LE MOSSE SBAGLIATE DI PROCTER & GAMBLE

8 Giugno 2000, di Redazione Wall Street Italia

Procter & Gamble (PG) ha avvertito oggi che gli utili del quarto trimestre saranno inferiori al previsto e che l’amministratore delegato Durk Jager, dopo 17 mesi di risultati deludenti e la perdita del 50% del valore del titolo ha deciso di ritirarsi (vedi articoli WSI delle 8:41 e 9:19).
Le azioni P&G sono ora in calo del 7,65% a $58,06.

Il gigante del prodotti di consumo e’ in crisi da tempo e, sebbene la societa’ abbia spiegato il basso tasso di crescita – 1%-2% rispetto all’anno scorso – con la pressione della concorrenza e il ridotto supporto di marketing in vari settori chiave, quale quello dei prodotti per la casa, gli operatori del mercato puntano il dito sulla diversificazione aziendale.

I prodotti Procter & Gamble, infatti, venduti sotto 300 marchi diversi, vengono utilizzati dal 98% delle famiglie americane e vengono distribuiti in 140 Paesi. Includono i detersivi Tide, Ariel e Spic & Span, la carta da cucina Bounty, i fazzolettini Tempo, i prodotti di bellezza Vidal Sassoon e Oil of Olaz, il caffe’ Foldgers, le patatine Pringles, il dentifricio Crest e i pannolini Pampers, ma anche i mangimi Iams e la soap opera ‘Come gira il mondo’.

La societa’ sta cercando di cambiare la strategia finora adottata di taglio dei costi e incrementare invece le vendite, ma a causa della dimensione, dell’enorme diversificazione dei suoi prodotti e della posizione relativamente debole sui mercati emergenti, non e’ riuscita a bilanciare la crescita delle vendite con la crescita degli utili.

Le societa’ concorrenti, quali Kimberly-Clark Corp. (KMB) e Colgate-Palmolive (CL) sono state in grado di incrementare entrambi.

Nel 1996 Procter & Gamble, meta’ del cui fatturato deriva dall’estero, aveva annunciato l’obiettivo di raddoppiare in 10 anni le vendite e di raggiungere quota $70 miliardi, anticipando una notevole crescita nei Paesi asiatici e in America latina, ma finora la crescita si e’ rivelata minima a causa dei passati problemi sui mercati asiatici e russo.

L’anno scorso, poi, la societa’ ha annunciato un piano di ristrutturazione che prevedeva il taglio di 15 mila posti di lavoro e la chiusura di 10 impianti entro il 2005, ma dopo pochi mesi aveva annunciato l’acquisizione della Iams Company.

Ora la societa’ e’ intenzionata a focalizzare il proprio interesse su un numero minore di prodotti che dimostrino un piu’ alto potenziale di crescita a livello globale e da alcune parti si suggerisce di dedicarsi alla divisione farmaceutici, uno dei settori in maggiore crescita, e abbandonare quella alimentare in quanto non grande abbastanza per competre con rivali come Unilever (UN).