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Il 2024 si è chiuso con una buona notizia per le famiglie italiane: il loro patrimonio finanziario lordo è cresciuto del 4,3%, un dato molto vicino alla media europea del 4,6%. In un periodo ancora segnato da incertezze economiche e tensioni geopolitiche, la capacità di consolidare la propria ricchezza è un segnale di resilienza, soprattutto se confrontato con i risultati meno brillanti di diversi Paesi vicini.
Così emerge dall’Allianz Global Wealth Report 2025 secondo cui l’anno scorso è stato eccezionale per il patrimonio finanziario delle famiglie a livello globale, con un aumento dell’8,7%. Solida è la crescita in Italia, con il patrimonio finanziario delle famiglie italiane che è aumentato del 4,3%, in linea con la media regionale europea.
Titoli e depositi tornano protagonisti nei portafogli delle famiglie italiane
A trainare la crescita sono stati soprattutto i titoli finanziari, in aumento del 7,1%. L’appetito per i Titoli di Stato resta forte, anche se in misura inferiore rispetto al boom dell’anno precedente. Gli italiani, storicamente legati a questo strumento, continuano a considerarlo un rifugio sicuro, complice anche il ritorno di rendimenti interessanti.
Un segnale incoraggiante arriva anche dai depositi bancari, cresciuti dell’1,0%. Dopo anni di prelievi, i risparmiatori hanno smesso di attingere alle proprie giacenze e hanno ricominciato a mettere qualcosa da parte, anche se i nuovi risparmi restano ben lontani dai livelli pre-pandemia.
Sul fronte di assicurazioni e pensioni si registra un aumento del 4,3%, confermando che la pianificazione di lungo periodo resta una delle priorità delle famiglie.
Nuovi risparmi ai minimi storici
Se la fotografia complessiva appare positiva, va sottolineato un dato meno confortante: i nuovi risparmi si sono ridotti del 40%, scendendo a 43 miliardi di euro. Si tratta di meno di un terzo del record raggiunto nel 2021. In pratica, gli italiani non stanno più accumulando ricchezza come qualche anno fa, ma si limitano a spostare risorse tra diverse forme di investimento: meno Titoli di Stato, più fondi comuni, e una riduzione dell’esposizione diretta alle azioni.
Un aspetto rilevante riguarda l’impatto dell’inflazione. Al netto dell’aumento dei prezzi, la crescita del patrimonio finanziario nel 2024 si attesta al 3,2%. Non solo: rispetto al 2019, il potere d’acquisto delle famiglie italiane risulta oggi più alto del 7,9%. Un risultato che distingue l’Italia dall’Europa occidentale, dove invece i patrimoni finanziari restano mediamente sotto i livelli pre-pandemia (-2,4%).
Questo significa che, nonostante l’impennata dei prezzi degli ultimi anni, le famiglie italiane sono riuscite a difendere e perfino rafforzare il proprio benessere economico.
Sul fronte dei debiti, la crescita è stata contenuta: +0,7% nel 2024, leggermente superiore allo 0,2% del 2023. Il patrimonio finanziario netto, cioè la ricchezza al netto delle passività, è così aumentato del 5,1%.
In termini di ricchezza complessiva, l’Italia resta nella top 20 mondiale, ma scende al 14° posto, superata dalla Germania. Una “retrocessione” che appare più tecnica che reale, legata a revisioni dei dati tedeschi, piuttosto che a un indebolimento della posizione italiana.
Uno sguardo al contesto globale
Il 2024 è stato positivo non solo per l’Italia. A livello mondiale, il patrimonio finanziario delle famiglie è cresciuto dell’8,7%, superando anche l’ottima performance del 2023 (+8,0%). Si è così raggiunto il record di 269.000 miliardi di euro.
Tuttavia, se rapportata all’attività economica, questa ricchezza non appare straordinaria: con un rapporto asset/PIL al 283%, siamo tornati ai livelli del 2017. A brillare davvero sono stati gli Stati Uniti, che da soli hanno generato metà della crescita globale del 2024. Negli ultimi dieci anni, il loro contributo è stato pari al 47% del totale, contro il 20% della Cina e il 12% dell’Europa occidentale.
La strategia dei risparmiatori
Il report Allianz sottolinea come siano soprattutto i risparmiatori che investono in azioni e titoli a beneficiare delle fasi di crescita dei mercati. In Nord America, queste asset class rappresentano il 59% dei portafogli, contro il 35% dell’Europa occidentale.
L’Italia, però, fa eccezione: con una quota del 51% in titoli, grazie alla passione per i BTP e altri strumenti simili, i risparmiatori italiani si avvicinano di più al modello statunitense che a quello tedesco. Negli ultimi dieci anni, la crescita annua del patrimonio italiano è stata del 3,5%, con un ruolo più importante delle rivalutazioni di mercato rispetto ai nuovi risparmi. In altre parole, gli italiani non mettono da parte molto, ma sanno trarre vantaggio dall’andamento favorevole dei mercati.