Azionario Asia: borsa Tokyo non ferma la sua corsa, Hong Kong paga dati macro Cina
Prevalenza di sell sull’azionario asiatico, a eccezione della borsa di Tokyo, che continua a inanellare nuovi record dagli anni ’90.
Nelle ultime due sessioni, l’indice Nikkei 225 ha superato sia la soglia di 34.000 punti che quella di 35.000 punti, a conferma del boom di buy che continua a estendersi sull’azionario del Giappone, in rally del 28% circa nell’intero 2023.
Oggi il listino ha segnato un nuovo scatto, balzando dell’1,50%, a quota 35.577,11 punti.
Borse cinesi sotto pressione, invece, dopo la pubblicazione dei dati macro relativi alla bilancia commerciale e all’inflazione della Cina.
La borsa di Hong Kong perde lo 0,15%, mentre la borsa di Shanghai è praticamente piatta.
In ribasso le borse di Seoul e di Sidney, che scendono rispettivamente dello 0,77% e dello 0,10%.
Dai dati è emerso che le esportazioni cinesi sono scese, su base annua, per la prima volta in sette anni, in calo su base annua del 4,6%.
Giù anche le importazioni, in ribasso del 5,5%. Il calo in questo caso è stato il primo dal 2020, anno d’inizio della pandemia Covid-19.
Gli indici CPI e PPI hanno confermato invece il fenomeno della deflazione in Cina.
Nel mese di dicembre, l’inflazione cinese misurata dall’indice dei prezzi al consumo ha segnato infatti un ribasso dello 0,3% su base annua. Il calo è stato lievemente inferiore alla flessione pari a -0,4% attesa dal consensus degli analisti.
Reso noto oggi anche l’indice dei prezzi alla produzione, altro indicatore che monitora il trend dell’inflazione.
Il dato è sceso in Cina su base mensile dello 0,3%, come nel mese precedente.
Su base annua, l’indice PPI ha sofferto una flessione pari a -2,7%, dopo il calo di novembre pari a -3%, riportando il 15esimo mese di ribassi.
Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.