DALL’OCSE ALLARME SULLA COMPETITIVITA’ ITALIANA

6 Giugno 2000, di Redazione Wall Street Italia

L’inflazione continua a rappresentare un problema per la competitivita’ delle imprese nazionali, secondo l’ultimo rapporto pubblicato dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Bruxelles.

Queste le cifre in breve: il costo della vita calcolato sul parametro dei consumi delle famiglie, quest’anno sarà pari al 2,6% e scendera’ al 2,3% nel 2001.

Gli economisti dell’Ocse affermano che “un motivo di preoccupazione risiede nel differenziale tra i tassi di inflazione di fondo in Italia e quelli nell’area dell’euro, pari all’1%, che sta erodendo la competitivita’ di prezzo” italiana rispetto ai partner di Eurolandia. Un anno fa il differenziale era pari alla meta’. L’Ocse ritiene che ciò sia dovuto “non tanto a squilibri macroeconomici, quanto a distorsioni concorrenziali, nei settori protetti dell’economia italiana”.

In particolare nel rapporto si nota che per alcuni dei settori meno esposti alla concorrenza internazionale (è il caso per esempio dei servizi assicurativi e finanziari, degli alberghi e dei ristoranti) l’andamento dei prezzi in Italia e’ stato alqualnto diverso da quello prevalente nella maggior parte degli altri Paesi dell’area euro.

A parte l’inflazione importata a causa del rincaro del prezzo del greggio, le maggiori tensioni sul fronte del costo della vita sarebbero dunque state generate per lo più dai prezzi dei servizi. E’ inoltre scesa la produttività rispetto al costo del lavoro.

La “scarsa concorrenzialita'” di alcuni mercati, a dispetto dei processi di liberalizzazione e privatizzazione ormai avviati, denota l’esistenza di troppi vincoli per l’impianto produttivo italiano – la rete di imprese grandi e piccole che compongono il tessuto industriale del Paese.

Per quest’anno e il prossimo l’Ocse prevede un’inflazione (nel senso di deflattore del Pil, prodotto interno lordo) pari rispettivamente al 2,2% e al 2,2% in Italia e all’1,5% e all’1,9% in Eurolandia.

Per il Pil: rispettivamente al 2,9% e 3,1% contro un risultato in zona euro di 3,5% e 3,3%.

La disoccupazione (in percentuale sulla popolazione attiva): in Italia 11% e 10,5%; in Eurolandia 9,2% e 8,5%.

Le partite correnti (in percentuale rispetto al Pil): in Italia 1,6% e 2,2%; in Eurolandia 0,7% e 1,2%.

Il rapporto deficit-Pil: in Italia -1,5% e -1,1%; in Eurolandia -1% e -0,9%.