Private banking, pronti a sostenere la ripresa dell’Italia

17 Giugno 2020, di Fabrizio Guidoni

Superata l’emergenza liquidità il contributo del risparmio privato sarà necessario per finanziare progetti di crescita e ristrutturazione industriali ma anche per finanziare il crescente fabbisogno pubblico. Come evidenziato di recente da esperti banchieri ed economisti, esiste spazio nell’impiego del risparmio delle famiglie per una maggiore quota di titoli di Stato italiani, in presenza di sgravi fiscali e destinazione economica, che ne favoriscano il collocamento”.

È un messaggio positivo ma soprattutto propositivo quello lanciato da Antonella Massari, segretario generale dell’Associazione Italiana Private Banking, in occasione della presentazione del bilancio annuale 2019 del Private banking e le prospettive future del settore e dell’economia italiana. E lo è proprio in virtù dei numeri più che lusinghieri raccolti dal settore nel corso dello scorso anno.

I numeri Aipb del 2019. Quello passato è stato in effetti un anno positivo e di crescita sia per il Private banking che per l’Associazione stessa. Per quanto riguarda l’andamento del settore, i dati ufficiali presentati da Aipb consolidano la crescita della quota di mercato dell’industria private a cui è affidata il 28% delle attività finanziarie investibili delle famiglie italiane. L’industria del private banking è così arrivata a gestire 884 miliardi di euro, quasi un terzo delle attività finanziarie investibili delle famiglie italiane. Si tratta di una crescita più ampia e veloce rispetto agli altri operatori del sistema, con un +11% a fronte di un +4,1% degli altri canali.
E non è tutto. Con una gestione personalizzata e dinamica dei patrimoni ha saputo attrarre nuovi clienti, come evidenziato dal +4% della raccolta netta, e offrire redditività ai portafogli pari a un + 7% di rivalutazione. Cresce parallelamente il numero dei suoi professionisti, con un aumento del 7% che conferma la dinamica progressiva degli ultimi quattro anni.

Risparmio private, fonte di finanziamento per lo Stato italiano. Ed è proprio grazie a questi numeri e alla consapevolezza della forza del settore che Antonella Massari ha potuto lanciare un messaggio di aiuto al Paese. Il segretario generale ha ricordato che i portafogli delle famiglie private, ad esempio, con un peso dei titoli governativi italiani sul totale inferiore al 5%, possono offrire spazi importanti per nuove emissioni della Repubblica Italiana di lungo periodo, intorno ai 25/30 anni. Un investimento che consentirebbe il trasferimento alle generazioni future non solo di un debito pubblico imponente ma anche di una parte di crediti, a memoria del contributo dato alla rinascita economica.
“A titolo di esempio – ha sottolineato il segretario generale -, nello scenario atteso di emissioni di titoli pubblici a tassi contenuti e con basso rischio grazie agli acquisti garantiti dalla Bce, il collocamento, eventualmente una tantum, di restart bond o generational bond, ossia titoli di Stato italiani a lunghissimo termine, può essere favorito da un regime fiscale con esenzione dell’imposta di bollo, delle imposte su successioni, donazioni, cedole e capital gain a beneficio dei residenti in Italia, vincolato a un determinato periodo di mantenimento”.

Una nuova categoria di investitore. Massari non si è fermata qui nel descrivere cosa può fare il risparmio private per aiutare il Paese. Assieme a un maggiore peso dei titoli pubblici rimane importante rivolgere l’attenzione ad investimenti diretti nell’economia reale con strumenti non quotati sui mercati regolamentati ma al momento di difficile accesso agli investitori individuali. “Un impulso a questo sviluppo potrebbe venire dalla proposta ipotizzata dalla Commissione europea, di istituire una categoria di ‘investitori semi-professionali’ che auspichiamo possa comprendere le famiglie che pur mostrando un approccio all’investimento piuttosto tradizionale e non disponendo necessariamente di competenze finanziarie evolute, hanno elevate disponibilità finanziarie, cioè superiori a 500 mila euro, e obiettivi di ampia diversificazione del proprio portafoglio, che soddisfano avvalendosi di un servizio di consulenza finanziaria o gestione patrimoniale per i quali sono disposti a pagare una parcella professionale”.

Economia reale, Pir ed Eltif. L’ampliamento degli strumenti finanziari accessibili a questa classe di clientela condurrebbe quindi a un miglioramento del processo di avvicinamento degli investitori individuali verso finanziamenti a favore delle Pmi e delle infrastrutture. In questo senso, il potenziamento di iniziative già sperimentate con successo nell’ambito dei Pir potrebbe costituire la chiave di volta per l’avvicinamento del risparmio degli italiani, in particolare dei clienti private, all’economia reale.
“La normativa sui cosiddetti Eltif (European Long Term Investment Funds), già presenti da tempo sul mercato europeo – ha aggiunto Antonella Massari – potrebbe costituire la base di partenza per lo sviluppo definitivo del finanziamento a medio lungo termine delle aziende del Paese attraverso il contributo diretto degli investitori privati.
Per fare il salto di qualità, però, occorre alzare i limiti di investimento per l’accesso ai benefici fiscali, altrimenti ininfluenti per una clientela di tipo private. In quest’ambito sarà comunque necessario procedere con cautela, rafforzare competenze e capacità di analisi in uno scenario diventato ancora più complesso da prevedere, dove si rende ancora più evidente la necessità di un’assistenza professionale”.

 

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di maggio del magazine Wall Street Italia