NUOVA ECONOMIA? E’ LA VECCHIA TRAVESTITA

23 Marzo 2000, di Redazione Wall Street Italia

La volatilita’ e’ un elemento comune al mercato azionario, ma l’andamento erratico delle ultime settimane risulta piuttosto irrazionale.

Ad esempio, il 7 marzo il Dow e’ sceso al di sotto dei 10 mila punti per la prima volta dall’aprile 1999, registrando una perdita del 14% sull’anno. Mediamente, negli ultimi tre anni, aveva invece registrato un guadagno del 25%.

All’opposto, il Nasdaq, ricco di titoli tecnologici, ha superato il 9 marzo la soglia dei 5 mila punti, dopo solo quattro mesi dal livello 3 mila , una crescita del 24% sull’anno.

In sole poche sedute, pero’, la situazione si e’ invertita.

Quando il Dow era in discesa e il Nasdaq in ripresa, molti si sono affrettati a proclamare il trionfo della nuova economia sulla vecchia, ma quando le sorti si sono capovolte, e’ stato chiaro che il pessimismo verso i titoli dell’ economia tradizionale era prematuro.

Pur non sottovalutando il fatto che il Nasdaq ha raddoppiato il proprio valore nell’ultimo anno, mentre il Dow e’ rimasto pressoche’ invariato, non si deve dimenticare che quest’ultimo tratta anche titoli tutt’altro che ‘vecchia economia’, quali Intel, Microsoft e SBC Communications.

Un’idea di come analizzare l’attuale situazione puo’ venirci dal pensiero dell’economista Joseph Schumpeter (1883-1950) che riteneva che le grandi invenzioni cambiano l’economia in in modo molto caotico. Ma i risultati alla fine sono positivi, attraverso il procedimento di distruzione creativa.

In questa luce la lotta tra vecchia e nuova economia non e’ nulla di nuovo e chi segue il pensiero di Schumpeter paragona la ricchezza creata da Bill Gates di Microsoft, Jeff Bezos di Amazon ed altri, agli imperi economici creati da Rockefeller, Ford e Hughes nel vecchio paradigma.

La teoria della distruzione creativa vede la fluttuazione dei prezzi azionari come risultato della lotta degli investitori nella valutazione dei nomi della vecchia economia mentre apprezzano le prospettive di quella nuova.

Guardando al futuro, e’ possibile che il Nasdaq salga molto piu’ velocemente del Dow Jones, almeno nel breve termine, e che l’aumento dei titoli tecnologici mantenga in salute il settore.

Per molte nuove societa’, infatti, il collocamento di azioni annulla il costo del capitale permettendo l’acquisto di apparecchiature, la riduzione dei salari attraverso stock option e l’espansione attraverso acquisizioni.

L’aumento del Nasdaq, quindi, da’ alle societa’ dell’Internet gli strumenti per competere contro i leader dell’industria tradizionale in modo impensabile sino a cinque anni fa.

Sebbene molte start-up dell’Internet siano in passivo, e’ probabile che limitino con la loro tecnologia il business delle societa’ piu’ stabilite; e per giustificare il prezzo di titoli quali AOL, eBay , Amazon e Yahoo! parecchi affari devono essere deviati dalla vecchia economia.

Rimane pero’ il problema della realizzazione di un tale cambiamento se si considera la sopravvalutazione del mercato in generale.

Sia lo S&P 500 che il NYSE includono una gamma di titoli della vecchia e della nuova economia e hanno un rapporto prezzo/utili pari a 30, rispetto alla media storica di 15. Cio’ si traduce in una sopravvalutazione di almeno il 20%.

Le previsioni di alte vendite e crescita dei profitti, non si verifichera’ quindi per nessuna societa’ media di entrambe le economie e Wall Street si stufera’ delle imprese dell’Internet che non producono profitti.

E’ il timore di questo scenario che sembra affliggere il Nasdaq; se le paure crescessero e i tecnologici crollassero, il flusso di capitali si asciugherebbe e molte start-up di oggi sarebbero costrette alla riorganizzazione o alla bancarotta.

In entrambi i casi, sia la sostistuzione della vecchia economia con quella nuova, sia la scomparsa di molte societa’ nuove saranno processi difficili.

I prossimi anni metteranno alla prova le teorie di Schumpeter, anche se solo parzialmente, in quanto i cambiamenti sono sia distruttivi che creativi in maniera molto imprevedibile.

Questo articolo e’ estratto da un intervento di Michael Boldin per il sito economico Dismal.