Covid-19: ripresa difficile senza investimenti e riforma burocrazia

5 Giugno 2020, di Mariangela Tessa

Mentre l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19, seppure lentamente, sembra stia rientrando, gli imprenditori italiani guardano al futuro con sentimenti contrastanti: se da un lato sono consapevoli che la crisi non passerà velocemente e temono che possa dare il via a un’attività transazionale aggressiva, dall’altro vedono in essa un’opportunità di consolidamento e crescita dimensionale.

È quanto è emerso da un’indagine dei EY,  condotta su 2400 aziende a livello globale e 150 in Italia, diffusa ieri nel corso del Digital Talk “Italia Riparte”, un confronto tra interlocutori del mondo istituzionale, economico e imprenditoriale italiano sui possibili scenari per la ripartenza, la risposta italiana alla crisi e i modelli per la “nuova normalità”.

“È forte la percezione che le aziende di sistema siano sempre più consapevoli del proprio ruolo. Nel corso dell’emergenza hanno mostrato grande senso di responsabilità verso il mercato, il tessuto imprenditoriale e la comunità” – commenta Massimo Antonelli, CEO di EY in Italia e MED Regional Managing Partner. “Per mantenere questo sentimento bisogna però pensare al futuro già da ora, con una visione chiara della strategia di rilancio. Ed è per questo motivo che abbiamo riunito oggi allo stesso tavolo gli attori chiave del Paese”. Sulla strategia per la ripartenza, Antonelli ha poi aggiunto: “Bisogna ascoltare gli imprenditori. Il futuro della domanda è incerto, il sostegno al reddito è necessario per sostenere i consumi, ma per dare impulso alla ripresa e intervenire efficacemente sul PIL è necessario partire dagli investimenti in infrastrutture e snellire la burocrazia”.

In un quadro caratterizzato ancora da profonde incertezze, Mariana Mazzucato, Professoressa dell’University College di London, ha sottolineato:

“Il Covid-19 può aiutarci a ripensare il ruolo dello Stato rispetto ai problemi attuali. Stato e imprese devono instaurare un rapporto simbiotico, sulla base del quale gli investimenti statali fungano da catalizzatore per le imprese italiane verso i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. Lo Stato deve intervenire laddove le imprese non hanno la lungimiranza di investire, altrimenti in Italia non ci sarà mai la Silicon Valley”.

“La sfida per l’Italia è cogliere le opportunità offerte dalla svolta dell’UE dall’austerity a una politica orientata alla crescita. È necessario intraprendere con determinazione la via delle riforme strutturali, per favorire innovazione, digitalizzazione ed economia circolare nel nostro Paese, indirizzandolo in un percorso di crescita sostenibile, da un punto di vista sia ambientale sia sociale”  ha commentato Massimo D’Alema, Presidente della Fondazione Italianieuropei, nel corso del keynote speech.

Francesco Starace, CEO di Enel, ha aggiunto: “Rafforzare gli investimenti per ammodernare le infrastrutture è una leva fondamentale per rilanciare l’economia e creare valore sostenibile di lungo periodo. In Italia ci sono enormi spazi di miglioramento coerenti con la decarbonizzazione: efficientamento energetico del patrimonio immobiliare, rinnovabili ed elettrificazione dei consumi finali grazie agli investimenti in digitalizzazione. Accelerare in questa direzione permette di favorire una rapida ripresa economica e occupazionale, definendo al contempo il contesto in cui far crescere un rinnovato benessere, solidale e non contrapposto all’ambiente”.