Conoscete il mito della caverna raccontato da Platone? È Socrate a parlare a Glaucone. Gli dice d’immaginare delle persone che vivono fin dall’infanzia rinchiuse in una caverna, incatenate così strettamente da non poter neanche girare la testa.
La caverna ha un’apertura che dà sull’esterno, ma la gente che ci vive ha lo sguardo rivolto verso la parete in fondo, e non vede l’uscita. Alle spalle dei prigionieri, in alto e lontano da loro, c’è un fuoco acceso che fa luce. Fra il fuoco e i prigionieri c’è un muro.
Dietro al muro, altre persone tengono in mano oggetti e li fanno sporgere al di sopra del muro. La luce del fuoco proietta dunque le ombre degli oggetti sulla parete di fronte ai prigionieri.
Quelle ombre sono le uniche cose che i prigionieri abbiano mai visto, costretti come sono a star lì fermi, senza potersi voltare. Socrate spiega: quelle persone credono che le ombre siano oggetti reali. Glaucone risponde di non conoscere situazioni analoghe nella realtà. Socrate ribatte spiegando che succede a tutti.
Anche noi abbiamo conosciuto solo ombre, proiezioni degli oggetti reali, perché gli oggetti veramente reali, le idee, non sono conosciute da tutti.
Ci vuole una buona educazione filosofica per uscire dalla caverna dell’opinione e accedere alla conoscenza e alla scienza.
Socrate va avanti, parlando del prigioniero che, una volta liberato, si rende conto di quanto abbia perduto davvero. Ho usato quest’allegoria perché calza a pennello con il mondo degli investimenti. È un po’ come se le persone non abbiano voglia di essere liberate davvero. Liberate dal filtro dell’emozione negativa o positiva che incide sempre sulle scelte.
Eppure per investire nella maniera giusta sarebbe molto semplice. Non è questione né di tasso né di prodotto, ma di obiettivi da raggiungere. Ma non c’è niente da fare. In finanza, il prigioniero fuggito dalla caverna di Platone tornerebbe indietro per incatenarsi dando le spalle alla realtà.