Borsa di Tokyo chiude in forte calo: Nikkei perde il 3,06%
Le tensioni geopolitiche scatenate dall’attacco degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran stanno avendo un impatto significativo sui mercati azionari asiatici. In particolare, la borsa di Seul, che era rimasta chiusa il giorno precedente per festività , ha subito un crollo del 7,24%, mentre Tokyo ha chiuso in ribasso del 3%.
Il Nikkei, che aveva già perso l’1,35% nella giornata precedente, ha terminato le contrattazioni a 56.279,05 punti, segnando una contrazione del 3,06%. Anche il Topix non è stato immune, scivolando del 3,24% a 3.772,17 punti. Le vendite hanno colpito duramente i titoli dell’export giapponese, con Toyota che ha registrato una caduta del 6,1%.
Altre borse asiatiche hanno seguito il trend negativo: Sydney ha ceduto l’1,34%, Hong Kong è arretrata di circa l’1% e Shanghai ha perso l’1,4%. L’aumento dei prezzi dell’energia continua a mettere pressione sui listini, alimentando l’incertezza tra gli investitori.
Questa situazione riflette le crescenti preoccupazioni per le tensioni in Medio Oriente e l’instabilità che ne deriva nei mercati globali. Gli investitori restano cauti, monitorando da vicino gli sviluppi geopolitici e le loro potenziali ripercussioni sull’economia globale.
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Nel primo trimestre del 2026, il costo orario del lavoro nell’area euro è cresciuto del 3,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, come riportato da Eurostat. Questo incremento, inferiore rispetto ai trimestri precedenti, è suddiviso tra un aumento del 3,4% nei salari e stipendi e un 2,9% nei costi non salariali.
La Borsa di Tokyo ha visto il suo indice Nikkei superare per la prima volta i 70.000 punti, grazie a un clima di ottimismo generato dalla decisione della Banca del Giappone di aumentare il tasso di riferimento. Tuttavia, l’indice ha chiuso a 69.404,50 punti, segnando un leggero rialzo dello 0,13%.
Annunciato un piano di investimenti da un miliardo di dollari in Italia nei prossimi cinque anni
Il rallentamento della spesa dei consumatori e degli investimenti in Cina ha raggiunto livelli mai visti dalla pandemia, con un calo delle vendite al dettaglio dello 0,6% rispetto all’anno precedente. Nonostante una crescita nella produzione industriale del 4,5%, trainata dalle esportazioni e dai settori tecnologici, la debole domanda interna minaccia un ulteriore rallentamento economico.