Accettare il rischio per costruirsi un futuro

12 Maggio 2022, di Redazione Wall Street Italia

di Francesco Cambi, consulente finanziario

Non ci sono scorciatoie semplici, né facilitazioni, né chi scelga per noi. Ci possono essere solodei buoni consigli che ci insegnino a prendere in mano e a guidare il nostro destino

 

Potrei correre dei rischi in cerca di potenziali rendimenti accettando anche in estremo l’idea del fallimento o potrei abbassarli fino ad azzerarli, accontentandomi, fino a non muovermi dal mio punto di partenza?

Questa domanda segna in genere l’inizio di un processo di scelta verso un certo tipo di imprenditoria, verso la pianificazione ambiziosa del futuro oppure verso una chiusura volta a proteggere lo status quo. Diventare imprenditori, così come passare da risparmiatori a investitori, costa perché qualsiasi risultato che si voglia ottenere nella vita ha un prezzo.

Possiamo scegliere tra una “Pillola rossa”, ossia accettare il rischio in ciò che gli evoluzionisti chiamano “slancio vitale”, uno spirito imprenditoriale che nel mercato finanziario si traduce nella forbice delle oscillazioni da sopportare intorno alle medie di rendimento. Oppure possiamo non accettare il rischio e prendere la “Pillola azzurra”, illudendoci che quella linea apparentemente retta, in quanto scevra da rischi, non presenti oscillazioni di sorta. Solo quando sarà troppo tardi probabilmente scopriremo che il costo della “non pianificazione” e della non accettazione del rischio è una sentenza di impoverimento del capitale finanziario, sociale e umano.

 

La necessità di un’etica rivolta al futuro

Quando eravamo piccoli i nostri genitori ci aiutavano ad affrontare gli impatti con la realtà guidandoci nelle scelte. Una volta diventati adulti abbiamo iniziato a farlo di testa nostra, fissandoci obiettivi, costruendo il nostro cammino passo dopo passo, ostacolo dopo ostacolo. Facendo questo ci scontriamo con le nostre debolezze provando a renderle meno fragili, trasmettendole poi come esperienza ai giovani. Oggi purtroppo siamo di fronte troppo spesso a fallimenti nel mondo delle nuove generazioni. Negli ultimi 10 anni in Italia sono mancate all’appello quasi 156mila imprese giovanili: persa un’impresa su quattro (Indagine Unioncamere-InfoCamere sulla nati-mortalità delle imprese).

Forse è mancata loro una guida, un passaggio adeguato di formazione e di informazione o forse, di responsabilità. Forse ciò che è mancato è la trasmissione di un’etica volta al futuro, a quella ricerca della felicità che si può trovare solo nella fatica, nel coraggio delle proprie idee e del proprio lavoro e che si fonda sul rischio del fallimento. La situazione è in realtà ancora più grave: oggi in Italia un giovane su quattro non studia, né lavora, né cerca lavoro. Con un neologismo vengono soprannominati “neet”, i 15-34enni non occupati e fuori da ogni percorso formativo o di studio. Inoltre, 13,5% dei giovani abbandona prematuramente la scuola, uno dei valori più elevati in Europa. Se la spinta di un paese dipende dalle nuove generazioni, l’assenza di questa “spinta vitale” evoluzionistica diventa evidentemente una delle più gravi emergenze sociali che dobbiamo affrontare.

 

Il progetto Officina Futuro

Il mio progetto “Officina Futuro” parte proprio da queste osservazioni e coinvolge direttamente il ruolo, prima di tutto sociale, del consulente finanziario. Ha come obiettivo non solo quello di “fare impresa”, ma di farlo in maniera sostenibile. Ecco che il concetto di sostenibilità va traslato, a mio avviso, nella vera nostra missione: quella di guidare i clienti in molte delle scelte più importanti della loro vita, finanziaria e non. In questo caso il concetto è strettamente legato al tema del benessere finanziario, aziendale, familiare.

I giovani cercano in noi un mentore in grado di essere al tempo stesso saggio, lungimirante, paziente; un coach che li sprona a non commettere certi errori comportamentali, ma anche un amico e un dinamico compagno di viaggio in grado di semplificare la complessità finanziaria e renderla alla portata di tutti. “Officina Futuro” è un percorso dedicato ai giovani ambiziosi, coraggiosi, futuri professionisti, imprenditori, manager di domani, ma che prima di tutto credono nella crescita del proprio valore e dell’investimento su loro stessi. Con questi giovani, attraverso video pillole, appuntamenti dedicati, caffè finanziari, newsletter e gruppi broadcast sto cercando di fare il salto e accompagnarli in quello “slancio vitale” fatto di rischi da conoscere e affrontare, mercati asimmetrici e imperfetti, di tempi quasi mai brevi e di investimenti prima di tutto nel loro capitale umano. Quell’investimento che, se ben strutturato e di qualità, non potrà mai venire meno. L’idea è di partire dal benessere personale per creare benessere sociale, finanziario ed economico.

Le difficoltà sono molte perché poggiano su gap di conoscenze, illusioni di facilitazioni e scorciatoie, un linguaggio dell’informazione spesso poco trasparente, ma anche su una visione “protettiva” radicata nelle famiglie: la “Pillola azzurra”. La chiave di tutto credo sia quel passaggio mancato tra uno Stato, una famiglia che protegge dagli errori, dalle delusioni, dal fallimento, che ha paura della crisi, del cambiamento e di perdere certi privilegi e un Darwinismo 2.0 che si fonda sul concetto di “antifragilità” di N.N. Taleb. Dobbiamo accettare di non poter controllare il futuro e azzerare l’incertezza e che anzi proprio l’incertezza, così come le oscillazioni nei mercati, rappresenta un’opportunità. Il robusto, il resiliente, sopporta gli shock e ha la forza di rimanere uguale a sé stesso, come la quercia. Mi domando però se rimanere uguale a sé stessi in un mondo che cambia ed evolve sia davvero un vantaggio o sia solo l’insegnamento di una generazione che ha saputo in passato adattarsi a un contesto che allora era nuovo e “rischioso”. Magari proprio perché certe “protezioni” gli erano negate.

 

Questo articolo fa parte di una rubrica del magazine Wall Street Italia di aprile dedicata ai consulenti finanziari che vogliono raccontare le loro esperienze e iniziative professionali. Se siete interessati a pubblicare una vostra storia scriveteci a: [email protected]


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