Sole 24 Ore: “no comment” Ernst & Young vale come condanna?

5 Maggio 2017, di Alberto Battaglia

I revisori dei conti di Ernst & Young si sono astenuti dall’esprimere un giudizio sul bilancio 2016 del Gruppo Sole 24 Ore, è quanto risulta nella Relazione Finanziaria annuale al 31 dicembre 2016 secondo quanto riporta il portale Giustiziami. Il non giudizio per la mancanza di informazioni necessarie e per le troppe incertezze ha il sapore di una mezza bocciatura.

Ernst & Young ha scritto di non essere “in grado di esprimere un giudizio sul bilancio consolidato del Gruppo Sole 24 Ore al 31 dicembre 2016″ in quanto per elaborare una prospettiva chiara sarebbero necessarie maggiori certezze sul futuro della società.

In particolare restano in campo dubbi sull’ “ottenimento dalla banche finanziatrici di adeguate linee di credito in sostituzione delle linee in scadenza; la realizzazione dell’aumento di capitale che sarà sottoposto all’approvazione dell’assemblea degli azionisti; l’esecuzione delle azioni previste nel nuovo piano approvato il 20 febbraio 2017; la finalizzazione del processo dell’area di valorizzazione dell’area ‘Formazione ed Eventi’, tramite la cessione a un partner strategico di una interessenza di minoranza”.

Nelle condizioni in cui attualmente si trova il Gruppo guidato dal presidente Giorgio Fosso, non è possibile per gli analisti comprendere se la società che possiede il primo giornale economico italiano sarà in grado “di realizzare le attività e onorare le passività nel normale corso della gestione”.

I revisori contabili aggiungono al quadro d’incertezza anche i “rischi connessi alle indagini in corso”, che attualmente coinvolgono l’ex direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano, l’ex presidente Benito Benedini e l’ex ad Donatella Treu, in relazione allo scandalo delle copie digitali “gonfiate”.

Il Sole 24 Ore si è difeso riferendo che “il rilascio di una dichiarazione di impossibilità di esprimere un giudizio da parte dei revisori sul bilancio consolidato e sul progetto di bilancio separato al 31 dicembre 2016 non è equiparabile al rilascio di un giudizio negativo, bensì rappresenta una sospensione del giudizio in attesa della finalizzazione del processo di ricapitalizzazione“.

Non si tratta quindi di “un non giudizio che ferisce come una sentenza di condanna” ma di una soluzione prevista dalla normativa applicabile.