Nuova via della seta passa dall’Artico, con forti ambizioni strategiche

24 Aprile 2019, di Alberto Battaglia

Nel gennaio 2018 la Cina aveva presentato un piano di espansione nella regione artica, che avrebbe posto le basi per la costruzione di una “Via della seta sul ghiaccio” e per innalzare il Dragone a “potenza polare”. Mentre i toni ufficiali avevano presentato la sfida economica in termini concilianti, affermando che la Cina avrebbe rispettato le regole internazionali (a differenza delle condotte avute nel Mar cinese meridionale), l’iniziativa ha forti valenze geopolitiche.

Meno ostacoli naturali a nord renderanno sempre più affrontabile una rotta commerciale via mare che dalla Cina, porterebbe direttamente in Europa, risparmiando migliaia di chilometri. La riduzione della calotta artica, inoltre, permetterà un maggiore sfruttamento delle risorse naturali, come pesce, petrolio e gas. Si prevede che la maggioranza dei giacimenti di idrocarburi non ancora scoperti si trovino proprio nell’area artica.

Per attrezzarsi, Pechino sta costruendo navi rompighiaccio a propulsione nucleare per una capacità di carico che raggiungerà le 30mila tonnellate – solo la Russia può vantare una capacità di navi rompighiaccio superiore. La Cina non è il solo Paese che intende approfittare di queste opportunità, ma è certamente quello che finora ha investito più risorse.

Nuova Via della Seta capovolge equilibri geopolitici

Il valore dell’operazione è anche strategico. Una rotta commerciale che costeggia la Russia fino a raggiungere l’Europa neutralizzerebbe, in un ipotetico scenario di guerra, gli effetti del blocco navale sullo stretto di Malacca – un collo di bottiglia che collega l’Oceano Indiano con il Pacifico e dal quale transitano buona parte delle rotte commerciali dirette in Cina.

L’ex ammiraglio della marina Usa, James Stavridis, ha commentato con toni piuttosto critici l’intera operazione definita come “un programma aggressivo per costruire influenza”, che userà lo scioglimento dei ghiacci “per creare rotte commerciali che potrebbero diventare centrali nella strategia di sviluppo della Nuova via della seta”.

Secondo Stavridis la partita è anche militare, perché l’alleanza fra Cina e Russia potrebbe vedere nell’area Artica un predominio strategico, se gli Stati Uniti non lavoreranno con gli alleati per “migliorare la sorveglianza dell’area” e se non verranno messe in produzione navi rompighiaccio a stelle e strisce “in grado di funzionare tutto l’anno”.