LE ITALIANE, DONNE DEL TERZO MONDO

9 Gennaio 2000, di Redazione Wall Street Italia

La disoccupazione in Italia e’ una parola decisamente femminile. E non solo per ragioni di grammatica: tra le donne con piu’ di 15 anni, infatti, sette su 10 non hanno lavoro. Come le turche e le spagnole.

Si ha un bel parlare di parita’, quindi. Quando il problema dei senza lavoro e’ un’emergenza, a restare a casa sono in primo luogo le donne. Come emerge da uno studio dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) che, analizzando la percentuale degli occupati sul totale della popolazione maggiore di 15 anni, rivela la costante marginalizzazione della componente femminile, soprattutto nei Paesi latini.

Il documento prende in esame i dati dei Paesi europei e di Stati Uniti, Canada, Giappone dal 1991 al 1997, per scoprire che (vuoi per effetto dell’invecchiamento della popolazione, vuoi per le crisi economiche) quasi ovunque la percentuale degli occupati e’ diminuita: con l’ eccezione di Irlanda (dove e’ passata dal 44,9% al 49%), Norvegia (dal 64,4% al 69,8%) e Stati Uniti (dal 61,7% al 63,8%).

Un calo cui pero’ non sempre corrisponde un’analoga diminuzione del tasso di occupazione femminile, dato che nella meta’ dei Paesi esaminati il numero delle donne che hanno un lavoro e’ aumentato. Resta comunque dappertutto una piu’ o meno forte disparita’ numerica della componente femminile, che e’ sempre minoritaria, anche nella mitica Svezia.

Più in particolare, passando a esaminare gli ultimi dati disponibili, relativi al 1997, emerge che in Italia, a fronte di un tasso di occupazione complessivo del 41,6% (solo la Spagna ne ha uno più basso, attestandosi al 39,8%) la percentuale delle donne occupate è limitata al 28,9% (contro il 55,3% della popolazione maschile). Solo Spagna e Turchia presentano livelli analoghi, rispettivamente con il 26,9% e il 25,7% delle donne occupate.

Poiche’ in realta’ il confronto dell’Ilo e’ fatto nell’ambito di un gruppo di paesi industrializzati e l’Italia – nonostante sia il quinto paese al mondo per prodotto interno lordo – risulta tra i fanalini di coda, ecco allora che il paragone col Terzo Mondo diventa legittimo.

(Del resto – su tutt’altro fronte – anche per quanto riguarda la penetrazione di internet, l’Italia e’ di gran lunga all’ultimo posto in Europa, insieme al Portogallo; per assurdo un donna italiana disoccupata e senza il computer simbolizza oggi il gradino piu’ basso della civilizzazione).

All’estremo opposto si trovano la Norvegia (al primo posto nel confronto su scala mondiale, con il 64,6% di donne occupate a fronte di un tasso di occupazione nazionale del 69,8%) seguita dalla Svezia (60,1%), gli Stati Uniti (56,8%), la Danimarca (55,2%) e la Svizzera (54,7%).