Investimenti

Patrimonio estero degli italiani a 225 miliardi: boom di investimenti finanziari

Il patrimonio che gli italiani detengono all’estero continua a crescere e raggiunge quota 225 miliardi di euro. È quanto emerge dall’analisi delle più recenti dichiarazioni dei redditi, che fotografano una tendenza ormai consolidata: una quota sempre più rilevante della ricchezza viene investita fuori dai confini nazionali, soprattutto in immobili e attività finanziarie.

Italiani: cresce la ricchezza oltreconfine

I dati, elaborati dal Dipartimento delle Finanze sulla base delle dichiarazioni del 2025 (relative al 2024), mostrano un aumento significativo rispetto all’anno precedente. Il patrimonio complessivo è infatti passato da 212 a 225 miliardi di euro, con una crescita di 13 miliardi, pari a circa il 6%. Entrando nel dettaglio, le unità immobiliari detenute all’estero restano sostanzialmente stabili, con un valore di circa 34 miliardi di euro. A trainare l’incremento sono invece le attività finanziarie – come azioni e obbligazioni – che salgono da 178 a 191 miliardi di euro, confermando un cambiamento nelle scelte di investimento degli italiani.

Su questi patrimoni si applicano due imposte specifiche: l’Ivie (Imposta sul valore degli immobili all’estero) e l’Ivafe (Imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero). Si tratta di aliquote contenute – ad esempio lo 0,2% per l’Ivafe – ma fondamentali per monitorare con precisione l’evoluzione degli investimenti oltreconfine.

Nel 2024 il gettito complessivo derivante da queste imposte ha raggiunto 254 milioni di euro. Nel dettaglio, 149,8 milioni provengono dall’Ivie, mentre 104 milioni derivano dall’Ivafe. L’aumento dell’Ivie è legato anche a una modifica normativa che ha portato l’aliquota base dallo 0,76% all’1,06% del valore dell’immobile.

Sempre più investimenti all’estero

A crescere non è solo il valore degli investimenti, ma anche il numero dei contribuenti coinvolti. Nel 2024 gli italiani con attività finanziarie all’estero passano da 332.600 a 368.400, segno di una diffusione sempre più ampia di questa strategia. Alla base di questa dinamica ci sono anche le performance dei mercati finanziari internazionali. Nello stesso anno, mentre il FTSE MIB segna un +12,4%, altri indici registrano crescite ben più elevate: l’S&P 500 sale del +26,86%, il Nasdaq Composite del +35%, l’MSCI World del +19% e il DAX del +18,8%.

Un divario che contribuisce a spiegare perché sempre più risparmiatori italiani guardino ai mercati esteri, alla ricerca di rendimenti più elevati. Una tendenza che, secondo molti osservatori, potrebbe essere ulteriormente favorita da una maggiore integrazione dei mercati dei capitali a livello europeo.