Dow Jones a 36.000?

8 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Non si ferma la corsa di Wall Street , con il Dow Jones che ha aggiornato i massimi storici. Gli indici hanno beneficiato del calo superiore alla stime relative alle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,2% a 14.329 punti, lo S&P500 lo 0,16% a 1.544 punti (ai massimi dal 31 ottobre 2007) e il Nasdaq Composite lo 0,3% a 3.232 punti.

A Wall Street si ricomincia a parlare (contrarian indicator?) della vecchia previsione super-toro di un Dow Jones a quota 36.000 (vedi articolo originale), lanciata nel 1999 di James Glasmann e Kevin Hassett nel loro libro “Dow 36,000” (vedi foto copertina qui a fianco).

Glassman, direttore esecutivo del George W. Bush Institute, ha scritto in un articolo pubblicato su Bloomberg che il target è raggiungibile; questo, nonostante i fondamentali economici che non giustificano un balzo di tale portata, tanto che il 59% degli americani crede che gli Stati Uniti si trovino già in una condizione di recessione e i redditi delle famiglie viaggino ai minimi in un decennio.

Ma Glassman sottolinea che, considerato che l’indice è balzato di ben +117% dai 6.547 del 9 marzo del 2009, “un altro balzo +117% in quattro anni lo porterebbe a essere scambiato a 31.022 punti, a un valore appena inferiore -16% rispetto a 36.000” del target del guru.

L’esperto ricorda che dal 1999 l’atteggiamento degli investitori verso i mercati è cambiato: “per prima cosa, gli investitori hanno provato maggiore paura guardando ai titoli azionari, non minore, come è confermato dal maggiore premio sul rischio, che è di fatto il ritorno che si richiede per detenere azioni rispetto ai bond”.

Continuando: “questi timori potrebbero essere perfettamente ragionevoli. Noi abbiamo scritto il libro prima dell’11 settembre, prima dello scoppio della bolla speculativa Internet, prima del crollo -38% di Wall Street nel 2008, e prima del “flash crash” del 2010 che ha portato il Dow Jones a scendere di 1.000 punti nell’arco di qualche minuto”. Per non parlare dello “tsunami che ha colpito il Giappone e la crisi dell’euro“.

Di fatto, “eventi senza precedenti da “cigno nero” stanno aumentando e il risultato è che i mercati stanno diventando più volatili”.

Glassman sottolinea che “i timori maggiori degli investitori sono scontati dalle valutazioni minori. Al momento, per esempio, il rapporto P/E forward (che si basa sulle stime sugli utili dei prossimi 12 mesi) dello S&P 500 è di circa 14. In altre parole, il rendimento sugli utili di un investimento in un azione è in media del 7% (1/14), a fronte di un tasso sui Treasuries a 10 anni che è di appena l’1,9%. Si tratta di una enorme differenza che ci porta, facendo riferimento alla storia, a concludere che i bond sono estremamente sopravvalutati, che i titoli sono eccezionalmente convenienti, o che gli investitori sono impauriti a morte per una buona ragione. Probabilmente i motivi sono tutti e tre”.

Occhio inoltre anche allo Standard&Poor’s, che sembra destinato a ripetere la storia.

Nel dettaglio dei sussidi di disoccupazione, quello che ha stupito in positivo è stata la media mobile delle ultime quattro settimane, che è calata la scorsa settimana ai minimi dal marzo del 2008. Tra gli investitori è pertanto aumentato l’ottimismo in merito alla pubblicazione del rapporto sul mercato del lavoro, che verrà pubblicato venerdi’.

“Iniziamo a vedere i primi segni di ripresa in quei settori finora più in crisi, lavoro e immobiliare prima di tutto. Ciò vuol dire che la politica espansiva della Fed sta finalmente cominciando a mostrare i suoi effetti positivi” ha detto a Bloomberg Robert Lutts di Money Management.

“Il quadro generale dell’occupazione negli Stati Uniti si è stabilizzato,” gli ha fatto eco Troy Logan, capo economista di Exton, società di servizi finanziari. “Siamo ancora ad un livello molto elevato di disoccupazione, ma il peggio sembra alle spalle”.

Meno brillanti i dati sulla produttività del quarto trimestre che è calata dell’-1,9% a fronte del -1,6% atteso dagli analisti.

Peggio del previsto il deficit commericiale nel mese di gennaio, salito a $44,4 miliardi.

Tra le singole storie di giornata, balzo di Facebook (+4,1%) dopo che la società ha presentato oggi il nuovo layout del suo News Feed. Time Warner corre dopo l’annuncio dello spin-off del suo business di riviste a fine anno. Bene anche Apache, favorito dalle indiscrezioni secondo cui il gruppo di petrolio e gas potrebbe vendere i suoi asset di trivellazione subacquea nel Golfo del Messico. Un discorso a parte merita PetSmart, che scivola dopo aver previsto di registrare utili e fatturato inferiori alle stime degli analisti nel 2013.

In ambito valutario, l’euro +0,39% a $1,3016; dollaro/yen +0,06% a JPY 94,12.

Quanto alle commodities, i futures sul petrolio+0,1,1% a $91,38 al barile, mentre quotazioni oro +0,37% a $1.580,80 l’oncia. Sul versante del reddito fisso, i rendimenti decennali dei Treasuries Usa sono in flessione di 1 punto base all’1,93%.