Svizzera vuole annessione di Sondrio e Varese, Valtellina l’autonomia

di Redazione Wall Street Italia
23 Agosto 2011 11:26

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Sondrio – Una regione alpina autonoma tra Sondrio e i Grigioni. Questa la sintesi del dibattito transfrontaliero che si è scatenato dopo il varo della manovra fiscale, lo scorso 13 agosto. Allora il presidente della provincia di Sondrio, il leghista Massimo Sertori, aveva risposto con una provocazione alla prospettiva della cancellazione del suo ente, ventilando l’ipotesi di promuovere un referendum per chiedere ai valtellinesi di decidere se essere annessi al Canton Grigioni, in Svizzera.

La patria del ministro Tremonti è poi stata salvata per il rotto della cuffia dalla mannaia della manovra fiscale: Sondrio conta infatti molti meno dei 300mila abitanti richiesti per tenere in vita l’ente, ma soddisfa il criterio dell’estensione territoriale superando i 3 mila chilometri quadrati di superficie. Poco importa ai fini della provocazione politica se il pericolo cancellazione sia stato archiviato nel tempo di un caffè. Per far scattare la scintilla nella testa dell’amministratore leghista è stato sufficiente mettere in discussione l’esistenza della provincia montana, anche se solo per qualche ora. Fin qui la boutade.

Ma nei giorni successivi la proposta di Sertori è stata presa seriamente in considerazione oltreconfine, dove l’idea di creare un’unica grande regione che unisca Valtellina, Valchiavenna, Valposchiavo e val Bregaglia, non è stata accolta con l’indifferenza che ci si aspettava. Anzi, nelle scorse ore la provocazione di Sertori è stata avallata anche dal suo omologo della Valposchiavo, Cassiano Luminati.

Il politico grigionese ha infatti dichiarato ai media locali di seguire “con molta attenzione il dibattito in Italia sul futuro degli enti locali, molto simile a quello in corso in Svizzera dove si sta ragionando se unire la Valposchiavo con la Val Bregaglia e l’Alta Engadina”. E poi è sceso nel dettaglio: “Il dibattito in corso in Italia – ha detto Luminati alla Provincia di Sondrio – non riguarda soltanto il vostro Paese. Anche in Svizzera il tema degli accorpamenti fra Comuni e Regioni è di stretta attualità, anche se da noi sarebbe impossibile un’imposizione dall’alto da parte del Cantone.

Se la Provincia di Sondrio dovesse sparire anche per noi ci sarebbero cambiamenti notevoli, a cominciare dai rapporti fra le istituzioni. Se di punto in bianco la Provincia venisse cancellata per noi vorrebbe dire ricominciare da zero, perché cambierebbero gli interlocutori e soprattutto si sposterebbe il baricentro, che non sarebbe più Sondrio ma Lecco, Como o Brescia”.

Sull’effettiva fattibilità della proposta di Sertori, il politico svizzero è stato molto cauto, ma ha anche aperto ad una potenziale terza via, forse più ambiziosa di quella partorita sul versante italiano. La soluzione passerebbe dalla creazione di una regione autonoma. “Visto che non si parla più di un’Europa di Stati ma delle Regioni – si chiede Luminati – perché non creare un’entità autonoma con la Valposchiavo, la Val Bregaglia, la Valtellina e la Valchiavenna? È chiaro che bisognerebbe valutare in che termini farlo, ma il dibattito è attuale e coinvolge tutti gli Stati in maniera trasversale. Inoltre parliamo di Valli che appartengono a Stati diversi ma hanno in comune gli interessi, la storia e l’economia. È una provocazione che però si inserisce appieno nell’agenda politica attuale degli Stati e dell’Europa”.

Puntualmente sul confine con la Confederazione Elvetica parte la proposta di staccare un pezzo d’Italia e annetterla al ricco staterello alpino di cui in molti subiscono il fascino, soprattutto tra i politici del Carroccio. Quest’anno è toccato a Massimo Sertori lanciare l’idea. Ma non è sempre la politica nostrana a fare il primo passo.

A giugno dello scorso anno era stato il consigliere nazionale dell’Udc svizzera, Dominique Baetting, ad avanzare l’ipotesi di aprire le porte della Confederazione alle provincie di Varese, Como, Aosta, Bolzano e altri territori confinanti come l’Alsazia e il Baden Wuttenberg. La proposta era stata presentata ufficialmente e, altrettanto ufficialmente, era stata bocciata dal governo svizzero. Allora, come anche in precedenti occasioni, gli amministratori localli leghisti si erano detti certi che un eventuale referendum in questo senso avrebbe avuto un esito plebiscitario a favore della dipartita dall’Italia.

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“Da persona con origini valtellinesi non mi dispiacerebbe che la provincia di Sondrio diventasse il 27° Cantone della Svizzera, visto che è un territorio molto ricco e ci sono tanti grigionesi che provano ancora rammarico per averlo perso dopo tre secoli di comune appartenza sotto le Tre Leghe. Ma, da amministratore elvetico, non sosterrei la proposta di una macroregione autonoma staccata da Berna: il federalismo svizzero funziona meglio del centralismo italiano e lo dico senza voler offendere nessuno. Molto meglio, anche perché più realistica, una Provincia autonoma di Sondrio”.
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A parlare dell’ipotesi di «secessione» della Valtellina dopo la manovra anticrisi approvata alla vigilia di Ferragosto dal governo italiano che prevede il taglio degli enti locali più piccoli (Comuni sotto i 1.000 abitanti e Province sotto i 3mila) è l’ex presidente della Regione Valposchiavo e oggi podestà del Comune di Poschiavo che dà il nome alla valle a sud del Canton Grigioni, Alessandro Della Vedova.

L’amministratore elvetico, 41 anni, considera le varie proposte – non ultima la proposta-provocazione del suo collega e successore, Cassiano Luminati, di creare una Regione autonoma nel cuore delle’Europa e delle Alpi che comprenda la Valtellina, la Valchiavenna, la Valposchiavo e la Val Bregaglia, indipendente da Roma e da Berna – destinate a non avere un concreto seguito, a meno di non volerle leggere appunto come una provocazione e una spinta al dibattito sul futuro assetto della geografia politica degli Stati. Ben più interessante, invece, secondo l’attuale podestà di Poschiavo, è ragionare sull’ipotesi decisamente più concreta di Sondrio come Provincia autonoma di confine, al pari di Trento in Trentino e di Bolzano in Alto Adige.

«Avere una Valtellina autonoma – spiega Della Vedova – sarebbe un vantaggio prima di tutto per i valtellinesi, che potrebbero beneficiare di un sistema veramente federale, tanto caro al mio amico e presidente della Provincia, Massimo Sertori (Lega Nord)». Quell’idea dell’«ognuno padrone in casa propria» che, secondo l’ex numero uno della Regione Valposchiavo, consentirebbe alla Provincia di Sondrio di raggiungere finalmente i traguardi importanti che insegue da tempo, soprattutto in termini di infrastrutture.

«Se la Valtellina potesse beneficiare effettivamente delle risorse che ha sul proprio territorio, per esempio dei proventi degli impianti idroelettrici, come succede già da noi nel Canton Grigioni, altro che portare a casa la nuova superstrada 38 dello Stelvio. Potrebbe permettersi di finanziare anche il traforo del Mortirolo e della Mesolcina per fare soltanto due esempi» riflette ad alta voce Della Vedova.

Ma una Provincia di Sondrio a Statuto speciale e autonoma rispetto al resto d’Italia sarebbe un valore aggiunto non soltanto per i valtellinesi e i valchiavennaschi, che sono i fruitori diretti del territorio. Anche i vicini di casa svizzeri, che con la Valtellina hanno rapporti molto stretti, ne trarrebbero benefici.

«Se la Valtellina conquistasse la sua autonomia, le decisioni non dovrebbero più passare da Roma, ma verrebbero prese direttamente sul territorio a Sondrio – osserva l’attuale podestà del Comune che insieme a Brusio fa parte della Regione Valposchiavo -. Questo vorrebbe dire meno burocrazia e più incisività nelle scelte decisionali. Di conseguenza – prosegue Della Vedova – anche i rapporti con le regioni svizzere confinanti ne gioverebbero, perché diventerebbero più forti e più saldi».

Se, dunque, l’idea di «secessione» per Della Vedova è semplicemente «impraticabile», l’ex numero uno della Regione Valposchiavo non nasconde la propria simpatia per il progetto di una Provincia di Sondrio autonoma, con meno vincoli e più libera di tessere i rapporti con i vicini di casa svizzeri lungo l’asse Sondrio-Poschiavo.

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