CRISI MERCATI: NESSUNA RISPOSTA DA G7 E FMI

16 Aprile 2000, di Redazione Wall Street Italia

Chi si aspettava una valutazione o una interpretazione sul crollo dei mercati della scorsa settimana è rimasto a dir poco deluso.

Il Fondo Monetario Internazionale e il G7 finananziario che si è svolto ieri a Washington non hanno dato una spiegazione, e nemmeno un’unica chiave di lettura su quanto e’ avvenuto – o sta avvenendo – sui mercati mondiali.

Rimane dunque l’incognita sul cosa avverrà domani nelle Borse.

In realtà gli organismi internazionali che gestiscono l’economia mondiale hanno scelto la strada della prudenza.

C’è una frase del Ministro Italiano del Tesoro Giuliano Amato che spiega il clima della riunione di Washington: “Non si può dire correte ai ripari, nè che che non sia successo nulla”.

La parola d’ordine è dunque “vigilare con prudenza”. Perchè qualsiasi parola in più o in meno può condizionare i mercati verso l’alto o verso il basso.

Come ha spiegato il Governatore della Banca d’Italia Fazio “c’e’ un dato positivo da non dimenticare: l’economia reale va bene, c’è il neo dell’inflazione, ma questa di solito si manifesta lentamente e quindi bisogna aspettare per capire.”

Aspettare non è certo una parola che piace ai mercati, è una parola della politica. Ma forse a Washington i Grandi non potevano sbilanciarsi oltre.

La politica del Presidente della Federal Reserve Alan Greenspan è stata infatti da mesi improntata alla prudenza. E anche ieri, nella sua relazione, non è arrivato ad una conclusione netta per quanto riguarda l’impennata dell’inflazione americana che venerdì ha provocato la caduta delle borse.

Per Greenspan – almeno a livello ufficiale – non ci sono ancora segnali di un’interpretazione univoca, anche perchè il rialzo dei prezzi potrebbe essere stato innescato dalla pressione della domanda con conseguente surriscaldamento dell’economia; ma potrebbe anche essersi trattato della ricostituzione dei margini di profitto e quindi di un balzo una tantum.

Ma quel che ha rassicurato i rappresentanti europei è che non c’è ancora un clima di panico.

I titoli tecnologici sono tornati ai prezzi di novembre ’99. E per gli esperti USA l’indice dei titoli high tech americani si scosta da quelli tradizionali della old economy meno di quanto sta avvenendo in Europa e in Giappone.

Il problema americano resta quello del risparmio delle famiglie, mentre in Europa sono ancora necessarie le riforme per aumentare la competitività.