Propone patrimoniale su scala mondiale e il suo libro diventa bestseller

24 Aprile 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Come ha fatto un intellettuale francese che cita Marx e propone una patrimoniale su scala mondiale a diventare così popolare in un paese così liberale come gli Stati Uniti?

Se lo è chiesto il magazine Slate dopo che altri media americani gli hanno dedicato titoloni e prime pagine. Il New York Times aveva lodato il libro, dicendo che “mina le nostre solide idee sulla bontà del capitalismo avanzato e prevede un netto aumento della disuguaglianza della ricchezza nei paesi industrializzati, con conseguenze deleterie e profonde per la democrazia e i suoi valori di giustizia e equità”.

“Il suo libro non è nulla meno di un ampio tentativo di capire la società occidentale e le regole economiche che le reggono. E nel processo demolisce l’idea che la ricchezza fa bene a tutti (la cosiddetta teoria Trickle-down, per cui la ricchezza dei più ricchi, in qualche modo si distribuisce a tutti)”.

Il caso dell’economista francese Thomas Piketty ha in effetti dell’incredibile. Il suo bestseller “Capital in the Twenty-First Century” – un tomo da 685 pagine sul futuro delle ineguaglianze – sta incredibilmente avendo un grande successo, scalando le classifiche di Amazon dove ora è al numero uno.

Il New York magazine l’ha soprannominato “l’economista rock star”, mentre premi Nobel del calibro di Krugman hanno scritto che potrebbe essere il libro del decennio e forse di più in materia economica.

Piketty, professore alla Scuola Econoica di Parigi, ha anche attirato l’interesse dei piani alti a Washington. È stato invitato dal Segretario di Stato Jack Lew e ha tenuto incontri con il Consiglio dei consulenti economici della Casa Bianca e il FMI.

Il suo successo deriva dal fatto che ha una conoscenza approfondita delle ineguaglianze e delle tecniche per combatterle. Dobbiamo ringraziare lui e i suoi collaboratori, tra cui si possono citare Emmanuel Saez della Berkeley e Anthony Atkinson di Oxford, per la ricerca che ha per primo parlato della crescita del patrimonio dell’1% dei ricchi in Usa ed Europa.

Con l’ultimo suo lavoro Piketty si concentra sul patrimonio, piuttosto che sul reddito come aveva fatto in precedenza. Il libro offre ai liberali una cornice coerente per giustificare il loro disagio nei confronti del divario di benessere esistente al mondo.

Servendosi di dati e statistiche che vanno dal 18esimo secolo ai nostri tempi, il professore francese sottolinea che con il rallentamento dell’economia, il reddito generato dal benessere fa un balzo enorme, rispetto a quello generato dal lavoro. E questo è il principale fattore che provoca un ampliamento delle ineguaglianze e del gap socio-economico tra ricchi e meno fortunati.