E’ VERO CHE L’EURO E’ SCESO PER COLPA DELLA LIRA?

14 Maggio 2000, di Redazione Wall Street Italia

Così giovane, eppure così fragile. A due anni esatti dalla sua nascita l’Euro non riesce a contrastare il potere del dollaro e dello yen sul mercato degli scambi internazionali. Di chi è la colpa di questa fragilità?

Se lo domandano sempre più insistentemente a Bruxelles, così come a Strasburgo. Sono soprattutto i nostri vicini di casa, i francesi e i tedeschi, a dare segni di nervosismo.

E il presidente della Commissione europea, Romano Prodi, paga direttamente le conseguenze. Il motivo di tutto questo malessere è facilmente spiegabile.

Qualche tempo fa, lo stesso Prodi ne ha parlato nel corso di una cena informale. Alcuni colleghi francesi e tedeschi, avrebbe detto, senza fare nomi, l’ex presidente del Consiglio, ancora ci guardano con diffidenza per come l’Italia ha sanato i conti pubblici ed è riuscita a centrare i parametri di Maastricht, entrando così a far parte dei Paesi che avrebbero composto il paniere dell’Euro.

“Diffidenza” ha ripetuto amareggiato e con un filo di voce Prodi, guardando con la faccia fissa nel piatto. E pensare che proprio Chirac e Schroeder lo avevano sostenuto nella sua candidatura a Bruxelles, come a significare che oramai l’Italia era diventato a tutti gli effetti un interlocutore credibile e affidabile.

“Ma si sa – ha aggiunto – la stima personale dei capi di Stato e di governo è una cosa, la considerazione invece dei rappresentanti dei singoli Paesi è un’altra”.

Ecco quindi spiegato: la lira sarebbe la principale responsabile della caduta libera dell’Euro.

“Ma su Romano – interviene un tecnico fidato di Palazzo Chigi che ha affiancato Prodi nel ’96 – non puoi pensare seriamente che diano la colpa a te!”. “Forse a me no – replica secco l’ex premier – ma qualcuno mi ritiene responsabile per non essere intervenuto in maniera diplomatica ma decisiva nella politica monetaria italiana. Troppo rigida mi hanno detto”.

Qualche attimo di silenzio imbarazzato cala sulla tavolata di vecchi amici, ma poi Prodi rompe il silenzio. “Forse non hanno tutti i torti” aggiunge serio.

In fondo non era un segreto per nessuno che tra Prodi e il Governatore della Banca d’Italia non corresse buon sangue.

E anche se da Presidente del Consiglio non ha mai pubblicamente criticato le misure decise in Via Nazionale, Prodi, secondo i ben informati, sarebbe stato l’ispiratore di alcune dichiarazioni al vetriolo fatte all’indirizzo del Governatore da numerosi componenti dell’Ulivo.

“Non ha una mentalità europea” accusava gran parte della maggioranza al governo. “Ci sta mettendo i bastoni tra le ruote” dicevano a Palazzo Chigi nei giorni delicati e frenetici che hanno preceduto l’ingresso della lira nell’Euro.

Ma ora che tutto è passato; ora che da Palazzo Chigi ha traslocato per andare a Bruxelles, Prodi si toglie il sassolino dalla scarpa.

“Fazio – dice – ancora non si rassegna al fatto di essere diventato il direttore della filiale numero 11 della Banca centrale europea. Le decisioni non si prendono più a Roma ma a Francoforte”.

In pratica, manda a dire il presidente della Commissione Ue, se venissero confermate le voci sulle imminenti dimissioni di Duisemberg, non ci sarebbe nessuna chance per caldeggiare la candicatura di Fazio alla Bce. Uomo avvisato….