Corte europea: imprese possono controllare chat del dipendente

13 Gennaio 2016, di Alberto Battaglia

ROMA (WSI) – I lavoratori dovranno prestare molta attenzione alle chat private intrattenute durante l’orario di lavoro: una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo ha, infatti, decretato come “non irragionevole” la verifica, da parte del datore di lavoro, del rispetto degli obblighi da parte del dipendente. Anche se questo implica il controllo della messaggistica privata.

Il caso esaminato dalla Corte riguarda un ingegnere romeno licenziato nel 2007 per essere stato scoperto ad utilizzare Yahoo! messenger per comunicazioni personali, con il fratello e la fidanzata. Una condotta che è costata il posto all’ingegnere, che aveva, in tal modo, violato la policy aziendale.

A nulla è servita la difesa del dipendente di fronte alla Corte europea, innanzi alla quale aveva chiamato in causa la tutela dell’inviolabilità della corrispondenza privata. Infatti, nella sentenza viene aggiunto che l’impresa aveva proceduto al controllo dei messaggi “nella convinzione che contenessero comunicazioni di lavoro”.

Pertanto la Corte ha approvato la decisione della magistratura romena, che aveva concesso la trascrizione dei messaggi dell’ingegnere affinché potesse essere portata nel processo; grazie ad essa, infatti, è stato dimostrato che l’ingegnere aveva usato “il computer della compagnia a scopo privato durante l’orario di lavoro”, ha deliberato la Corte.

Va aggiunto che l’identità delle persone coinvolte nelle conversazioni trascritte era stata protetta, per garantire un “equo bilanciamento”, com’è stato definito dalla Corte di Strasburgo, fra rispetto della privacy e interessi dell’impresa.

Questo precedente, perciò, farà giurisprudenza per tutti i paesi che hanno aderito alla Convenzione europea sui diritti dell’uomo, fra i quali figura anche l’Italia.

Fonte: Guardian