Scandalo in Parlamento: lobby bloccano l’autoriciclaggio

3 Ottobre 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – “Dal 15 marzo 2013 la mia proposta e’ ancora in commissione Giustizia in Senato. Ce n’e’ una alla Camera che affronta alcuni degli stessi temi. Il ministro ne ha promesse altre. Eppure non si va avanti”. Lo afferma il presidente del Senato, Pietro Grasso, in una intervista al Fatto quotidiano parlando della sua proposta di legge sull’anticorruzione che prevede anche misure sull’autoriciclaggio, il reato su cui sta lavorando anche il governo con una sua proposta.

“Ci sono proposte diverse – spiega la seconda carica dello Stato – ma sulla mia ultimamente si e’ fatta un po’ di confusione. Il mio testo originale colpiva sia i reati economici della mafia che quelli dei colletti bianchi, insomma qualsiasi reato che genera profitto. Solo cosi’ si puo’ garantire l’integrita’ del sistema economico e finanziario e recuperare miliardi di euro alle casse dello Stato”.

“Lunedi’ scorso, a Milano – ricorda Grasso – avevo proposto io stesso una soluzione di accettabile compromesso, ovvero aggiungere che nei casi di lieve entita’ sia prevista solo la pena pecuniaria e non il carcere, mantenendo pero’ tutte le pene accessorie: confisca, decadenza e revoca delle concessioni e delle autorizzazioni, divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, interdizione dai pubblici uffici e cosi’ via”.

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Autoriciclaggio, come rinunciare a 2 miliardi

Nuovo rinvio del provvedimento senza il quale non possiamo far rientrare i capitali dalla Svizzera. La Francia l’ha fatto e stima di ottenere una cifra miliardaria

di Gianni Barbacetto

A remare contro l’introduzione del reato di autoriciclaggio non è soltanto la coppia formata dal ministro Maria Elena Boschi e dall’avvocato di Silvio Berlusconi Niccolò Ghedini, ovvero l’asse Forza Italia-Pd, benedetta dal patto del Nazareno, che l’autoriciclaggio non lo vuole. A rallentare l’operazione c’è anche una contesa interna al fronte che l’autoriciclaggio dice di volerlo e che potremmo, semplificando, raccontare come conflitto tra Pietro Grasso e Francesco Greco. Il primo è il presidente del Senato, ex magistrato antimafia, procuratore a Palermo e poi procuratore nazionale antimafia. Il secondo è il procuratore aggiunto che a Milano per anni ha indagato sui reati economici.

[ARTICLEIMAGE] Grasso, come coloro che hanno esperienza soprattutto nel contrasto alla criminalità organizzata, tende a considerare l’autoriciclaggio come uno strumento da impiegare nelle indagini sulle organizzazioni criminali e i loro boss, che utilizzano i proventi di reati come traffico di droga o estorsione. Greco e chi ha lavorato soprattutto sulla criminalità economica intende invece l’autoriciclaggio come un reato da contestare ai colletti bianchi che reimpiegano i fondi creati con delitti economici e fiscali.

ECCO DUNQUE che la divisione tra questi due punti di vista si somma agli sforzi di chi quel reato proprio non lo vuole introdurre. Risultato: da sei mesi si confrontano proposte diverse, con il risultato che nessuna passa. Ieri poteva essere la volta buona, alla commissione Finanze della Camera, che da tempo ha pronto un testo che introduce, insieme, due misure: l’autoriciclaggio, appunto, e le norme per favorire il rientro in Italia dei capitali occultati all’estero (la cosiddetta voluntary disclosure). Invece il rappresentante del governo, il viceministro all’Economia Luigi Casero, ha chiesto ancora qualche giorno per mettere a punto il testo definitivo, insieme ai colleghi del ministero della Giustizia. Tutto è rimandato a martedì prossimo.

Sul rientro dei capitali l’accordo è stato raggiunto, ma non sull’autoriciclaggio, di cui circolano due versioni: quella più rigorosa, messa a punto dalla commissione Finanze, sulla base di un emendamento proposto dai Pd Pippo Civati e Lucrezia Ricchiuti e sostenuta da Marco Causi, capogruppo del Partito democratico in commissione; e quella più morbida contenuta nel disegno di legge del ministro della giustizia Andrea Orlando.

La settimana scorsa, quando il governo aveva presentato il suo testo, erano divampate le proteste non soltanto di Causi, Civati e Ricchiuti, ma anche del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. A essere contestata era la soglia introdotta dal testo del governo: non c’è autoriciclaggio quando il reato presupposto (quello che ha prodotto i soldi sporchi da ripulire) è punibile con una pena inferiore a 5 anni. Vuol dire che resteranno fuori reati come la truffa, l’appropriazione indebita, la dichiarazione fiscale infedele.

I delitti dei colletti bianchi. “Fatta così, la norma sull’autoriciclaggio non serve a niente”, sostenevano Greco e il ministro Padoan. Anche perché l’autoriciclaggio va introdotto anche per giustificare le norme che favoriscono il rientro dei capitali dall’estero, che altrimenti potrebbero trasformarsi nell’ennesima sanatoria all’italiana.

La Francia ha da mesi varato la voluntary disclosure, da cui conta di recuperare almeno 2 miliardi di euro. Una cifra considerevole, che in Italia potrebbe essere anche superiore. Invece da noi non si è ancora fatto niente. “E ogni giorno che passa”, spiegano gli esperti di capitali occultati all’estero, “una parte dei soldi di italiani parcheggiati, per esempio, in Svizzera prende il volo verso paradisi più accoglienti e più riservati. Invece sarebbe questo il momento per rendere conveniente il rientro”.

Nei prossimi giorni, dunque, lavoreranno insieme, alla ricerca di un testo comune sull’autoriciclaggio, il ministero della Giustizia (che finora ha seguito la “linea Grasso”, che accetta la soglia dei 5 anni avendo in mente i reati di mafia) e quello dell’Economia (che segue la “linea Greco” e non vuole la soglia perché sa che le provviste da riciclare si formano soprattutto con i reati di truffa, appropriazione indebita, dichiarazione fiscale infedele, che stanno sotto quella soglia). Tra una settimana vedremo chi risulterà vincitore.

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