Un’estate di tasse e il Def rischia di essere riscritto a settembre

28 Luglio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Ieri anche il presidente del Consiglio ha escluso, in un’intervista al quotidiano Avvenire, una manovra aggiuntiva nel 2014. Lo stesso Matteo Renzi non ha negato però che il Prodotto interno lordo crescerà meno del previsto anche se, ha aggiunto, «non è una peculiarità italiana, ma di tutta l’eurozona». La situazione, ha concluso, è incerta, difficile da interpretare, «non c’è un temporale, ma non c’è neanche il sole: è un po’ come questa estate». Vediamo allora di mettere insieme le tessere di questo puzzle a sorpresa.

La crescita che non c’è

È la grande assente. Il quadro che si sta delineando per il governo è l’opposto di quello atteso: un Pil che nel 2014 si avvicinerà più allo zero che all’1%. La correzione delle stime iniziali che vedevano il Prodotto interno lordo in aumento dello 0,8% avverrà a settembre ma non in aumento, come sperava il governo ad aprile quando varò il bonus da 80 euro, ma in forte riduzione.

Magari non fino allo 0,2% stimato dalla Banca d’Italia, ma probabilmente la nuova previsione non supererà il mezzo punto: i calcoli verranno fatti dopo il 6 agosto quanto l’Istat diffonderà il dato sull’andamento del Pil nel secondo trimestre. Un Pil più basso determinerà un peggioramento dei saldi di finanza pubblica. Il deficit, ora previsto al 2,6% del Prodotto interno lordo, si avvicinerà al 3%, limite invalicabile secondo le regole europee.

Il debito pubblico salirà oltre il 134,9% del Pil e se nel 2015 non verrà ridotto, l’Italia rischierà l’apertura di una procedura europea per debito eccessivo. Problemi ci saranno anche sul fronte del cosiddetto «pareggio strutturale di bilancio», che l’Italia prevede di conseguire nel 2016 e che verrà messo a rischio dalla stagnazione del Pil.

Qui la Commissione europea potrebbe contestare il mancato rispetto del Fiscal compact e chiedere un rafforzamento della manovra 2015 che, a bocce ferme, si annuncia già tra i 20 e i 25 miliardi. Il governo si difenderà dicendo che lo stesso Fiscal compact prevede che il pareggio di bilancio sia al netto del ciclo economico, e non c’è dubbio che esso sia peggiorato.

L’inflazione zero virgola

È l’altra grande assente. Sembra strano doversi lamentare del fatto che i prezzi non aumentino, ma secondo gli esperti e lo stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, ci sono buone ragioni per farlo. È vero il potere d’acquisto dei consumatori beneficia dei prezzi fermi. Ma i conti pubblici peggiorano e ciò può determinare manovre che alla fine verrebbero pagate sempre dai cittadini.

Certo nessuno vuole prezzi galoppanti, ma se l’inflazione fosse non lo 0,3% come a giugno, ma più vicina al 2% considerato dalla Banca centrale europea il livello da non superare, il Pil nominale ne risulterebbe aumentato e ne beneficerebbero i tassi d’interesse reali (cioè al netto dell’inflazione) pagati sul debito. La stessa Bce, un paio di settimane fa, ha detto che con le misure di politica monetaria espansiva lanciate a giugno i tassi di inflazione aumenteranno progressivamente «in prossimità del 2%». Padoan aspetta fiducioso.

Privatizzazioni al palo

La vendita di aziende pubbliche è la terza grande assente. Questa volta per responsabilità prevalentemente italiane. Qui il governo è oggettivamente in affanno.

Il Def, Documento di economia e finanza, prevede infatti che da questa voce debbano entrare circa 11 miliardi di euro l’anno (lo 0,7% del Pil) già dal 2014, che dovrebbero andare a riduzione del debito. Il Consiglio dei ministri ha avviato con due Dpcm il processo di privatizzazione del 40% di Poste e del 49% di Enav, l’ente di assistenza al volo.

Da queste due operazioni dovevano arrivare 5-6 miliardi (di
cui 4-5 dalle Poste), ma almeno per le Poste lo slittamento al 2015
è sicuro. I mercati si interrogano. Ieri il quotidiano della City, il Financial
Times, ha sottolineato il ritardo delle privatizzazioni, sul
quale ha pesato anche la deludente operazione Fincantieri,
dove l’incasso è stato di appena 350 milioni di euro contro i 600
previsti. È vero, la scorsa settimana Padoan, in missione a Pechino,
ha annunciato un accordo per la cessione alla cinese State Grid del 35% di Cdp Reti, la società della Cassa depositi e prestiti nata per controllare Snam
(gas) e Terna (trasmissione dell’energia).

Dall’operazione dovrebbero entrare due miliardi. Ma, come dice anche il Financial Times, per conseguire l’obiettivo degli 11 miliardi entro la fine
dell’anno il governo non sembra avere alternative alla vendita di ulteriori quote (fino al 5% si ipotizza) di Eni ed Enel.

Che fare?

Il quadro internazionale e interno è insomma peggiorato.
Non solo per l’Italia, ripete Renzi. Consapevole però che da un lato
bisogna accelerare le riforme, comprese quelle istituzionali, e
dall’altro ottenere un maggior impegno dell’Europa sulla crescita. Per quanto il premier corra, il governo è in ritardo rispetto ai suoi stessi obiettivi.

Nel Def, per esempio, si stimava prudentemente che dalla riforma del lavoro
e dalle semplificazioni e liberalizzazioni sarebbe venuto un aumento del Pil nel 2014 dello 0,3%. Ma, solo per fare un esempio, l’esame parlamentare della delega sul lavoro è slittato a settembre. Tardano anche gli effetti sui consumi del bonus da 80 euro mentre se si dovessero rispettare gli impegni di spending review per il 2015 (17 miliardi di tagli) e per il 2016 (32 miliardi) lo stesso Def stima un impatto negativo sulla crescita dello 0,2% l’anno prossimo e dello 0,3% quello dopo.

Effetti che dovrebbero essere più che compensati, nei piani del governo, dal decollo dei consumi dovuto alla stabilizzazione del bonus e dalla ripresa dell’occupazione. Ma, a questo punto, la prudenza è d’obbligo. Insomma, a settembre il governo rischia non tanto di dover «aggiornare» il Def, ma di doverlo scrivere.
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ROMA (WSI) – L’ingorgo in coda all’estate. Qualche giorno
fa il calendario delle scadenze fiscali è
stato messo per l’ennesima volta alla prova:
è arrivato l’annuncio del rinvio dal 31 luglio
al 19 settembre della scadenza della presentazione
dei modelli 770. Si tratta dei moduli
che contengono l’elenco della forza lavoro
retribuita e la loro presentazione è obbligatoria
da parte dei datori di lavoro. Ora è attesa
la firma del ministro dell’Economia sul
decreto che successivamente arriverà a Palazzo
Chigi per il via libera definitivo, ma già
tra oggi e domani è atteso l’annuncio ufficiale
da parte dell’Amministrazione finanziaria.
Sollievo? Poco. Problemi? Quasi invariati.

La sostanza della questione non cambia: in
gioco ci sono più di 400 adempimenti in poco
più di un mese. Rimane quasi intatto l’ingorgo
fiscale dell’estate: l’erario chiede ai
contribuenti uno sforzo titanico dal 20 agosto
al 19 settembre. A dare l’allarme erano
stati i consulenti del lavoro e i commercialisti
che, rielaborando i dati dell’Agenzia delle
Entrate, avevano segnalato il periodo critico
per le imprese e i professionisti. In ballo c’è
una paradossale emergenza estiva con i contribuenti
non solo chiamati a soddisfare le
richieste di un Fisco tra i più esosi d’Europa,
ma anche a dover fare i conti con tanta burocrazia
e una marea di adempimenti concentrati
nel periodo in cui mezza Italia si ferma.
Quanto sia pesante questo stato di cose lo
ha ricordato il premier ieri pomeriggio a Genova
per l’arrivo della Concordia. «Se noi
semplifichiamo la burocrazia, diamo efficienza
al Fisco, diamo semplicità alle regole
sul lavoro possiamo uscire dalla crisi che è
europea e non solo italiana. Poi il tempo ci
dirà se abbiamo ragione noi o i gufi», ha
chiosato Matteo Renzi.

Il rinvio

E allora perché non si riesce a evitare questa
concentrazione in una fase in cui l’Italia
pensa più alle ferie che ad altro? In realtà il
calendario fiscale prevedeva una prima scadenza
al 16 giugno ma l’Amministrazione finanziaria
è arrivata col fiatone e il ritardo nel
rilasciare circolari e aggiornamenti ha prodotto
proroghe che hanno portato le scadenze
fino al 20 agosto. Tutte tranne quella più
«pesante» che riguarda il modello 770 che
solo a seguito di proteste e reiterate richieste
sarà spostata al 19 settembre. E così l’ingorgo
è stato semplicemente traslocato di un
mese.

Imprese, professionisti e artigiani

Sono circa 20 milioni i contribuenti coinvolti
in questa frenetica attività estiva che prevede esattamente 410 adempimenti
necessari per potere quantificare il pagamento
delle imposte dovute. Oltre al modello 770
c’è di tutto: da Irpef a Irap, Ires, Iva e poi addizionali
regionali, Inps, Tobin tax, Imposta
sostitutiva sui redditi di capitale e sui capital
gain. Senza contare il versamento dei contributi
previdenziali per lavoratori dipendenti,
ma anche per artigiani, commercianti, collaboratori,
lavoratori domestici. E pure i diritti
dovuti alle Camere di commercio cadono nel
medesimo periodo dell’anno.

Naturalmente la platea di contribuenti costretti
ad affrontare quest’onda anomala di
provvedimenti fiscali amplifica l’impatto. Si
va dai 171 adempimenti per gli imprenditori
individuali, seguiti a stretto giro dai professionisti
con 167 adempimenti e via via fino a
giungere 72 adempimenti per gli enti non
commerciali. Ma anche imprenditori, commercianti,
artigiani, partite Iva, professionisti,
co.co.pro sono coinvolti in questo balletto
di date incerte che non aiuta né la pianificazione
finanziaria aziendale né la razionalizzazione
delle attività.

Un nuovo calendario

Secondo il parere unanime degli addetti
ai lavori, per dare una svolta a questo «imbuto
estivo» bisogna allargare le vie d’accesso
al Fisco e per riuscirci serviranno dosi massicce
di semplificazioni a tutto campo. «Una
soluzione che continuiamo a proporre ormai
da tempo, anche nell’ambito della riforma
fiscale che in questo momento è in Parlamento
— afferma Marina Calderone, presidente
del Coordinamento unitario delle professioni
—.

Un esempio illuminante in tal
senso è rappresentato dall’introduzione della
cosiddetta contrapposizione di interessi:
consiste nel rendere detraibile tutto quello
che il contribuente spende, senza alcun limite.
Questo avrebbe una serie di vantaggi:
pagamento delle imposte sui redditi effettivi;
interesse a richiedere la ricevuta o lo
scontrino per qualsiasi pagamento; azzeramento
degli adempimenti trattandosi di
semplici conteggi di detrazione. Sarebbe un
modo efficace anche per favorire l’emersione
del nero. È un metodo scelto da molti altri
Paesi, Stati Uniti in testa, ma che in Italia non
riusciamo a far adottare». Un sistema che
avrebbe anche l’effetto di diminuire la montagna
di adempimenti.

Al di là di ogni semplificazione rimane
comunque la necessità di eliminare l’imbuto
e per riuscirci serve un patto concreto tra gli
operatori (imprese, professionisti e contribuenti)
e l’Amministrazione finanziaria in
modo da concordare e mantenere un calendario
rispettoso delle esigenze dei contribuenti
e dei professionisti che con il loro
operato garantiscono allo Stato il regolare
incasso di imposte, tasse e contributi. Serve
dialogo. Infatti da tempo i professionisti dell’area
giuridico-economica ritengono indispensabile
l’insediamento di un tavolo in cui
si decidano date fisse e inderogabili ma diluite
nel tempo. Perché, almeno il Fisco risparmi
agli italiani l’ingorgo estivo.

Il calendario delle scadenze fiscali è
stato messo per l’ennesima volta alla prova:
è arrivato l’annuncio del rinvio dal 31 luglio
al 19 settembre della scadenza della presentazione
dei modelli 770. Si tratta dei moduli
che contengono l’elenco della forza lavoro
retribuita e la loro presentazione è obbligatoria
da parte dei datori di lavoro. Ora è attesa
la firma del ministro dell’Economia sul
decreto che successivamente arriverà a Palazzo
Chigi per il via libera definitivo, ma già
tra oggi e domani è atteso l’annuncio ufficiale
da parte dell’Amministrazione finanziaria.
Sollievo? Poco. Problemi? Quasi invariati.
La sostanza della questione non cambia: in
gioco ci sono più di 400 adempimenti in poco
più di un mese. Rimane quasi intatto l’ingorgo
fiscale dell’estate: l’erario chiede ai
contribuenti uno sforzo titanico dal 20 agosto
al 19 settembre. A dare l’allarme erano
stati i consulenti del lavoro e i commercialisti
che, rielaborando i dati dell’Agenzia delle
Entrate, avevano segnalato il periodo critico
per le imprese e i professionisti. In ballo c’è
una paradossale emergenza estiva con i contribuenti
non solo chiamati a soddisfare le
richieste di un Fisco tra i più esosi d’Europa,
ma anche a dover fare i conti con tanta burocrazia
e una marea di adempimenti concentrati
nel periodo in cui mezza Italia si ferma.
Quanto sia pesante questo stato di cose lo
ha ricordato il premier ieri pomeriggio a Genova
per l’arrivo della Concordia. «Se noi
semplifichiamo la burocrazia, diamo efficienza
al Fisco, diamo semplicità alle regole
sul lavoro possiamo uscire dalla crisi che è
europea e non solo italiana. Poi il tempo ci
dirà se abbiamo ragione noi o i gufi», ha
chiosato Matteo Renzi.

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