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UBS boccia l’hi-tech americano: rating giù a neutral (da attractive)

Doccia fredda di UBS sul comparto tecnologico americano. La banca d’investimento svizzera ha rivisto al ribasso l’outlook sul settore IT Usa, portandolo da “attractive” a “neutral”, nonostante il rimbalzo di inizio settimana: lunedì l’S&P 500 Software & Services Index, che comprende 140 titoli, aveva guadagnato circa il 3%, alimentando le speranze di una prosecuzione del rally dopo le vendite delle scorse settimane. Ma per UBS l’ottimismo potrebbe essere prematuro

Nel report, gli analisti della banca elvetica parlano di “reazioni contrastanti da parte degli investitori” di fronte a piani di spesa molto elevati e a una crescente trasformazione del settore legata all’intelligenza artificiale. Un segnale di prudenza che arriva mentre molti operatori si interrogano sulla sostenibilità del recente rimbalzo.

Primo motivo: investitori più selettivi e rotazione settoriale

Il primo fattore alla base del downgrade riguarda il cambiamento del sentiment. Secondo UBS, gli investitori stanno diventando più selettivi sui titoli tecnologici, mentre si osserva una rotazione verso altri comparti. Il primo elemento alla base della decisione riguarda il mutato atteggiamento degli investitori, oggi più selettivi nei confronti dei titoli tecnologici, con una progressiva rotazione verso altri comparti.

Le vendite che hanno colpito diverse società di software sono state innescate anche dal lancio, da parte della società specializzata in intelligenza artificiale Anthropic, di nuovi strumenti capaci – secondo quanto dichiarato dall’azienda – di gestire flussi di lavoro professionali, cioè attività che rappresentano il cuore dell’offerta di molte società informatiche tradizionali.

Nel proprio rapporto, UBS avverte che “l’incertezza sul software potrebbe protrarsi”, aggiungendo che l’aumento della concorrenza rende difficile per gli investitori “avere piena fiducia nel tasso di crescita e nella redditività delle imprese del settore software”. In altre parole, cresce il timore che l’intelligenza artificiale non sia soltanto un supporto, ma possa sostituire parte degli strumenti oggi venduti dalle società informatiche.

Secondo motivo: la corsa agli investimenti AI

Il secondo fattore di preoccupazione riguarda l’entità degli investimenti. Secondo UBS, i fornitori di servizi informatici in rete stanno raggiungendo livelli di spesa in conto capitale difficili da sostenere nel tempo, con il rischio che tali esborsi rappresentino un peso per le valutazioni di Borsa, soprattutto quando finanziati attraverso nuovo debito o aumenti di capitale.

Anche Mark Hawtin, responsabile globale delle azioni di Liontrust Asset Management, ha espresso perplessità in un’intervista rilasciata all’emittente finanziaria CNBC durante la trasmissione “Squawk Box Europe”.

“L’ammontare di ricavi generati dall’intelligenza artificiale al momento non è proporzionato rispetto a quanto viene speso”, ha affermato Hawtin alla CNBC, sottolineando come ciò renda il quadro futuro più incerto e meno prevedibile, una condizione che gli investitori tendono a non apprezzare.

I quattro maggiori gruppi tecnologici impegnati nello sviluppo di infrastrutture per l’intelligenza artificiale – Alphabet, Microsoft, Meta e Amazon – sono destinati a spendere complessivamente quasi 700 miliardi di dollari nell’anno in corso. Amazon, in particolare, prevede investimenti per circa 200 miliardi di dollari e potrebbe registrare un flusso di cassa libero negativo di quasi 17 miliardi nel 2026.

“Se come investitore mi vengono offerti 60 miliardi di dollari di flusso di cassa oggi rispetto a un flusso futuro legato a questi investimenti, questo crea incertezza e dovrei essere disposto a pagare meno per quel titolo”, ha spiegato Hawtin alla CNBC.

Terzo motivo: valutazioni piene nell’hardware tech

Il terzo elemento indicato da UBS riguarda le quotazioni delle società produttrici di componenti e apparecchiature tecnologiche. Secondo la banca, “le valutazioni del comparto hardware tecnologico appaiono già piene”, segnalando che i prezzi di mercato incorporano aspettative molto ottimistiche e lasciano margini ridotti per ulteriori rialzi.

Dopo la forte corsa alimentata dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale, diversi titoli trattano su multipli elevati, con un profilo rischio-rendimento meno favorevole rispetto al passato.

Non una bocciatura dell’AI, ma un invito alla diversificazione

UBS precisa che il declassamento non equivale a una visione negativa sull’intero settore tecnologico. Le opportunità legate all’intelligenza artificiale, sottolinea la banca, non si limitano esclusivamente alle società informatiche.

Tuttavia, l’istituto invita gli investitori a rivedere l’esposizione attuale alla tecnologia statunitense, soprattutto quando superiore ai livelli di riferimento, e a valutare con attenzione eventuali posizioni concentrate su singole società di software, in particolare quelle con modelli di business poco diversificati.

Tra i comparti suggeriti per una maggiore diversificazione figurano banche, sanità, servizi di pubblica utilità, comunicazioni e beni di consumo discrezionali.