La banca in Italia: quando gli oneri non corrispondono agli onori

2 Giugno 2017, di Giovanni Falcone

BANCA 121: “Se la guerra si vince il merito è dei generali, se si perde il demerito è dei soldati”

Non so quanti ricordano la storia della banca 121, ex banca del Salento, coinvolta in un grande scandalo diversi anni addietro.

Oggi ne voglio parlare soltanto per dire che in Italia, fare banca o ancora meglio essere cliente di una banca è stata una scommessa, da sempre!

All’epoca, a conclusione della fase delle indagini preliminari presso uno dei tanti uffici giudiziari della Repubblica, vennero rinviati a giudizio 14 dipendenti, imputati di “truffa”, tutti facenti parte della dirigenza della prestigiosa ex banca salentina.

Allora come adesso, commentando il fatto di cronaca, come cittadino comune rimasi sconcertato.

Si partì con la preliminare iscrizione nel registro degli indagati di circa 60 persone, ivi compresi i vertici dell’istituto (Consiglio di amministrazione e Collegio sindacale), tutta l’inchiesta risultò decisamente ridimensionata.

L’intera vicenda ebbe origine, come è noto, dalla vendita di prodotti finanziari così detti strutturati (action 2001, ctz action 2002, btp tel, btp equity, ctz equity, bot strike 2002, btp index, ecc), sia i piani finanziari myway-4you e simili.

A leggere le sigle di questo mercatino finanziario, si comprendeva subito che l’unica cosa che non è mancata è stata la fantasia creativa, con particolare riferimento agli acronimi in tutto simili a quelli utilizzati dai “titoli pubblici” e quindi risultati fatali al piccolo risparmiatore che impropriamente era convinto di acquistare “titoli di Stato” invece di mere obbligazioni emesse da un Istituto “furbo” e neanche quotato in Borsa.

In quella inchiesta,  ormai lontana nel tempo, il reato di truffa, venne contestato soltanto alla responsabile dell’ufficio “divisione privati e finanza”, al responsabile dell’ufficio di vigilanza sui servizi d’investimento, al responsabile della divisione “coordinamento filiali” ed al responsabile della “rete indiretta“, ad alcuni promotori finanziari e dipendenti della ex banca 121.

 

Dal contenuto della stessa imputazione si legge: “Perché con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in concorso fra loro, con artifici e raggiri consistenti nel predisporre e commercializzare l’operazione finanziaria complessa, variamente denominata ma sempre riconducibile all’operazione derivata, denominata “opzione put”, prospettando alla clientela circostanze non veritiere, quali la garanzia di restituzione integrale del capitale investito, ed utilizzando moduli contrattuali con clausole inintelligibili, nonché non evidenziando adeguatamente nelle condizioni generali di contratto che trattavasi di operazione ad altissimo rischio di perdita integrale del capitale investito, né l’esistenza di un conflitto di interessi tra clientela e banca, nonché gli effettivi rischi dell’operazione (in violazione dell’art. 21 lett. b) e c) t.u.f. 27, co. 3 e 28 let. a) reg. consob) utilizzando, peraltro, per l’operazione acronimi idonei a trarre in inganno”.

Allora non seguii nel dettaglio il prosieguo dell’azione giudiziaria riguardante l’ennesimo e grave scandalo finanziario, ma tuttavia mi chiedo: “Chi ha pianificato e deciso l’intera attività?

E’ credibile che il vertice aziendale fosse all’oscuro di tali ingegnosi fantasiosi progetti che tanta raccolta di denaro ha determinato, con conseguenze significative in termini patrimoniali sui conti economici di diversi esercizi finanziari?”

Lo sconcerto, per quanto mi riguardò fu’ totale. La mia fiducia nel prossimo e, prima ancora nella giustizia, subì un duro colpo e i fatti di questi ultimi anni mi hanno ulteriormente preoccupato.

Nel frattempo mi torna in mente il vecchio detto: “Se le cose si mettono male, la responsabilità non è mai di chi ha pianificato, ordinato e deciso, ma solo di chi ha bovinamente eseguito”.

In attesa della prossima puntata, di un altro scandalo finanziario, o magari di una bella Commissione parlamenta d’inchiesta sui fallimenti bancari degli ultimi venti anni, per il momento, come uomo qualunque rispettoso delle norme, che paga le tasse, che non ha mai truffato nessuno, che ha paura di tutto … mi chiedo: “”A chi giova tutto questo?”.