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ETF: è crescita record. In Europa il 2026 sarà l’anno degli investitori retail

Gli asset globali investiti in ETF si avvicinano ai 22.000 miliardi di dollari. Una cifra monstre che apre le porte a sfide inedite: infrastrutture, capacità operativa ed execution determineranno sempre più quali strategie ed emittenti riusciranno effettivamente a crescere. È questa la conclusione principale del report “2026 Global ETF Outlook, From Wrapper to Backbone” di State Street Corporation.

Da strumento a infrastruttura

Dopo oltre un decennio di rapida espansione – si legge nel report –  gli ETF non fungono più soltanto da prodotti di investimento. Stanno invece diventando un ingranaggio fondamentale del funzionamento dei mercati, capace di influenzare le modalità con cui gli asset manager lanciano nuovi fondi, spostano gli asset, raggiungono gli investitori e gestiscono la liquidità tra le diverse regioni e asset class.

“La crescita degli ETF ha raggiunto un punto in cui le dimensioni cambiano le regole del gioco. Il mercato è ancora in espansione, ma il successo dipende sempre più dalla capacità delle società di operare su larga scala, gestire la complessità e garantire un’execution coerente in un contesto in cui gli ETF assumono un peso maggiore all’interno del sistema finanziario”, ha affermato Joerg Ambrosius, President of Investment Services di State Street.

Il 2025 come anno di conferma

Il report guarda anche al 2025, un anno che ha contribuito a chiarire cosa c’è dietro la corsa degli ETF. Con afflussi globali pari a circa 2,4 trilioni di dollari nel corso dell’anno – spiegano gli esperti –  gran parte del momentum è stato trainato dalle strategie attive, che hanno attirato oltre 600 miliardi di dollari, poiché gli investitori hanno fatto sempre più ricorso agli ETF per esposizioni nel reddito fisso, outcome-oriented e con gestione del rischio.

“L’alto grado di adattabilità del modello ETF è uno degli elementi più incoraggianti di questo strumento. Gli emittenti continuano a trovare nuovi modi per utilizzare gli ETF in tutte le asset class e geografie, e tale flessibilità apre opportunità che fino a pochi anni fa non esistevano”, ha affermato Jeff Sardinha, head of ETF Solutions, North America di State Street.

Europa: cresce la quota degli obbligazionari

Un capitolo a parte è dedicato al mercato europeo. Per il Vecchio Continente il 2025 è stato un anno record sotto molteplici profili. Gli ETF hanno celebrato il loro venticinquesimo anniversario con asset in gestione e afflussi ai massimi storici, mentre il numero di nuovi fondi lanciati ha superato ogni precedente. Il mercato degli ETP europei ha superato i 3.200 miliardi di dollari, con una crescita di circa il 42% rispetto alla fine del 2024.

Il report individua negli ETF attivi il principale tema di sviluppo per il 2026 in Europa. Pur rappresentando ancora soltanto il 3% degli asset totali in ETP europei, le strategie attive hanno registrato nel 2025 afflussi record superiori a 38 miliardi di dollari — pari a circa il 10% dei flussi complessivi — e oltre il 36% dei nuovi prodotti lanciati nell’anno presenta un orientamento attivo. Per la prima volta, i lanci di ETF attivi hanno superato quelli di ETF azionari passivi: un momento simbolicamente rilevante per un settore a lungo definito dalla replica degli indici. In linea con le dinamiche recenti, è plausibile attendersi che nel 2026 i lanci di ETF attivi superino complessivamente quelli dei prodotti passivi, segnando un ulteriore passo nel percorso di maturazione e diversificazione del settore. Già nei primi mesi del 2026, la quota di nuove quotazioni riconducibili a strategie attive risulta in ulteriore crescita rispetto al già significativo 40% osservato nei dodici mesi precedenti.

Se finora gli ETF attivi azionari hanno trainato la raccolta- mette in evidenza il report – anche il comparto obbligazionario sta mostrando segnali di forte sviluppo. Il credito corporate, il debito emergente e segmenti più specialistici come le obbligazioni convertibili e inflation-linked registrano espansioni rilevanti. Le stime indicano che nel 2026 il reddito fisso potrebbe superare il 40% sia in termini di nuovi lanci sia di flussi nell’universo attivo. L’implicazione strategica è netta: gli asset manager non considerano più gli ETF come una minaccia alla gestione attiva, bensì come il canale distributivo più scalabile per essa.

Sul versante macro, l’incertezza geopolitica e il contesto di tassi ancora elevati stanno orientando la domanda verso ETF obbligazionari a scadenza definita e breve duration. Gli investitori stanno inoltre ruotando in misura crescente verso i mercati azionari europei e non statunitensi, invertendo un lungo ciclo di predominanza americana. Il 2025 ha visto gli ETF focalizzati sulla difesa scalare le classifiche di performance e raccolta, mentre i metalli preziosi hanno trovato ampio favore.

Il retail diventa protagonista

Se gli ETF attivi rappresentano la principale storia lato prodotto, il 2026 si configura come l’anno degli investitori retail, in continuità con il forte slancio registrato nel biennio precedente. La vera novità strutturale del mercato europeo è proprio l’accelerazione di questa componente.
Il numero di investitori ETF in Europa è salito a 32,8 milioni nel 2025, rispetto ai 19,3 milioni del 2022: un incremento del 69% in soli tre anni. Gli ETF sono oggi detenuti dal 25% di tutti gli investitori europei e dal 10% della popolazione adulta. La crescita è stata più rapida tra i 25 e i 34 anni (+52%) e tra le donne (+60%), a conferma di un ampliamento strutturale e inclusivo della base di mercato.

Nel 2025, l’evoluzione del segmento retail europeo è stata caratterizzata da un’accelerazione dell’adozione su larga scala, da un progressivo ringiovanimento della base investitori e dall’affermazione degli ETF come strumenti di risparmio di lungo periodo. Euronext ha già segnalato un incremento del 26% nelle negoziazioni on-exchange nel primo trimestre del 2026, indicatore tradizionalmente considerato come termometro dell’adozione retail.

Sul piano regolamentare, il raggiungimento di un accordo politico in sede parlamentare europea su un aggiornato quadro per gli investimenti al dettaglio (RIS) punta a rafforzare la protezione dei risparmiatori e a stimolare la loro partecipazione ai mercati. Il RIS interviene esattamente sui problemi che gli ETF sono ben posizionati a risolvere: costi elevati, scarsa trasparenza, conflitti di interesse e prodotti complessi. Diversi paesi hanno già segnalato l’intenzione di adottare piani nazionali di investimento, e ci si attende che questo contribuisca a consolidare gli ETF come strategia d’investimento predefinita per tutti i risparmiatori retail.