Calcio e finanza: due mondi tanto vicini, quanto lontani

20 Ottobre 2022, di Redazione Wall Street Italia

di Davide Boero e Pietro Cesareo*

L’industria del calcio vale 25 miliardi di euro in Europa, di cui 3,6 miliardi in Italia: milioni di professionisti, anche molto giovani, si affacciano a questo mondo e sono travolti da questo colosso che, se da una parte, promette e garantisce enormi guadagni nel corso dell’attività, dall’altra, lascia, senza preavviso, in panchina i calciatori che, a causa di un infortunio inaspettato o del mancato decollo della carriera, si ritrovano da un giorno senza la maglia e, al contempo, senza un adeguato supporto economico.

I numeri parlano chiaro: secondo una ricerca di Lombard International Assurance, in Europa quattro calciatori su dieci sono a rischio indigenza entro cinque anni dal ritiro; nel Regno Unito si registra una media di sei giocatori su dieci.

Eccezion fatta per i calciatori di serie A e qualcuno di serie B, secondo quanto riportato dall’Associazione Italiana Calciatori (AIC), l’assegno mensile per un calciatore in pensione è di circa 1.500 euro. Eppure, nessuno si preoccupa del fine carriera.

Tutto ciò senza contare che a causa dell’emergenza epidemiologica Covid-19 e della crisi economica che ne è derivata, le società si sono viste costrette ad un taglio degli stipendi dei calciatori (e dei dipendenti che lavorano nell’ambito calcistico).

Per queste ragioni, ogni neofita o professionista alle prime armi dovrebbe necessariamente procedere ad una pianificazione finanziaria adeguata e strutturata per i calciatori professionisti sin dai primi anni di carriera, specie considerato che quest’ultima sarà comunque decisamente più breve di quella di un lavoratore medio.

Calcio e previdenza

Dal punto di vista previdenziale, i calciatori professionisti sono assimilati, a tutti gli effetti, ai lavoratori dipendenti e come tali versano annualmente i contributi ad un fondo di categoria, il Fondo Pensione Calciatori Professionisti.

Questo comporta che l’età pensionabile sia molto più in là rispetto all’effettivo fine carriera di un calciatore: nello specifico per i calciatori, salvi casi particolari di pensionamento anticipato, è 54 anni.

Tutte queste considerazioni rendono palese la necessità di una pianificazione adeguata e strutturata sulle esigenze di ogni singolo individuo sin dai primissimi anni della carriera, in modo da poter esser pronti a fronteggiare eventi imprevisti come la pandemia e come la brevità della carriera di un calciatore.

Da un punto di vista prettamente finanziario si rende sempre più necessaria la diffusione di una cultura in materia, di una cosiddetta “educazione”.

Secondo l’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) per educazione finanziaria si intende un “processo di miglioramento della comprensione dei concetti e degli strumenti finanziari”.

La finalità principale è quella di comprendere opportunità e rischi in termini di gestione finanziaria e investimenti, affinché risparmiatori, consumatori e investitori possano compiere scelte informate e consapevoli, per proteggersi dai rischi.

In termini pratici, si dovrebbero rendere i professionisti del mondo calcistico più consapevoli in merito alla gestione del proprio patrimonio, requisito essenziale per la prosperità e il raggiungimento di obiettivi finanziari. La cultura finanziaria, infatti, prevede di:

  • conoscere gli strumenti finanziari esistenti;
  • essere informati sui prodotti finanziari e le opportunità presenti;
  • avere un’adeguata percezione dei rischi finanziari;
  • poter compiere scelte corrette di risparmio e investimento;
  • riconoscere le truffe ed essere coscienti dei propri diritti in ambito finanziario.

Tutte queste lacune in materia di investimenti sono riscontrabili nella maggior parte della popolazione, ma con particolare concentrazione nel mondo del calcio. Saranno i numeri decisamente più importanti o lo scalpore che fanno i nomi degli investitori, ma tutte le operazioni compiute da gente che lavora nel settore calcistico godono di particolare risonanza mediatica e raramente di esiti positivi.

In risposta a queste esigenze nasce il servizio di Football Wealth Management di Azimut, dedicato ai calciatori professionisti.

L’obiettivo è quello di far fronte, con diverse soluzioni facilmente personalizzabili in base alle esigenze del calciatore, a tutte queste problematiche.

Attraverso il nostro team, composto da Pietro Cesareo e Davide Boero, offriamo la possibilità a emergenti o consolidati calciatori di poter accedere ai servizi di pianificazione e gestione reddituale. In questo modo potremo assistere il professionista per tutto ciò che riguarda la gestione delle proprie finanze: dagli investimenti esclusivi riservati ad un cerchio ristretto di persone ai servizi di investimento classici, dalla parte assicurativa a quella previdenziale, con focus sia sulla parte di preservazione e incremento del patrimonio che a quella legata ai vantaggi fiscali.

 

 

*Pietro Cesareo, è un consulente finanziario di Azimut Capital Management, dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza all’Università Statale di Milano, si è specializzato nel ramo sportivo e calcistico ottenendo un master presso le università di Parma e San Marino. Davide Boero è consulente finanziario in Azimut Capital Management, laureato in economia e commercio nel 2018 e in mercati finanziari nel 2020 presso l’Università degli studi di Genova.