LA BCE AUMENTA I TASSI DI MEZZO PUNTO

8 Giugno 2000, di Redazione Wall Street Italia

Con una vera mossa a sorpresa la Banca centrale europea (Bce) ha operato una stretta monetaria più severa rispetto alle aspettative. Il doppio più severa: si stimava un aumento dei tassi di riferimento pari allo 0,25%, e invece è stato deciso per un +0,50%. Non è stata una decisione facile, e si è saputo che gli stessi banchieri hanno avuto una accesa discussione prima di giungere a una posizione comune.

Dunque, il tasso per le operazioni pronti contro termine passa dal 3,75 al 4,25%. Parallelamente crescono della stessa entità anche i tassi che delimitano il corridoio del costo del denaro in Eurolandia. Il floor deposit rate (tasso sui depositi) passa così al 3,25%; il marginal lending rate (tasso sui prestiti) si porta al 5,25%.

Il board dei banchieri custodi della moneta unica ha anche deciso che dal 28 giugno prossimo le maggiori operazioni di rifinanziamento dell’eurosistema saranno condotte a tasso variabile, e sarà fissata una soglia minima al 4,25%. Restano con il vecchio sistema del tasso fisso le operazioni già fissate per il 15 e il 21 giugno prossimi.

“Non si tratta – ha spiegato il governatore della Bce Wim Duisemberg – di una ulteriore variazione della politica monetaria”. La Banca centrale anzi non esclude di ritornare appena possibile alle aste a tasso fisso. Se è stata presa questa decisione, è stato per evitare il cosiddetto overbidding cioe’ un eccesso di offerta nelle aste settimanali.

Le Borse hanno reagito con ovvio sconcerto alla stretta monetaria, mentre l’euro e i titoli del tesoro tedeschi sono ripartiti alla grande: il primo si è portato subito a $0,9660 apprezzandosi anche sullo yen; i secondi, scadenza settembre 2000, sono passati a quota 106,23 euro con un rialzo di 31 punti.

Qualche preoccupazione circola in Europa già da questa mattina sulla portata di una stretta così decisa. Da Parigi, per esempio, il ministro delle Finanze Laurent Fabius ha espresso il timore che tassi troppo alti finiscano per compromettere la crescita economica della zona euro. Ma i banchieri centrali si sono visti costretti a questa mossa.

Duisemberg ha spiegato il rialzo con la necessità di dare maggiore stabilità ai prezzi, che negli ultimi tempi avevano fatto registrare un’eccessiva tensione specialmente per le spinte inferte dal prezzo del petrolio. Non è stato quindi in chiave euro che si è operato il rialzo (la valutazione non riflette i fondamentali), ma in chiave anti-inflazione. Per il periodo 2000-2001 si prevede un costo della vita intorno al 2%: “è un chiaro segnale di pericolo”, dice il governatore della Bce.

Quanto al rischio di zavorra per l’economia europea, i banchieri hanno finito per convincersi di poter imitare gli Stati Uniti. Duisemberg ha rilevato che il livello dei tassi dopo il rialzo odierno resta “accomodante” per la crescita economica, “anche se meno rispetto a prima”. Del resto negli Usa, ha aggiunto, si coniugano felicemente una potente crescita con alti tassi di interesse.