Petrolio rifiata dopo il balzo del 4% su minacce Iran
Il petrolio ha registrato un aumento del 4%, salvo poi ritracciare stamani, in scia alle tensioni nel Medio Oriente e gli sviluppi nella politica commerciale degli Stati Uniti. Il Brent scambia a 69,25 dollari al barile, il Wti a 67,7$.
Gli Usa hanno ordinato ad alcuni membri dello staff di lasciare l’ambasciata in Iraq e hanno permesso alle famiglie dei membri del servizio militare di lasciare il Medio Oriente, in seguito alla minaccia dell’Iran di colpire le basi statunitensi nella regione.
Intanto, il presidente Donald Trump ha in programma di inviare lettere ai partner commerciali nelle prossime una/due settimane per stabilire tariffe unilaterali. Questo ha attenuato l’appetito per gli asset rischiosi e ha fatto perdere terreno a Wall Street.
Breaking news
Wall Street apre in negativo, influenzata dall’aumento dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente e dai risultati trimestrali deludenti di Tesla e Alphabet. Le azioni di Alphabet scendono del 5,9% a causa delle nuove previsioni di spesa, mentre Tesla perde il 9,6% dopo utili inferiori alle attese. Gli indici Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono tutti in calo, mentre il petrolio Wti segna un significativo aumento.
Nella settimana conclusasi il 18 luglio, le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità rispetto alla settimana precedente, superando le aspettative degli analisti. La media delle ultime quattro settimane ha visto un calo, segnale di un mercato del lavoro in miglioramento.
tim ha concluso la prima parte del suo programma di riacquisto azionario, acquistando 14 milioni di azioni per un valore totale di oltre 108 milioni di euro. Il piano, iniziato a maggio 2026, prevede l’acquisto di un massimo di 70 milioni di azioni. Attualmente, tim detiene circa lo 0,12% del proprio capitale sociale in azioni proprie.
Nuovo affondo dell’Unione Europea contro i colossi del tech. La Commissione europea ha sanzionato Google per un importo complessivo di 890 milioni di euro, contestando al gruppo di Mountain View due distinte violazioni del Digital Markets Act (DMA) legate al motore di ricerca e al marketplace Google Play