Robeco: gli effetti del coronavirus sulle azioni

11 Febbraio 2020, di Jeroen Blokland (Robeco)

Il coronavirus ha creato un’emergenza sanitaria e ha allarmato i mercati finanziari di tutto il mondo, ma non c’è bisogno di mettere le azioni in quarantena. Permangono infatti molti fattori positivi per le azioni, nonostante l’epidemia del virus letale che si sta diffondendo nel resto del mondo.

L’inattesa e sfortunata epidemia di coronavirus sta pregiudicando la sostenibilità del miglioramento della dinamica di espansione globale.

Il fatto che la ripresa della crescita fosse appena cominciata rende la dinamica di espansione relativamente vulnerabile agli shock negativi. Inoltre, il livello significativo di incertezza associato al contenimento del virus e al suo impatto economico richiede un atteggiamento adeguatamente prudente sugli asset rischiosi. “‘Adeguatamente”, tuttavia, non significa cedere a un pessimismo prematuro, poiché permangono altri fattori positivi per gli asset rischiosi e per le azioni in particolare.

L’epidemia di coronavirus, iniziata a Wuhan, si è diffusa nel resto della Cina e verso altri paesi. Il governo cinese ha reagito mettendo Wuhan in isolamento, limitando notevolmente gli spostamenti in altre città del paese e prolungando le vacanze del Capodanno cinese per impedire alle persone di viaggiare. Queste misure, che potrebbero sembrare drastiche, dovrebbero accrescere l’efficacia dell’azione di contenimento. Al contempo, tuttavia, è probabile che impattino sulla crescita cinese e pertanto sull’espansione economica globale.

Da questo punto di vista, i paragoni con l’epidemia SARS del 2003 sono inutili. Da allora la quota cinese del PIL globale è più che triplicata e la Cina è diventata l’acquirente marginale di pressoché tutte le materie prime. A causa delle sue enormi dimensioni, anche altre economie emergenti nella regione andranno incontro ad almeno una battuta d’arresto temporanea della crescita.

Si possono individuare tre motivi per i quali stare positivi sull’azionario. In primo luogo, a confronto con eventi ‘analoghi’, l’attività economica che va perduta durante un’epidemia virale viene recuperata una volta che il problema viene contenuto. Ad esempio, nel periodo della SARS la crescita delle vendite al dettaglio in Cina si dimezzò per un breve periodo, per poi registrare una forte accelerazione una volta che il virus fu riportato sotto controllo, recuperando la maggior parte del calo precedente. Anche altri settori dell’economia, come l’edilizia, furono colpiti dall’epidemia, ma misero a segno una ripresa non appena la diffusione del virus iniziò a diminuire. Ci aspettiamo di osservare un andamento simile anche questa volta, e non prevediamo una grave interruzione delle catene di produzione a livello globale.

In secondo luogo, l’economia mondiale aveva mostrato numerosi segni di miglioramento prima dell’epidemia. Un esempio è quello del PMI manifatturiero globale, che in gennaio era salito a 50,4, il livello più elevato dall’aprile 2019. Anche l’ISM Manufacturing Index è risalito sopra quota 50 a seguito di un aumento molto più ampio del previsto a gennaio.

Il Citi Global Economic Surprise Index è tornato in positivo, portandosi al massimo in quasi due anni. La crescita delle esportazioni in economie molto aperte come la Corea del Sud è migliorata notevolmente, rivelando che la pressione al ribasso proveniente della guerra commerciale USA-Cina è in diminuzione.

Inoltre, arrivati più o meno a metà della quarta stagione delle trimestrali del 2019 negli Stati Uniti, le sorprese sugli utili sono state le più numerose degli ultimi tre trimestri, e quelle sul fatturato le più pronunciate degli ultimi quattro trimestri.

Le revisioni delle stime sugli utili hanno evidenziato un deciso miglioramento grazie alle prospettive di un rafforzamento della crescita globale. E nei mercati emergenti sono ora superiori rispetto agli Stati Uniti, segno che il dinamismo degli utili si sta ampliando.

Infine, gli investitori non dovrebbero dimenticare le politiche accomodanti delle banche centrali. I tassi d’interesse a breve termine rimangono estremamente bassi o negativi, con i bilanci delle banche centrali di nuovo in espansione. Inoltre, gli istituti centrali hanno dichiarato chiaramente che l’ostacolo a un inasprimento della politica monetaria è piuttosto consistente.

Sia la Federal Reserve che la Banca Centrale Europea stanno ‘ripensando’ la propria politica monetaria, ed è molto probabile che accetteranno uno sforamento dei rispettivi target per compensare l’inflazione persa in passato. Inoltre, entrambi gli istituti sono disposti a potenziare le misure di stimolo nel caso in cui uno shock negativo come il coronavirus dovesse mettere in pericolo l’economia globale.

La banca centrale cinese ha già immesso nel sistema una significativa dose di liquidità alla riapertura dei mercati dopo il Capodanno cinese. La liquidità a livello globale rimane estremamente elevata, e crescerà ulteriormente nei prossimi trimestri.

Nel complesso, un eccessivo pessimismo sulle azioni in questa fase è prematuro. Una certa cautela riguardo al coronavirus è giustificata; ovviamente il fatto che l’epidemia abbia avuto origine in Cina – di gran lunga il principale motore di crescita mondiale – è importante in questo caso. Vorremmo tuttavia sottolineare che sono in gioco anche altre forze più favorevoli per le azioni. Dato che eventi come il coronavirus tendono ad avere un impatto temporaneo anziché strutturale sulla crescita e sugli utili, evitiamo di assumere un orientamento espressamente negativo sui mercati azionari.