Il futuro è più digitale e sostenibile, scopri perché su Wall Street Italia di novembre

23 Novembre 2020, di Alberto Battaglia

Mentre dal punto di vista sanitario il mondo si trova ancora immerso nella seconda ondata di contagi da coronavirus, in particolare in Europa e in America, diventa ancora più importante fermarsi e riflettere sulle basi del futuro successivo alla pandemia.

Per le imprese e per la politica, infatti, prepararsi in anticipo sui temi del futuro sarà un grande elemento di vantaggio. Wall Street Italia ne ha parlato diffusamente nel numero di novembre (in edicola e in copia digitale) con alcuni intellettuali che non necessitano di troppe presentazioni, Federico Rampini e Paolo Mieli, ma anche con Fabio Vaccarono, country manager per l’Italia di Google.

Il punto di Fabio Vaccarono

Ed è proprio Vaccarono ad aver insistito di più sulla sempre più vitale transizione delle aziende verso il mondo digitale. “Non c’è ragione per dubitare che entro la prossima decade raggiungeremo il 100% di penetrazione di internet su scala planetaria”, ha detto Vaccarono, “la profezia che possiamo fare è quella che il digitale diventerà il settore di tutti i business e di tutti i mestieri”. Per questo, per le imprese, sarà opportuno “pensare in grande” alla propria evoluzione in chiave digitale “muovendosi con rapidità”.

Cosa significa nel concreto? “Oggi le persone che vanno in rete si abituano ad avere risposte in tempo reale per confrontare e approfondire. Se le aziende italiane non saranno pronte a dare risposte rapide ed eccellenti nel mondo online, dove le barriere all’ingresso sono poche, saranno destinate ad avere dei seri problemi e a perdere inevitabilmente quote di mercato”. E questo anche se il richiamo del Made in Italy resta “un patrimonio da non sprecare”.

Il punto di Paolo Mieli

L’ex direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, ha cercato di inserire l’esperienza storica della pandemia nel contesto di un’umanità da sempre in lotta con questo genere di minacce. Il mondo che viene ricostruito dopo una pandemia è spesso profondamente diverso da quello che lo aveva preceduto. Secondo Mieli, il Covid-19 ci ha fatto vedere come potremmo essere, cosa aspiravamo a essere e come non riuscivamo a essere. Ci ha mostrato una realtà fatta di green economy e nuove tecnologie, di un ambiente meno inquinato e uno stile di vita meno stressante. Il frutto positivo di questa pandemia sarà l’aver accelerato un processo di trasformazione che prima procedeva lentamente e spesso solo a parole. A cambiare, poi, potrebbe essere anche l’immagine che l’Unione europea dà di sé: “Questa crisi ha dato delle grandi opportunità all’Europa che dopo la crisi finanziaria e quella del debito (2008 e 2011) veniva vista come una matrigna cattiva che ci obbligava a mettere a posto i conti e ci guardava con troppa severità. Adesso vediamo un’Europa che ci aiuta durante la guerra al Covid-19”, ha dichiarato Mieli.

Il punto di Federico Rampini

Il corrispondente di Repubblica da New York, Federico Rampini, oltre ad essere un esperto degli States, ha avuto per anni l’esperienza diretta della potenza cinese. A Wall Street Italia, Rampini ha descritto una Cina pronta a guidare la ripresa dell’economia globale, dopo aver battuto prima di tutti gli altri l’emergenza coronavirus. La crescita cinese non è solo minaccia geopolitica, come spesso viene dipinta, ma anche opportunità di reddito per una miriade di imprese straniere “come gli allevatori di carne suina negli Stati Uniti, le miniere di ferro in Brasile o i coltivatori di olio di palma in Malesia”, ha detto il corrispondente di Repubblica, “c’è tutto un mondo che si sta agganciando e si aggancerà alla crescita della Cina”.

E se la rivoluzione verde sembra aver conosciuto una nuova sensibilizzazione in seguito ai lockdown, che hanno purificato l’ambiente con effetti visibili persino da satellite, la Cina si candida a giocare un ruolo importante anche nella transizione verde: “Pechino ha una strategia duale in questo campo”, ha sostenuto Rampini, “perché se da una parte continua a costruire nuove centrali a carbone, dall’altra c’è il grande progetto di diventare leader mondiale nelle fonti rinnovabili”.