EURO STATICO NONOSTANTE I MINISTRI DI EUROLANDIA

8 Maggio 2000, di Redazione Wall Street Italia

Nemmeno una dichiarazione di undici dei ministri finanziari europei riuniti a Bruxelles per il Consiglio Ecofin è riuscita a dare smalto all’euro, che si limita a oscillare appena sopra e appena sotto quota 0,90 contro il dollaro. Ora è a 0,89990.

“Condividiamo una preoccupazione comune sull’attuale livello di cambio dell’euro che non riflette i forti fondamentali economici della zona euro”: la dichiarazione è stata concordata fra il Consiglio euro, la Commissione e la Bce, Banca centrale europea.

Il mercato attendeva qualcosa del genere. Queste tre righe rappresentano una sorta di viatico per la Bce. Pur essendo un’istituzione che opera nella più rigorosa autonomia, la Banca centrale europea ha ora dalla sua anche il potere politico dei singoli governi che aderiscono alla moneta unica e che, sotto sotto, avevano finora salutato con favore sua debolezza per i risvolti positivi sulle esportazioni.

Ma a questi livelli, un cambio euro-dollaro come quello attuale ha poco senso e davvero non rispecchia i fondamentali del continente; a questo punto è a rischio l’intero impianto anti-inflazionistico e la stessa credibilità dell’unione monetaria.

Che l’euro debba risalire, dunque, è un principio condiviso dagli stessi governi. Giovedì si riunirà il board della Bce. Per ora tuttavia è difficile dire se i custodi della moneta unica decideranno di passare la mano in attesa della riunione, il 16 maggio, della Federal Reserve (il mercato sta già digerendo un’ipotesi di aumento dei tassi dello 0,50% e anzi si interroga su un nuovo ritocco a giugno); o se invece propenderà per un nuovo intervento sui tassi.

L’attesa di molti analisti è per una mossa sui mercati. con la vendita di dollari e l’acquisto di euro. C’è però chi lo esclude, segnalando il rischio di prosciugare le riserve.