L’AMERICA LATINA HA BISOGNO DI PIU’ INDICI

14 Giugno 2000, di Redazione Wall Street Italia

Gli indici azionari sono importanti per tutti gli investitori, non solo per le grandi banche o i fondi comuni. E’ quindi ora che anche per i mercati dell’America Latina ne vengano creati di piu’.

Sia che si tratti dell’IPC (Messico), del Merval (Argentina), del Bovespa (Brasile), del Nasdaq o dell’Hang Seng (Hong Kong), gli indici sono importanti. Ci dicono in quale direzione si sta muovendo il mercato e quanto sia volatile.

Ci danno anche la misura di come stia andando il nostro portafoglio d’investimenti, qualunque sia la sua dimensione.

L’America Latina ha bisogno di piu’ indici creati proprio per gli investitori individuali, che hanno bisogno indici aggiornati durante la giornata di contrattazioni.

Il Dow Jones Industrial Average e’ probabilmente l’indice piu’ citato, ma e’ anche un debole indicatore dell’attuale direzione del mercato azionario americano. E non potrebbe essere altrimenti per un indice che segue solo 30 titoli.

Ma il Dow e’ in vita da oltre un secolo e quindi il pubblico lo prende ancora in considerazione, anche se solo per questa ragione.

Fortunatamente per gli investitori americani ci sono parecchi altri indici tra cui scegliere, e parecchi stanno guadagnando sul Dow in popolarita’ e preminenza.

Il Nasdaq Composite, lo Standard & Poor 500, il Wilshire 5000 e il Russell 2000 sono solo alcuni degli indici che seguono il mercato USA.

C’e’ anche una serie di indici minori che seguono settori dell’industria americana, quali il tecnologico o l’energetico, o i tipi d’investimento, quali la crescita e il valore.

Questi principali indici americani possono essere seguiti gratuitamente in tempo reale, o con un ritardo di soli pochi minuti, sui siti Internet.

Gli investitori dell’America Latina sono meno fortunati. Ci sono solo alcuni indici che seguono la regione e per la maggior parte sono aggiornati solo una volta, dopo la chiusura del mercato.

La maggior parte degli indici latini sono stati creati con un solo tipo di investitore in mente: il grande, multimiliardario investitore istituzionale.

Probabilmente l’indice piu’ seguito in America Latina e’ il Latin America Free, compilato dalla banca d’affari Morgan Stanley Capital International.

L’indice MSCI Free, che quest’anno e’ sceso finora dell’8,55%, segue le societa’ che costituiscono per il 60% la capitalizzazione dei sette principali mercati della regione: Brasile, Messico, Argentina, Cile, Venezuela, Colombia e Peru’.

E’ un buon indice per l’investitore istituzionale globale, ma anche per il piccolo investitore, anche se puo’ non rendersene conto.

I gestori di fondi dell’America Latina lo utilizzano come punto fermo per giudicare i propri risultati. Non solo: molti di loro scelgono addirittura una larga fetta dei loro titoli basandosi sull’indice MSCI.

Telefonos de Mexico , ad esempio, ha il maggior peso sull’indice ed e’ anche il principale investimento della maggior parte dei fondi comuni latini gestiti da stranieri.

Ma se siete un piccolo investitore l’indice MSCI ha delle pecche, perche’ non misura adeguatamente i titoli che intendete acquistare.

Innanzitutto, l’indice esclude i titoli di Ecuador, Panama, Costa Rica e Uruguay, che sono scambiati in quei Paesi da piccoli investitori e che hanno anche un seguito sui mercati stranieri.

Tra i criteri seguiti per inserire ogni Paese nell’indice Latin America Free, inoltre, c’e’ il prodotto interno lordo, che mette Paesi con un ingente e attivo mercato azionario quale il Cile, al di sotto di Paesi con mercati minori, quali la Colombia.

Ma anche piu’ significativa e’ la descrizione che lo stesso MSCI da’ dell’indice che compila: “Gli indici regionali pubblicati da MSCI rappresentano le aree d’investimento determinate da gestori d’investimento globale”.

Questo non include ne’ me, ne voi.

Gli altri indici latini non sono migliori. L’indice IFC Latin America, che e’ stato acquistato a gennaio da Standard & Poor’s dalla International Finance Corp., descrive cosi’ la sua composizione:

“Ai titoli sono assegnate delle porzioni che rappresentano l’ammontare che gli investitori istituzionali stranieri possono acquistare sia in base alle restrizioni agli investimenti stranieri a livello nazionale sia in base alla situazione di bilancio delle singole societa'”.

Di nuovo, non intendo criticare chi compila gli indici MSCI o IFC, ma voglio sottolineare che favoriscono le societa’ che interessano ai grandi investitori globali, e escludono o sottovalutano le societa’ i cui titoli sono seguiti dai piccoli investitori o non sono largamente disponibili all’estero.

In piu’, praticamente ignorano l’intero mercato delle small cap (le societa’ a bassa capitalizzazione) dell’America latina.

Per fortuna, c’e’ un nuovo indice che segue i titoli che voi, come investitori individuali, potete acquistare.

L’indice degli Adr dell’America Latina della Bank of New York e’ stato creato due anni fa, ma solo quest’anno ha iniziato ad essere citato dalle agenzie di stampa quale Reuters nei loro commenti quotidiani sul mercato.

L’indice BONY segue tutte le Adr (American depositary receipt) dell’America latina scambiate sul New York Stock Exchange, sul Nasdaq e sull’American Stock Exchange. Le societa’ sono rappresentate per capitalizzazione di mercato.

Ma un nuovo indice regionale non e’ la sola cosa di cui l’America Latina, e chi e’ interessato alla regione, hanno bisogno.

C’e’ anche bisogno di indici piu’ attendibili, rappresentativi e disponibili che seguano le diverse aree del mercato – quali le societa’ a piccola capitalizzazione, il valore e la crescita, la tecnologia, l’energia e cosi’ via.

Ci sono alcuni punti di riferimento – il MSCI, ad esempio, offre gli indici Latin American Value e Latin American Growth, ma come gli altri indici, sono aggiornati una sola volta al giorno.

E poi ci sono gli indici dei singoli Paesi. Mentre la borsa di ogni Paese presenta almeno un indice che segue il suo andamento, gli indici settoriali e per tipo di investimento sono ancora difficili da trovare, soprattutto nella maggior parte dei Paesi dell’America latina.

Il mio punto essenziale e’: vale la pena di seguire gli indici.

Quando si esaminano per misurare i propri guadagni e scegliere le azioni in cui investire, pero’, ci si deve ricordare che sono misure soggettive che non fanno direttamente i vostri interessi, ma quelli di chi li ha creati.

*Michael Molinski e’ l’autore del libro “Investire in America latina: i migliori titoli, i migliori fondi” (Bloomberg Press, 1999).