Investimenti

Famiglie più ricche e prudenti: cresce il risparmio nell’ultima parte del 2025

Nel terzo trimestre del 2025 le famiglie italiane tornano a rafforzare in modo significativo la propria posizione economica. Aumentano infatti sia il potere d’acquisto sia la propensione al risparmio, che – al netto del periodo eccezionale legato alla pandemia – raggiunge i livelli più elevati dal 2009. È quanto emerge dai Conti trimestrali dei settori istituzionali diffusi dall’Istat, che delineano un quadro fatto di maggiore solidità finanziaria, ma anche di cautela nei comportamenti di spesa.

Il dato più evidente riguarda il reddito disponibile delle famiglie, cresciuto del 2% rispetto al trimestre precedente. Un aumento robusto, che riflette il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, il rallentamento dell’inflazione e, in parte, un contesto fiscale leggermente meno oneroso. Tuttavia, questo incremento del reddito non si è tradotto in un pari rafforzamento dei consumi: la spesa per consumi finali è aumentata appena dello 0,3%, segnalando una distanza sempre più ampia tra capacità di spesa e propensione a utilizzarla.

Risparmio ai massimi dal post-crisi finanziaria

La conseguenza diretta di questa dinamica è l’aumento della propensione al risparmio, stimata all’11,4%, in crescita di 1,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Si tratta di un livello che, escluso il periodo Covid, non si osservava dal terzo trimestre del 2009, in piena fase post-crisi finanziaria globale. Un segnale che racconta molto del clima economico e psicologico delle famiglie: più reddito disponibile, ma anche maggiore prudenza e attenzione al futuro.

A sostenere questo comportamento contribuisce anche il recupero del potere d’acquisto, cresciuto dell’1,8% rispetto al trimestre precedente. A fronte di un aumento contenuto del deflatore implicito dei consumi (+0,2%), la dinamica dei redditi reali consente alle famiglie di ricostruire margini finanziari erosi negli anni di alta inflazione. Tuttavia, invece di alimentare una ripresa decisa dei consumi, questo recupero sembra tradursi prevalentemente in risparmio.

Conti pubblici: deficit in aumento, ma pressione fiscale in calo

Dal lato delle Amministrazioni pubbliche, il quadro presenta luci e ombre. Nel terzo trimestre del 2025 l’indebitamento netto in rapporto al Pil si è attestato al -3,4%, in peggioramento rispetto al -2,3% registrato nello stesso periodo del 2024. Un dato che segnala un aumento del deficit, pur in presenza di alcuni indicatori ancora positivi.

Il saldo primario, cioè l’indebitamento al netto della spesa per interessi, rimane infatti in territorio positivo, con un’incidenza sul Pil dello 0,4%. Si tratta però di un valore in netto calo rispetto all’1,6% dello stesso trimestre dell’anno precedente. Anche il saldo corrente resta positivo, pari all’1,3% del Pil, ma anch’esso in diminuzione rispetto al 2,2% del 2024.

Un elemento favorevole è rappresentato dalla pressione fiscale, scesa al 40%, con una riduzione di 0,8 punti percentuali su base annua. Un alleggerimento che può aver contribuito, almeno in parte, all’aumento del reddito disponibile delle famiglie, pur senza tradursi in un’accelerazione della spesa.

Imprese: margini sotto pressione, investimenti stabili

Per quanto riguarda il settore delle imprese, i dati Istat mostrano una riduzione della quota di profitto delle società non finanziarie, scesa al 42,3%, con un calo di 0,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Un segnale di margini sotto pressione, probabilmente legato all’aumento dei costi e a una domanda interna ancora debole.

Nonostante ciò, il tasso di investimento delle società non finanziarie si mantiene su livelli relativamente elevati, attestandosi al 22,8%, in lieve aumento (+0,1 punti percentuali). Un dato che suggerisce una certa fiducia di fondo, anche se la dinamica degli investimenti resta fragile e fortemente dipendente dal contesto macroeconomico e dalle politiche pubbliche.

Un’economia più prudente che espansiva

Nel complesso, il quadro che emerge dal terzo trimestre del 2025 è quello di un’economia italiana che migliora sul piano dei redditi reali e della solidità finanziaria delle famiglie, ma che fatica a trasformare questi progressi in una crescita sostenuta dei consumi. L’aumento del risparmio segnala una maggiore cautela, alimentata dalle incertezze sullo scenario economico, fiscale e geopolitico.

Per i mercati finanziari, questa combinazione di redditi in crescita e consumi deboli rappresenta un equilibrio delicato: positivo per la stabilità macro, ma meno favorevole per quei settori che dipendono direttamente dalla domanda interna. Un equilibrio che continuerà a essere uno dei temi centrali anche nei prossimi trimestri.