CABOTO OTTIMISTA DOPO STRETTA BCE SU TASSI

8 Giugno 2000, di Redazione Wall Street Italia

La decisione della Bce (Banca centrale europea) di aumentare dello 0,50% i tassi di riferimento e di passare al tasso variabile nelle operazioni di rifinanziamento dell’eurosistema, provocherà una serie di conseguenze sui mercati e tra i privati, nonostante il sistema bancario e azionario fossero preparati a una stretta monetaria da almeno un mese. (Vedi articolo WSI delle 9:40)

Wall Street Italia ha intervistato Alessandro Fugnoli, direttore dell’ufficio studi di Caboto holding, che ha ricordato come negli ultimi giorni ci si aspettasse un aumento dello 0,25%.

Cosa cambia adesso per gli investitori?

“Non molto direi, visto che le aspettative sul medio termine sono comunque per un rialzo dei tassi; aumentare dello 0,25% adesso e altrettanto fra un mese non è poi così diverso che operare in un’unica manovra. E poi così si crea meno confusione sul mercato”.

In che modo questa iniziativa e il rialzo dei tassi superiore al previsto possono essere correlati?

“Aumentare il costo del denaro crea sempre, diciamo così, della confusione; lasciar intendere, con un rialzo minimo, che ne seguirà un altro a breve, appesantisce il carico; passare dal tasso fisso a quello variabile in una situazione del genere avrebbe davvero peggiorato la situazione”.

Perché?

“Perché le banche avrebbero inevitabilmente cominciato a metabolizzare il rialzo dei tassi successivo, finendo cosi’ per aggravare gli squilibri fra la domanda e l’offerta di denaro. Evidentemente la Bce ha avuto paura di questo e ha deciso, parallelamente all’introduzione del tasso variabile, per una stretta unica e più consistente”.

Prevede qualche difficoltà tecnica per questo passaggio al tasso variabile?

“Sicuramente le banche dovranno affinare le specifiche professionalità. Per i Paesi di Eurolandia si tratta di una prima volta”.

Il presidente della Bce Wim Duisemberg, parlando in conferenza stampa, ha citato gli Stati Uniti come esempio di una situazione in cui alti tassi si coniugano bene a una potente crescita economica. Se la sente di fare un parallelismo tra Usa e Eurolandia?

“Ci sono fattori molto diversi, c’è una differente flessibilità dei fattori produttivi. In Europa il sistema è ancora piuttosto anchilosato”.

Alla razionalità di Fugnoli sembra opporsi però l’allarme crescente in molti settori produttivi, in Europa come in Italia. Gli industriali italiani sono preoccupati per la particolare situazione che caratterizza il nostro Paese rispetto ai partner della Uem. E per più di un motivo.

Primo: il nostro debito, al 115% in rapporto al prodotto interno lordo (Pil), è superiore alla media di Eurolandia, che è al 72%; ogni punto in più di aumento dei tassi comporta un onere aggiuntivo sul debito pari a 20 mila miliardi di lire in tre anni (una zavorra dello 0,3% sul Pil nei primi 12 mesi successivi al rialzo; e dello 0,5% in ognuno degli altri due anni).

Secondo: la nostra crescita economica, secondo i dati Eurostat, è al 2,9% contro il 5% della zona euro e non ha certo bisogno di ulteriori ostacoli.

Terzo motivo: a soffrire maggiormente, fa sapere la Confindustria, è il sistema delle piccole imprese che si finanzia per lo più a breve termine.

Tra coloro che risentono maggiormente dell’aumentano dei tassi c’e’ chi ha chiesto mutui a tasso variabile per l’acquisto della casa o per una ristrutturazione.

Sull’altro fronte se la ride chi ha depositi e conti correnti e tengono fermi i capitali: per loro l’aumento dei tassi porta remunerazioni più alte. Anche i titoli di Stato vivranno un momento migliore: diventando più redditizi, saranno più appetibili agli occhi degli investitori, e maggiormente competitivi rispetto ai Fondi o all’azionario. La verifica si avrà alla prossima asta, ma il mercato aveva anticipato la tendenza, come dimostrano i Bot annuali ora con un rendimento del 4%.