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Quanto denaro contante serve tenere da parte? Ecco la cifra ideale secondo gli esperti

Stabilire quanta liquidità dovrebbe tenere da parte un investitore non è sempre una scelta semplice. La risposta dipende da diversi fattori: la situazione personale, il suo stile di vita, le spese mensili, ma anche l’andamento dei mercati e dello scenario economico generale.

La quantità di contanti a disposizione – sia quelli tenuti in casa per emergenze, sia quelli presenti in portafoglio sotto forma di cash o strumenti equivalenti – può variare notevolmente da persona a persona. E non solo: anche tra i consulenti finanziari ci sono approcci differenti.

Quanto cash tenere a casa: la risposta dei consulenti finanziari

Quanto denaro contante è bene avere fisicamente a casa? E quanto cash o strumenti equivalenti andrebbero mantenuti in un portafoglio d’investimento? Le risposte, seppur diverse, offrono spunti utili per chi cerca un equilibrio tra sicurezza e rendimento, senza lasciare troppa liquidità improduttiva né farsi trovare impreparato in caso di imprevisti.

Molti consulenti concordano sul fatto che tenere troppi contanti in casa non sia consigliabile: per ragioni di sicurezza, inflazione e inutilizzo. Tuttavia, avere una piccola somma per spese urgenti – blackout, emergenze familiari, guasti improvvisi – è considerata una buona pratica.

In media, la cifra consigliata da diversi advisor varia da 200 a 1.000 euro circa in contanti a portata di mano. Alcuni suggeriscono di tenerli suddivisi in tagli piccoli e in un luogo facilmente accessibile ma sicuro. La logica è quella di coprire le spese immediate per qualche giorno, nel caso in cui non si possano usare carte o app di pagamento.

Quando si parla di liquidità nel portafoglio di investimento, le cifre salgono – e le opinioni si diversificano. Alcuni consulenti indicano una riserva equivalente a 3-6 mesi di spese correnti, da mantenere in strumenti liquidi o facilmente liquidabili, come conti di risparmio ad alto rendimento, certificati di deposito a breve scadenza.

Ad ogni età il suo cash

Altri consigliano un approccio più dinamico, legato al ciclo di vita del cliente. Così i giovani investitori potrebbero tenere una quota minore (5-10%), mentre i clienti in pensione o vicini al ritiro dovrebbero destinare anche il 15-20% del portafoglio a strumenti sicuri e liquidi.

Ciò che accomuna tutte le risposte è l’invito a non adottare soluzioni standardizzate, ma a personalizzare la strategia in base ai bisogni reali del cliente. Età, professione, reddito, responsabilità familiari e propensione al rischio sono fattori chiave da considerare.

Inoltre, l’attuale contesto macroeconomico – tra rialzi dei tassi, inflazione e volatilità di mercato – può portare alcuni consulenti a consigliare una quota più elevata di liquidità in portafoglio, in attesa di nuove opportunità d’investimento o semplicemente per limitare l’esposizione al rischio.

In conclusione, non esiste una formula universale per determinare la giusta quantità di liquidità da detenere. Tuttavia, i consigli raccolti dai vari consulenti finanziari evidenziano l’importanza di bilanciare prudenza e rendimento, di adattarsi ai cambiamenti del mercato e di avere sempre un piano personalizzato costruito insieme a un consulente di fiducia.

E chi volesse approfondire il tema o ricevere un’analisi su misura del proprio profilo finanziario, dovrebbe parlane con un consulente ricordando come regola aurea che la liquidità giusta è quella che ci fa dormire sonni tranquilli.