Nuovo membro Fed vuole rivoluzionare banche Usa

17 Febbraio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – “Credo che le banche piu’ grandi siano ancora troppo grandi per fallire e continuano a porre un significativo e reale rischio alla nostra economia”. Così Neel Kashkari, neo presidente della Fed di Minneapoli nel suo primo intervento pubblico alla Brookings Institution.

Nel 2008 aveva guidato il Troubled Asset Relief Program (TARP), la risposta del governo americano alla crisi finanziaria scoppiata nel 2007. Adesso,  Kashkari – funzionario del Tesoro di lungo corso sotto George W. Bush e Barack Obama e ora numero uno della Fed di Minneapolis – spara a zero su Washington, colpevole, a suo dire, di non aver fatto abbastanza per evitare che una catastrofe come quella di nove anni fa possa ripetersi.

Kashkari, un moderato repubblicano, ha sostenuto che e’ arrivato il momento per mettere in atto nuove misure, tra cui anche quella di dividere le banche piu’ grandi.

“Sebbene siano stati compiuti progressi significativi per rafforzare il nostro sistema finanziario, credo che la Dodd-Frank non sia andata abbastanza lontano”, ha detto Kashkari in un discorso alla Brookings Institution, sottolineando che il Congresso deve intraprendere ulteriori azioni per rafforzare il settore finanziario.

Kashkari ha aggiunto che la classe politica deve prendere in seria considerazione l’eventuale fallimento delle banche. “Le grandi banche possono fare errori – anche molto grandi- ma cio’ deve verificarsi senza che siano i contribuenti a pagare per questi errori e  senza che cio’ crei danni diffusi nell’economia”, ha specificato.

Un’idea per evitare che si ripeta una crisi simile a quella del 2008 sarebbe, secondo Kashkari,  quella di costringerle a tenere un capitale talmente alto da rendere di fatto impossibile un fallimento.

La sua dichiarazione – scrive il New York Times ha agitato Washington. Una visione del genere infatti e’ molto comune sia tra gli elettori di Bernie Sanders che a quelli di Donald Trump e potrebbe aumentare la spinta propulsiva dei due candidati alle primarie del partito democratico e di quello repubblicano.