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Nell’Italia del 2025 il risparmio torna al centro dell’agenda familiare, ma non come strumento di crescita: sempre più come scudo difensivo. L’indagine annuale Acri-Ipsos, presentata in occasione della 101esima Giornata Mondiale del Risparmio, mette in luce un cambiamento profondo nel rapporto tra gli italiani e il denaro. Il tema scelto per l’edizione di quest’anno — “Risparmio: tutela, inclusione, sviluppo” — fotografa perfettamente lo stato d’animo prevalente: le famiglie cercano protezione, non rendimento.
Meno appetito per il rischio
Se negli anni scorsi la domanda principale era “come far fruttare il capitale?”, oggi lo sguardo si sposta su un interrogativo più urgente: “come preservarlo?”. Ne deriva un arretramento netto della propensione all’investimento. La quota di italiani disposti a impiegare una parte dei risparmi in strumenti finanziari scende al 32%, contro il 34% dello scorso anno, mentre si consolida una preferenza marcata per la liquidità.
Tenere i risparmi fermi sul conto è ormai una scelta strutturale per gli intervistati (età media 50 anni): il 64% degli italiani dichiara di preferire la liquidità, percentuale in costante crescita dal 2023. È una sorta di “cassaforte psicologica”: non rende, ma rassicura.
Ritorno al mattone
A diminuire non è solo il numero degli investitori, ma anche la loro convinzione. Si riduce la ricerca di rendimento a tutti i costi e cresce l’attenzione al rischio: chi investe valuta più attentamente l’esposizione alla volatilità, e il tema della sicurezza diventa prioritario.
Gli investitori puntano su prodotti semplici, poco diversificati, percepiti come comprensibili e controllabili. Dopo qualche stagione di entusiasmo, arretra anche l’interesse verso gli investimenti sostenibili: la componente ESG scivola infatti dal 20% al 14%. Il rendimento torna centrale, ma senza accettare scossoni.
In questo contesto riemerge con forza un grande classico italiano: il mattone. L’investimento immobiliare, simbolo di solidità patrimoniale, cresce dal 26% al 34% tra chi ha risparmiato nell’ultimo anno. Contestualmente scende l’interesse verso l’azionario, sempre più percepito come terreno incerto. Per molti risparmiatori l’immobile diventa non solo bene economico, ma anche bene emotivo: qualcosa che si vede, si tocca, si tramanda.
Risparmio indietro
Il risparmio, però, non cresce. La capacità effettiva di accantonare si indebolisce: secondo l’indagine, risparmia solo il 41% delle famiglie, contro il 46% dello scorso anno, segnando il livello più basso dal 2018. E anche quando il reddito non basta, gli italiani provano comunque a mettere da parte qualcosa: aumenta da un lato la pressione psicologica, dall’altro l’ansia da mancato risparmio.
Tre italiani su quattro riuscirebbero a fronteggiare una spesa imprevista di mille euro, ma solamente il 36% potrebbe sostenerne una da diecimila senza intaccare pesantemente il bilancio.
Consumi: si riduce anche l’essenziale
La prudenza invade anche i consumi. Dopo anni di rimbalzo post-pandemico, si torna a tagliare, e non solo sugli extra. Oltre a rinviare viaggi, ristorazione e attività culturali, molte famiglie stringono la cinghia anche su voci essenziali come salute, abbigliamento e cura personale. Tengono soltanto le spese obbligate, legate ai trasporti, alla telefonia e ai beni tecnologici di necessità. Nessun comparto registra una crescita significativa rispetto ai due anni precedenti.
Di fronte a questo scenario, gli italiani individuano con chiarezza cosa potrebbe riportare serenità: una fiscalità più favorevole al risparmio, maggiore educazione finanziaria e strumenti più semplici, accessibili anche a chi non ha competenze specifiche.