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Tutti pazzi per i Treasury a breve termine: anche Warren Buffett punta sui T-bill

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In un momento in cui i mercati obbligazionari attraversano fasi di forte incertezza, cresce l’attenzione verso strumenti considerati più sicuri e meno esposti alle oscillazioni dei tassi. Gli investitori stanno infatti riscoprendo i Treasury a breve termine, titoli di Stato statunitensi con scadenze molto ravvicinate che offrono rendimenti stabili e rischi contenuti.

Il fenomeno è così marcato che anche nomi di primo piano, come Warren Buffett, stanno puntando con decisione su questi strumenti. La sua Berkshire Hathaway, ad esempio, ha raddoppiato la sua esposizione ai T-bill, arrivando a detenere il 5% del mercato complessivo. Ma cosa spinge gli investitori a rifugiarsi nei titoli a brevissima scadenza?

T-bill: perché si evita la lunga scadenza

Il motivo principale di questa scelta è la volatilità. Le obbligazioni a lunga durata sono più sensibili alle variazioni dei tassi di interesse, e in questo periodo i rendimenti si stanno muovendo in modo imprevedibile. Joanna Gallegos, CEO di BondBloxx, ha spiegato alla CNBC che la parte breve e media della curva offre oggi più stabilità, con rendimenti interessanti e meno rischi.

Dando uno sguardo ai numeri, il T-Bill a 3 mesi offre un rendimento annualizzato di oltre il 4,3%, il Treasury a 2 anni rende il 3,9%, mentre il decennale (10 anni) si attesta intorno al 4,4%. In un contesto simile, è comprensibile che molti preferiscano posizionarsi sulla parte più corta della curva. Gallegos ha sottolineato come la parte lunga della curva sia stata particolarmente turbolenta: il Treasury a 20 anni è passato da rendimento negativo a positivo cinque volte solo nel 2025. Una situazione che ricorda momenti di crisi.

Todd Sohn, strategist di Strategas Securities, ha evidenziato che le obbligazioni a lunga durata hanno avuto performance negative dal settembre scorso – un evento raro che si era verificato solo durante la crisi finanziaria. “È difficile oggi giustificare investimenti con duration superiore a 7 anni”, ha detto, ricordando che questi strumenti offrono rendimenti intorno al 4,1%, ma con rischi molto più elevati.  Un altro tema sollevato dagli esperti è la scarsa diversificazione. Molti investitori restano troppo esposti alle azioni, in particolare quelle tecnologiche, e non includono abbastanza reddito fisso nei loro portafogli. Gallegos ha avvertito: “Gli investitori si sono abituati a rendimenti a doppia cifra, ma devono ricordare che le obbligazioni sono fondamentali per la stabilità del portafoglio”.