Risparmio delle famiglie in crescita: Biella guida la classifica, ma Milano resta prima per ricchezza accantonata
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Gli italiani tornano a risparmiare di più. Dopo anni segnati da pandemia, inflazione e rincari energetici, nel 2024 cresce la quota di reddito disponibile che le famiglie riescono a mettere da parte. Ma il divario territoriale resta marcato: il Nord continua a mostrare una capacità di risparmio nettamente superiore rispetto al Mezzogiorno, mentre lo smartworking emerge come uno dei fattori che più incidono sulla possibilità di accantonare risorse.
È quanto emerge dall’analisi realizzata da Unioncamere e dal Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, che ha fotografato la propensione al risparmio delle famiglie italiane a livello provinciale nel 2024.
Gli italiani risparmiano di più: l’analisi di Unioncamere
Secondo lo studio, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è salita all’8,28% del reddito disponibile nel 2024, in crescita rispetto al 7,55% registrato nel 2019. In pratica, le famiglie italiane riescono oggi a mettere da parte una quota maggiore delle proprie entrate rispetto a cinque anni fa, nonostante l’aumento del costo della vita e le incertezze economiche che hanno caratterizzato gli ultimi anni.
La crescita però non è uniforme lungo la Penisola. Nel Nord Italia la quota di reddito accantonata ha raggiunto il 9,73%, contro l’8,5% del 2019. Ancora più elevato il dato del Nord-Ovest, dove la propensione al risparmio è salita al 10,46%, rispetto al 9,72% di cinque anni prima. Nel Mezzogiorno, invece, la capacità di mettere da parte risorse resta decisamente più contenuta. Nel 2024 la quota di reddito risparmiata si è fermata al 6,08%, pur in miglioramento rispetto al 5,67% del 2019.
Biella si conferma capitale del risparmio
A livello provinciale, è ancora Biella a conquistare il primato nazionale come territorio più orientato al risparmio. Nel 2024 le famiglie biellesi hanno accantonato il 14,37% del reddito disponibile, il valore più alto d’Italia. Sul podio anche Asti con il 12,79% e Vercelli con il 12,53%.
Il dato conferma il forte radicamento della cultura del risparmio in alcune aree del Piemonte, storicamente caratterizzate da una maggiore prudenza finanziaria delle famiglie. All’estremo opposto della classifica si trova invece Crotone, dove la propensione al risparmio si ferma al 4,30%. Seguono Siracusa con il 4,37% e Ragusa con il 4,51%. Numeri che evidenziano le maggiori difficoltà economiche delle famiglie del Sud, dove redditi più bassi e minore capacità di spesa limitano anche la possibilità di creare riserve finanziarie.
Milano prima per risparmio pro capite
Se Biella guida la classifica per propensione al risparmio, è però Milano a detenere il primato per quantità di risorse accantonate pro capite. Nel capoluogo lombardo, infatti, il livello medio dei redditi disponibili consente alle famiglie di mettere da parte somme nettamente superiori rispetto alla media nazionale, anche a fronte di una propensione percentuale inferiore rispetto alle province piemontesi ai vertici della graduatoria. Il dato riflette il forte divario economico esistente tra le grandi aree metropolitane del Nord e il resto del Paese, sia in termini di salari sia di capacità di accumulo patrimoniale.
Smartworking e risparmio: chi lavora da remoto accantona di più
Uno degli elementi più interessanti emersi dall’analisi riguarda il legame tra lavoro agile e capacità di risparmio. Secondo lo studio, nei territori dove il ricorso allo smartworking è stato superiore alla media nazionale, i lavoratori hanno risparmiato nel 2024 il 9,45% delle proprie entrate. Nelle aree dove invece il lavoro da remoto è meno diffuso, la quota accantonata si è fermata al 7,67%.
La differenza è significativa e conferma come il lavoro agile abbia inciso direttamente sui bilanci familiari. La riduzione delle spese di trasporto, carburante, pasti fuori casa e costi legati agli spostamenti quotidiani ha infatti consentito a molte famiglie di aumentare la propria capacità di risparmio. L’effetto smartworking appare particolarmente evidente soprattutto nelle grandi città e nelle aree economicamente più dinamiche del Centro-Nord, dove il lavoro da remoto continua a essere più diffuso rispetto al resto del Paese. L’analisi di Unioncamere e del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne mostra quindi un’Italia che torna lentamente ad accumulare risorse, ma che continua a viaggiare a velocità diverse sul fronte della capacità economica delle famiglie.