Economia

Sostenibilità, stop dell’Europa alle caldaie a gas tra 6 anni

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Stop alle caldaie a gas a partire dal 2029. Lo prevede il piano RePowerEU per ridurre la dipendenza dell’Europa dal gas russo. Il divieto arriverà dopo che saranno approvati i nuovi standard di progettazione eco-compatibile inseriti nell’etichetta energetica Ecodesign, prevista entro il 2025/2026. La bozza è stata discussa giovedì 27 aprile durante un consultation forum della Commissione europea. Vediamo tutto nell’analisi.

La nuova etichetta

In particolare la nuova etichetta impone una soglia minima di efficienza al 115%: un valore che nessuna caldaia a gasidrogeno o gasolio riuscirebbe a raggiungere. Rientrerebbero solo impianti a fonti rinnovabili, pompe di calore elettriche, a gas o ibride e alcuni sistemi di cogenerazione ad alta efficienza. Il piano RePowerEU stabilisce una serie di misure per ridurre rapidamente la dipendenza dai combustibili fossili e accelerare la transizione verde, aumentando nel contempo la resilienza del sistema energetico dell’Ue. L’azione sarà rafforzata “in parallelo” dal declassamento delle caldaie a combustibile fossile nelle etichette sulla performance energetica. Allo stesso tempo si punterà a raddoppiare la diffusione delle pompe di calore.

La svolta tedesca

Intanto, a Berlino è arrivato il via libera alle caldaie a idrogeno. Dal 1° gennaio 2024 ogni impianto di riscaldamento di nuova installazione in Germania dovrà essere alimentato con almeno il 65% di energie rinnovabili e tra le tecnologie ammesse c’è proprio l’idrogeno. La bozza di disegno di legge di Berlino stabilisce infatti che i sistemi di riscaldamento a idrogeno (“H2-ready”) possano essere installati se esiste un piano vincolante di investimento e trasformazione per le reti a idrogeno. Dovranno funzionare con almeno il 50% di biometano entro il 2030 e con almeno il 65% di idrogeno dal 2035. Sistemi di riscaldamento ibridi, come il riscaldamento a gas con una pompa di calore, e il riscaldamento con almeno il 65% di idrogeno saranno consentiti non solo negli edifici esistenti ma anche in quelli nuovi.

Insomma, Bruxelles continua a far da aprifila globale sul fronte della sostenibilità. Una scelta che forse, nel lungo periodo, potrebbe ripagare i Paesi dell’UE per i tanti sacrifici fatti ma che al momento sta decisamente accrescendo il gap competitivo con i competitor internazionali principali. Stati Uniti e Cina su tutti.