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Irap, Chiamparino: “Se chiedono di tagliarla mi dimetto”

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ROMA (WSI) – Se mi chiedono di toccare l’Irap mi dimetto”. Lo ha detto il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino intervenendo in consiglio regionale nel dibattito sul debito regionale, sulla richiesta di un intervento ‘Salvapiemontè al governo, e sul piano di contenimento dei costi per la legislatura.

“È evidente che quando si va a Roma ti chiedono di portare la tassazione al massimo livello possibile – ha premesso Chiamparino – io, sulla questione di non toccare l’irap di un’euro, ci metto la faccia e il mio ruolo. Se sono costretto a ritoccare l’Irap lascio l’incarico di presidente della Regione e lascio che siano altri a occuparsene”.

Quanto alle altre forme di tassazione, “faremo il possibile per non aumentare nulla – ha detto Chiamparino – Ci dovesse essere chiesto di toccare le altre forme di tassazione lo faremo garantendo il rispetto assoluto, e se possibile anche un qualche miglioramento, di chi sta nei primi scaglioni di reddito”.

La situazione del bilancio regionale è tale, ha osservato Chiamparino aprendo il suo intervento, che “la Regione non è in grado di accompagnare la crescita e la coesione sociale delle nostre comunità”. Bisogna quindi rimettere la Regione in condizioni di farlo, ha osservato, e per questo la giunta è al lavoro per un piano di legislatura di spending review e di riorganizzazione. La Regione ha premesso Chiamparino è di fronte a una morsa del debito che, se va bene e cioè vengono considerate giuste le interpretazioni del governo, si attesta sui due milardi, ma che sale a nove se invece i rilevi della Corte dei Conti sollevati la scorsa settimana, avranno seguito.

“Se paghiamo tutto ciò che dobbiamo pagare, sanità, trasporto, personale, quote di rimborso del debito, spese maturate, restano per il bilancio 2015 64 milioni, a fronte di impegni che per l’anno 2014 ammontavano a 588 milioni. Ecco perchè dico che la Regione non è in grado di accompagnare nè la crescita nè la coesione sociale.”: La Legge di stabilità non porterà poi certamente risorse aggiuntive ha aggiunto Chiamparino “e quindi al governo andremo a chiedere prima di tutto certezza nell’interpretazione del diritto”, attorno a cui ballano appunto i sette miliardi di nuovi debiti, “in secondo luogo chiederemo la rinegoziazione del debito. Oggi paghiamo circa 650 milioni l’anno di rimborso tra capitale e interessi, circa tre volte la quota di Veneto ed Emilia.

Se scendessimo a due terzi di quei 650 milioni, il divario tra quelle due cifre, 64 e 588 milioni, sarebbe molto più ridotto”. Una rinegoziazione non eliminerà del tutto quel gap ha ammesso il Presidente della Regione ma può ridurre quella cifra in modo “molto importante”.

Chiamparino ha poi spiegato che il patrimonio immobiliare regionale in vendita potrà essere utilizzato proprio per avere qualche risorsa in più.
Sul tema della partecipate si agirà su tre direttrici: “Ci sarà un esame caso per caso delle partecipate: alcune come le Terme di Acqui sono in condizioni di diventare competitive, senza che la Regione ci mettà più becco perchè non è il nostro compito”.
“Altre – ha aggiunto – sono difficilmente rimontabili come Expo Piemonte e quindi bisogna mettere il minimo indispensabile perchè venga liquidata. Ad altre abbiamo smesso di contribuire come l’aeroporto di Levaldigi”. La seconda linea è quella di chiudere la finanziaria a cui fanno capo queste società, Finpiemonte Partecipazioni: “Perchè è giusto – ha detto Chiamparino – che la Regione svolga funzioni di programmatore e non faccia l’imprenditore”. La terza linea è quella che riguarda il Csi, ente strumentale in campo informatico in difficoltà , con circa mille dipendenti “deve stare nella Regione la testa strategica – ha detto Chiamparino – , ma diverse unità di business che sono all’interno di quell’ente vanno valorizzate, e coinvolgendo i privati vanno portate gradatamente sul mercato”. “Questa situazione – ha concluso Chiamparino – è mia e vostra non perchè l’abbiamo provocata , ma perchè i piemontesi ci hanno chiesto di affrontarla. Se ci sono responsabilità individuali ne risponderà chi ne dovesse essere addebitato, ma la responsabilità politica e amministrativa è solo nostra. E siamo qui perchè su questo piano di legislatura cerchiamo un coinvolgimento positivo di tutto il consiglio.

Ma da un grande male come quello che abbiamo davanti può anche emergere un’opportunità importante che è quella di rifasare il ruolo dell’istituzione Regione rispetto a quello che chiede oggi la comunità economica e sociale: c’è una sfasatura non più tollerabile tra i tempi della politica e i tempi dell’economia e della società. Quando pensi un obiettivo che in quel momento è giusto, prima che hai messo in piedi un’azione per perseguirlo il mondo è cambiato.

Con le misure che adotteremo, anche con la collaborazione del Consiglio, potremmo cercare di vincere questa scommessa rimettere l’istituzione Regione in grado di essere un interlocutore contemporaneo delle richieste della nostra economia e della società piemontese”.

L’ipotesi di riduzione dell’Irap al vaglio del governo “è uno degli obiettivi ma non l’unico, tanto è vero che se alle imprese viene tolta l’Irap o parte e poi le massacri con tasse dirette e indirette togliendo soldi agli enti pubblici che non saranno più in grado di offrire servizi, finisce che è sempre un bilancio della coperta corta”. A sottolinearlo il presidente del Veneto, Luca Zaia, a chi gli chiedeva un commento sull’intenzione del governo di ridurre la tassazione e quindi anche l’Irap.

Zaia è poi intervenuto sugli 80 euro in busta paga per i redditi bassi: “E’ inutile dare con una mano 80 euro a un cittadino e poi toglierli con la Tasi e tutta una serie di tasse che si sono inventati. Se noi facessimo un bilancio tra il dare e l’avere, tra tasse incassate e quelle decurtato dal governo, ne verrebbe fuori che il bilancio è negativo: paghiamo più tasse di prima”, ha concluso il governatore.