Germania: Pechino detronizza Berlino

8 Marzo 2007, di Redazione Wall Street Italia

L’egemonia tedesca nel commercio internazionale è al tramonto: il prossimo campione del mondo (“Weltmeister”) dell’export sarà la Cina. La previsione è della più qualificata fonte tedesca. “Già quest’anno la Cina sorpasserà gli Stati Uniti d’America al secondo posto della classifica mondiale e lotterà con la Germania che per un soffio riuscirà a restare in testa”, dichiara Gerd Herx, direttore dell’Agenzia federale per il commercio estero con sede a Colonia. “Nel 2008 per la prima volta la Cina conquisterà il primato nella classifica mondiale delle esportazioni”, aggiunge. Così sarà detronizzata la Germania, che nel 2003 supera gli Usa riuscendo a mantenere il primo posto negli anni seguenti. Da notare che il sorpasso del “made in China” sul “made in Germany” è già stato registrato limitatamente al mercato statunitense, dove nel 2006 le vendite cinesi sono state il triplo di quelle tedesche. Nelle stime dell’Agenzia coloniese, definite “prudenti” da Herx, nel 2008 l’export cinese raggiungerà un volume di 1,1 bilioni di euro determinato principalmente dai prodotti dell’industria tessile, elettronica ed elettrotecnica. Il balzo di quest’ultima riflette il crescente successo degli elettrodomestici cinesi. Una delle spinte più forti per l’espansione dell’export cinese risulta, nell’analisi dell’Agenzia federale per il commercio estero, dall’apporto dei circa 700 miliardi di euro di investimenti esteri affluiti in Cina dall’inizio della politica di apertura al resto del mondo. Tali investimenti sono serviti, in primo luogo, per la delocalizzazione di produzioni nazionali con effetti negativi sui livelli di occupazione nei Paesi investitori. Altri fattori di crescita dell’export cinese sono, a giudizio dell’Agenzia, la contraffazione di marchi di successo con “prodotti-pirata” e il “doping valutario”, consistente nella mancanza di libera convertibilità della moneta cinese che comporta un vantaggio fino al 40 per cento per i prezzi del “made in China”. Intanto dall’analisi realizzata dall’Area studi, ricerche e statistiche dell’Ice (Istituto nazionale per il Commercio estero) emerge che passa per la specializzazione in una produzione di qualità la ripresa dell’economia italiana e può essere l’export la leva della svolta. “Anche se la differenziazione qualitativa negli scambi internazionali è un fenomeno difficile da sintetizzare in cifre – spiega Giorgia Giovannetti, dirigente dell’Area studi – il potere di mercato dell’export italiano tra il 2001 e il 2005 è aumentato”. Secondo lo studio infatti i settori di punta del made in Italy (tessile e abbigliamento, calzature e gioielli) è cresciuto sia nelle piazze più lontane che in area Ue, se pur con delle differenze. Ma la distanza dell’Italia dai primi della classe è ancora ampia.