Mercati tra valutazioni elevate e nuove opportunità: la strategia di Schroders per investire senza fermarsi
Fonte: Istock
Mentre lo sguardo degli investitori si sposta sempre più verso il 2026, il clima sui mercati finanziari appare tutt’altro che lineare. Da una parte c’è una crescita che, pur rallentando, continua a sorprendere per la sua resilienza; dall’altra, il livello delle valutazioni azionarie solleva interrogativi sempre più pressanti.
Non a caso, negli ultimi mesi sono tornati con insistenza i paragoni con la bolla delle dotcom di fine anni Novanta, soprattutto alla luce degli enormi investimenti messi in campo dagli hyperscaler nelle infrastrutture cloud e nei data center a supporto dell’intelligenza artificiale.
A questo si aggiunge un universo di start-up AI che, in molti casi, non genera ancora profitti e presenta valutazioni sostenute più dall’abbondanza di capitali che da fondamentali consolidati. Uno scenario che invita alla prudenza, ma che – come sottolinea Johanna Kyrklund, Group Chief Investment Officer di Schroders – non deve tradursi automaticamente in immobilismo.
Valutazioni elevate, ma fermarsi ha un costo
È innegabile che le valutazioni azionarie siano oggi elevate dicono gli analisti di Schroders. Non siamo ancora ai livelli estremi visti in altri momenti storici, ma il contesto suggerisce una riflessione sul rischio complessivo dei portafogli. Alcuni investitori istituzionali, come i fondi pensione a benefici definiti, possono permettersi di abbassare leggermente l’asticella del rendimento atteso, incassando parte dei profitti accumulati e riducendo l’esposizione al rischio.
Per la maggior parte degli investitori, però, questa non è un’opzione così semplice. Restare alla finestra in attesa di una grande correzione comporta costi reali: l’inflazione, anche quando sembra sotto controllo, erode nel tempo il valore dei risparmi. Inoltre, i limiti alla capacità di risparmio rendono indispensabile far crescere il capitale per raggiungere obiettivi come la pensione. In altre parole, aspettare troppo a lungo “il momento giusto” può rivelarsi una strategia perdente.
Una risposta diffusa è l’investimento passivo, attraverso l’esposizione a indici azionari. Sul lungo periodo – vent’anni e oltre – la storia dimostra che le azioni tendono a offrire rendimenti interessanti, soprattutto se i costi sono contenuti e consentono alla capitalizzazione di fare il suo lavoro. Tuttavia, oggi questo approccio presenta un limite importante: la forte concentrazione degli indici in poche grandi società tecnologiche. Molti investitori, spesso senza rendersene conto, sono esposti in modo significativo a un numero ristretto di titoli, con un rischio specifico elevato se qualcosa dovesse andare storto.
Gestione attiva e selettività: come navigare mercati complessi
È qui che entra in gioco la gestione attiva. L’obiettivo non è eliminare il rischio, ma assumerlo in modo consapevole e mirato. Secondo Schroders, il contesto di mercato resta nel complesso favorevole: i rendimenti obbligazionari sono positivi, l’inflazione nel breve termine appare sotto controllo e le banche centrali potrebbero continuare, con cautela, ad allentare la politica monetaria. Nel medio periodo permangono preoccupazioni legate all’aumento del debito pubblico e al rischio di una nuova accelerazione dell’inflazione, ma nei prossimi sei mesi questi fattori sembrano avere una probabilità contenuta.
Anche il rischio di recessione negli Stati Uniti appare limitato. Il mercato del lavoro sta rallentando, ma la disoccupazione resta bassa e i bilanci del settore privato sono in buona salute. Questo quadro sostiene l’idea che, a livello di mercato, le azioni possano ancora offrire rendimenti positivi.
Resta centrale il tema del rischio specifico dei singoli titoli, soprattutto nel settore tecnologico. Gli hyperscaler, un tempo grandi generatori di flussi di cassa liberi, sono diventati grandi investitori. La chiave sarà capire se e quando questi investimenti produrranno ritorni adeguati. Allo stesso tempo, l’andamento delle società attive nei modelli linguistici di grandi dimensioni e nel cloud computing viene osservato attentamente come indicatore dell’effettiva adozione delle nuove tecnologie. La convinzione è che esistano ancora opportunità interessanti, purché basate su un’analisi approfondita dei fondamentali e non sul semplice peso di un titolo negli indici.
Diversificazione: non solo IA e Stati Uniti
Un altro elemento chiave per affrontare il 2026 è la diversificazione. Il 2025 ha mostrato chiaramente che guardare oltre l’intelligenza artificiale può essere premiante. La diversificazione geografica ha funzionato e lo stile Value ha offerto buone performance al di fuori degli Stati Uniti. Inoltre, il debito dei mercati emergenti presenta dinamiche più interessanti e rendimenti reali superiori rispetto a quello dei mercati sviluppati.
Opportunità emergono anche sul fronte del reddito e della protezione dall’inflazione, attraverso strumenti come i titoli inflation-linked e il debito infrastrutturale. Le strategie alternative liquide, come alcuni hedge fund, possono infine contribuire ad aumentare la diversificazione mantenendo l’investitore esposto ai mercati.