Investimenti

Mercati sui massimi, come posizionarsi nel 2026 secondo Fineco

Il 2026 si apre con un quadro finanziario che, almeno in apparenza, lascia pochi spazi alle preoccupazioni. I mercati azionari globali viaggiano sui massimi storici, le materie prime — oro e argento compresi — segnano prezzi record e gli spread creditizi si attestano su livelli eccezionalmente compressi. Un insieme di fattori che contribuisce a sostenere un clima di diffuso ottimismo sui mercati finanziari.

Eppure, dietro l’euforia, restano elementi che richiedono prudenza. Secondo Lorenzo Di Pietrantonio, Responsabile Investimenti di Fineco AM, “sono presenti opportunità ancora poco presidiate che giudichiamo interessanti per la remunerazione del rischio”, ma all’interno di uno scenario che impone un monitoraggio costante. La sensazione, sottolinea, è che per gli investitori sarà fondamentale mantenere alta l’attenzione e seguire con cura le prossime evoluzioni dei mercati.

Il contesto macro

Dal punto di vista macroeconomico, l’inflazione appare in rallentamento e le prospettive sul greggio indicano un possibile calo dei prezzi grazie a un’offerta abbondante. Il mercato del lavoro mostra segnali di indebolimento, ma rimane nel complesso solido. A sostenere il sentiment contribuiscono anche le politiche monetarie: le principali banche centrali hanno avviato cicli di taglio dei tassi, mentre i governi dei Paesi sviluppati continuano ad annunciare politiche fiscali più espansive.

A questo si aggiunge il ruolo della liquidità. “Sia la Fed sia l’amministrazione Trump appaiono determinate a mantenere elevata la liquidità circolante”, osserva Di Pietrantonio, un elemento che continua a fornire supporto ai mercati finanziari, in particolare a quelli azionari.

Asset allocation, equilibrio necessario

Alla luce di questo scenario, l’asset allocation preferita da Fineco AM si fonda su un approccio bilanciato, con un’esposizione graduale all’azionario per mediare valutazioni storicamente elevate. Come evidenzia Lorenzo Di Pietrantonio, le preferenze settoriali si concentrano sull’industriale e sulla difesa in Europa, sulle mid cap negli Stati Uniti, sui titoli industriali e tecnologici in Cina e, più in generale, sull’azionario giapponese.

Sul credito, la scelta resta orientata verso l’investment grade, mentre sull’high yield i livelli di remunerazione non appaiono sufficientemente attraenti rispetto ai rischi. Per i titoli di Stato, infine, l’Europa appare più interessante degli Stati Uniti, con un focus su Italia e Spagna e maggiore prudenza sui titoli core, in un contesto di attesa stabilità dei tassi.

Europa e ritorno della spesa pubblica

Uno dei temi centrali del 2026 sarà il ritorno strutturale alla spesa fiscale. In Europa, in particolare, l’attenzione si concentra sui settori della difesa e della sicurezza, destinati a beneficiare di un aumento degli investimenti pubblici. L’obiettivo è rafforzare la produzione domestica, sfruttando la ripresa della capacità produttiva e la spinta all’automazione.

Secondo l’analisi di Fineco AM, i beneficiari principali di questo scenario si collocano soprattutto nel mercato azionario. Non solo nel comparto difesa, ma anche, indirettamente, tra i titoli industriali, dell’acciaio e delle materie prime legate ai beni reali. Pur in presenza di incertezze sulla tempistica e sull’impatto inflazionistico, si tratta di settori che arrivano da una fase di correzione e che presentano valutazioni interessanti, con un profilo rischio-rendimento giudicato favorevole.

Geopolitica e fiducia

Sul fronte geopolitico, un’eventuale risoluzione del conflitto in Ucraina rappresenterebbe un fattore positivo per i mercati azionari europei, soprattutto in termini di fiducia e sentiment. In una fase iniziale, gli investitori potrebbero temere un ridimensionamento del sostegno fiscale alle imprese, ma — osserva il Responsabile Investimenti di Fineco AM — la necessità di rafforzare la difesa europea rimane strutturale.

La determinazione americana nell’incoraggiare gli alleati a investire nella propria sicurezza continua così a configurarsi come un elemento di crescita di medio periodo, sia per le Borse sia per le economie europee.

Stati Uniti, scommessa sulle mid cap

Negli Stati Uniti, l’attenzione degli investitori si sposta sulle società a media capitalizzazione. Le mid cap presentano valutazioni significativamente più contenute rispetto alle large cap e arrivano da un periodo prolungato di debolezza. Guardando al futuro, dovrebbero beneficiare sia della deregulation sia degli stimoli fiscali promossi dall’amministrazione Trump.

“Stiamo assistendo a significativi rialzi nelle stime degli utili”, evidenzia Di Pietrantonio. Il rischio di una recessione resterebbe particolarmente penalizzante per questa tipologia di aziende, ma la forte concentrazione degli investimenti sulle grandi società tecnologiche rende il segmento mid cap potenzialmente meno vulnerabile in termini relativi.

Cina, ritorno sotto i riflettori

Dopo essere stata trascurata nel 2024, la Cina è tornata quest’anno tra i mercati più performanti a livello globale, nonostante una crescita economica debole. Nel 2026 potrebbero emergere ulteriori margini di apprezzamento per l’equity, sostenuti dalla leadership tecnologica di molte aziende e da valutazioni ancora molto inferiori rispetto ai mercati sviluppati.

A livello industriale, la competitività delle esportazioni cinesi continua a crescere anche in Europa. La preferenza va alle aziende non statali, evitando i settori bancario e immobiliare, ricordando — come sottolinea Fineco AM — che si tratta comunque di un mercato emergente e che, come tale, va gestito con criteri allocativi coerenti.

Le incognite: IA, private credit e Giappone

Le principali preoccupazioni degli investitori si concentrano su tre fronti: intelligenza artificiale, private credit e Giappone. Sul primo punto, sarà decisiva l’emersione di una “killer application” in grado di giustificare i massicci investimenti necessari per lo sviluppo dell’IA, anche alla luce della capacità della Cina di competere contenendo i costi.

Per quanto riguarda il private credit, le tensioni emerse nel 2025 e i dubbi sollevati da Jamie Dimon su possibili effetti di contagio hanno mantenuto alta l’attenzione. Il calo dei tassi e la capacità del settore di contenere i problemi hanno finora limitato l’incertezza, ma — avverte Di Pietrantonio — l’indicazione resta quella di privilegiare i crediti investment grade rispetto agli high yield.

Infine, il Giappone. Il rischio di un riassorbimento del carry trade, in un contesto di rialzo dei rendimenti sulle scadenze più lunghe, ha provocato episodi di volatilità senza però raggiungere livelli di pressione eccessivi. Questo suggerisce cautela sull’obbligazionario, mentre la debolezza dello yen, l’inflazione sotto controllo e gli stimoli fiscali potrebbero continuare a favorire il mercato azionario.