Fonte: WSI
Resilienza macro negli Usa, cautela sull’Europa e un evidente scollamento tra performance positive dei mercati e comportamento prudente degli investitori. Sono questi alcuni degli highlights sulla conferenza stampa tenutasi questa mattina nell’headquarter milanese di Natixis IM, con l’outlook su un 2026 che si prospetta assolutamente incoraggiante.
Le prospettive di Natixis IM
Durante la conferenza, Natixis IM ha offerto una lettura articolata dell’economia globale e le prospettive di asset allocation per il 2026. Gli interventi di Mabrouk Chetouane, Global Head of Market Strategy di Natixis IM Solutions, e Alessandro Marolda, analista di Natixis IM Solutions, hanno messo in luce un quadro estremamemente articolato.
Chetouane ha sottolineato come i dazi americani “aggiungano volatilità ma senza alterare i fondamentali”. Gli indicatori economici restano solidi per gli Usa, con un rallentamento previsto tra fine 2025 e inizio 2026 seguito da una ripresa nella seconda parte dell’anno. L’inflazione continua a essere trainata dai servizi e dai costi dell’abitare, mentre l’impatto diretto delle tariffe rimane minimo. A sostenere i consumi è soprattutto il forte effetto-ricchezza generato dai mercati finanziari, elemento che contribuisce a mantenere la fiducia dei consumatori su livelli elevati. In questo contesto, la Fed dovrebbe mantenere un atteggiamento accomodante, in un quadro di politica fiscale che negli Stati Uniti resta espansiva. Le vere incognite, secondo Chetouane, riguardano piuttosto la gestione legale dei dazi e il ruolo strategico della Cina nei prossimi mesi.
La view sui mercati
Sul fronte dei mercati, il differenziale resta netto. Le big tech americane continuano a beneficiare di riscontri positivi sugli utili legati all’intelligenza artificiale, mentre l’Europa mostra un passo più debole. Secondo l’essperto di Natixis IM, investire in capitale produttivo rimane essenziale per sostenere un ciclo di crescita duraturo, soprattutto in un momento di trasformazioni strutturali guidate da tecnologia e reshoring industriale.
Le scelte di portafoglio
Lo sguardo di Marolda sui flussi conferma un altro elemento chiave: l’eccesso di prudenza degli investitori. Nonostante il bull market, nel 2025 molti portafogli italiani sono rimasti fermi. Gli afflussi si sono concentrati su BTP, obbligazioni a breve scadenza, strumenti “hold to maturity” e fondi monetari, mentre azioni e multi-asset hanno registrato deflussi. I tematici e l’ESG hanno sofferto, con poche eccezioni come AI, cyber-security e difesa.
Per l’esperto di Natixis IM , il vero rischio per l’industria non è una bolla AI, ma la crescente concentrazione dei listini: “Pochi titoli stanno guidando la performance, lasciando il resto del mercato indietro. È il livello più basso visto dal 2009”. Un fattore che pesa anche sulla capacità degli asset manager di generare rendimento relativo in modo costante.
Le opzioni per diversificare
Cresce l’interesse verso soluzioni alternative per diversificare il portafoglio come quelle offerte da crypto, oro e private market, sebbene le allocazioni restino marginali per gli investitori retail. Marolda offre al riguardo indicazioni importanti: le crypto peccano per la scarsa diversificazione, l’oro è ai massimi storici e quindi al momento troppo caro, mentre i mercati privati rappresentano un’opportunità concreta per differenziare portafogli troppo esposti a obbligazionario e azionario tradizionale.
Insomma, per Natixis IM si delinea un 2026 in cui la leadership economica americana rimarrà intatta, l’Europa faticherà ancora a ritrovare slancio e gli investitori continueranno a privilegiare la protezione rispetto alla crescita. Sullo sfondo, la sfida più complessa resta una: costruire portafogli che sappiano navigare un mercato forte in superficie, il quale però vede aumentare i rischi di fondo, in cui sarà cruciale, per l’industria, trasformare la diffidenza attuale in allocazioni più coraggiose e strutturate, per non rimanere indietro in un ciclo che si prospetta incoraggiante.