnici bensì attuali.

Come già accennato, questi ragazzi sono scrupolosi con i propri risparmi, prima di decidere come e dove destinarli, vogliono capire perfettamente l’intero meccanismo, il metodo di investimento, il prodotto utilizzato, i costi, l’orizzonte temporale necessario, i rendimenti nei diversi scenari, cosa più importante, il monitoraggio che possono avere sull’andamento e l’accesso di quelli che sono i loro risparmi.  La chiave di tutto ciò, però è sempre la stessa, che siano giovani o adulti, la fiducia. I ragazzi non prendono decisioni solo sulla base di ciò che l’intermediario finanziario gli prospetta ma vanno ad informarsi autonomamente sui libri che meglio conoscono, su internet, e solo quando le due cose conciliano sono pronti ad agire e fidarsi del intermediario finanziario per la gestione delle loro finanze.

 

COME E DOVE INVESTONO I PROPRI RISPARMI?

I giovani non hanno a disposizione grandi capitali, di conseguenza il loro obbiettivo e quello di far aumentare il proprio denaro nel tempo. Principalmente sono due i metodi di investimento per i quali optano: piani di accumulo o fondi pensione.

Per i fondi pensionistici complementari bisogna ammettere però, che non c’è una grande adesione da parte dei ragazzi perché la logica di poter utilizzare quei capitali solo dopo l’età pensionistica, tolti i diversi scenari che possono presentarsi nel mentre, li spaventa! Hanno una visione di utilizzo del capitale a più breve scadenza.

Sono invece molto predisposti ad iniziare un piano di accumulo, perché quest’ultimo gli permette poco alla volta e in base alla loro situazione finanziaria di mettere da parte dei risparmi per un obbiettivo futuro; altresì è corretto dire che tra i principali obbiettivi emergono spesso e volentieri desideri come: auto nuova, abiti e accessori di lusso o vacanze (seppur oggi la pandemia ha stravolto questi obbiettivi convergendo l’attenzione in eventuali imprevisti e spese mediche).

La peculiarità che è importante sottolineare, è che la generazione di oggi, a differenza della precedente non è ancorata al concetto di tasso di interesse. In un contesto finanziario come quello attuale, caratterizzato da tassi prossimi allo zero, i giovanissimi sono molto più predisposti ad entrare su prodotti finanziari di tipo azionario, con un orizzonte abbastanza lungo, mentre fanno ancora molta fatica e ancor di più hanno paura le generazioni passate. Questo credo si debba dare il merito non solo a chi va a seguire professionalmente i giovani-risparmiatori, ma anche a chi per piacere o ritorni economici va a fare cultura finanziaria sulle piattaforme che questi ragazzi giornalmente consultano.

Ultimamente si sta associando ai giovani-risparmiatori, l’interesse e l’utilizzo di investimenti ESG, ovvero sostenibili. Da svariate analisi elaborate si rileva che i ragazzi sono più predisposti a investire in prodotti ESG rispetto alle generazioni passate. Ma attenzione, si sta parlando di risparmi, risparmi di ragazzi che serviranno a costruire il proprio futuro. Con quest’ottica un ragazzo andrà ad investire sempre nel prodotto finanziario a lui adeguato e correlato alla situazione economica-finanziaria. Più che chiedersi se i ragazzi siano predisposti ad investimenti ESG, il che è abbastanza chiaro, sarebbe giusto chiedersi se è predisposto il mercato.

 

QUESTA PANDEMIA HA PORTATO DEI CAMBIAMENTI?

La pandemia che quest’anno ha colpito tutti, in realtà, dal punto di vista operativo-bancario non ha assolutamente penalizzato i ragazzi e tutti coloro oramai adeguati al digitale, bensì ne hanno risentito fortemente solo le generazioni legate alle ‘’banche tradizionali’’. Considerando invece, l’attività di risparmio da parte dei giovani, quello che è accaduto e la velocità con cui si è presentato ha colto tutti di sorpresa, portando i ragazzi a capire l’importanza di farsi trovare pronti (economicamente parlando) ad eventuali e svariati imprevisti, accelerando ancora di più il processo e l’utilità del risparmio nonché di un approccio digitale all’attività bancaria.

 

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