Coronavirus, speranza per le cure dalla terapia al plasma

5 Maggio 2020, di Alberto Battaglia

Da alcune settimane gli ospedali San Matteo di Pavia e Carlo Poma di Mantova stanno sperimentando l’utilizzo del plasma sanguigno, estratto dai soggetti guariti dal coronavirus, per combattere l’infezione sui soggetti malati.
I risultati ufficiali della sperimentazione non sono ancora disponibili, anche se i fautori di questo antico rimedio hanno a più riprese espresso giudizi incoraggianti. La terapia al plasma è stata utilizzata per la prima volta nel 1891 per curare la difterite, ed è stata successivamente utilizzata contro la rabbia e, in tempi più recenti, contro la SARS.

“Il plasma delle persone guarite dall’infezione contiene gli anticorpi specifici contro il virus Sars-CoV-2”, ha dichiarato Giancarlo Maria Liumbruno, direttore del Centro Nazionale Sangue, “questi, una volta infusi nei pazienti sintomatici, determinano una rapida risposta terapeutica”.
Secondo Giuseppe De Donno, primario del reparto di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, “il plasma, in questo momento, è l’unico farmaco specifico contro Covid-19. Inoculando gli anticorpi dei guariti nelle persone malate è come se somministrassimo l’analogo di un vaccino”, aggiunge lo specialista citato in un articolo della Fondazione Veronesi.

Fra i più convinti sostenitori dell’utilità della terapia al plasma è il primario del San Matteo di Pavia, Cesare Perotti: “E’ una terapia che ha costi ridotti e sta fornendo esiti molto promettenti. Il plasma è già stato utilizzato anche in passato, per la cura della Sars e dell’Ebola”, ha dichiarato Perotti.

Fra gli studiosi nessuno ha finora negato che l’utilizzo del plasma potrebbe essere utile nella cura dei pazienti affetti dal coronavirus. Tuttavia, in attesa di dati più certi sulla sicurezza della terapia, sono state espresse alcune riserve.
“Oggi non esistono però malattie che si curano col siero. Si tratta di una pratica abbandonata perché è sempre un po’ una trasfusione di materiale biologico e quindi sempre un po’ a rischio”, ha dichiarato a Radio2 la virologa Ilaria Capua (university of Florida), “benissimo la sperimentazione, ma con valutazione dei rischi”.

Altri limiti della terapia al plasma riguardano la disponibilità e i tempi di produzione del siero, ha messo in luce il virologo Roberto Burioni: “Questa terapia è molto promettente, ma dobbiamo capirne bene i limiti” ha scritto su Medical Facts.

Secondo Burioni il principale “elemento limitante è il numero dei donatori: solo chi è guarito può donare il sangue e quindi le quantità disponibili sono per ovvi motivi (non possiamo dissanguare le persone) estremamente limitate. In generale, due guariti riescono a curare un malato, ma anche con una proporzione uno a uno voi capite che non si va molto lontano […] La tecnologia consente di isolare i geni e produrre in laboratorio una quantità illimitata di siero artificiale, grazie al clonaggio di anticorpi monoclonali umani. Il problema è che per produrre e sperimentare il siero artificiale ci vuole tempo”.